IAI
Sicurezza e difesa

La proposta dell’Italia contro la corsa agli armamenti nello spazio

1 Nov 2009 - Carlo Trezza - Carlo Trezza

La crescente dipendenza degli stati dallo spazio extra atmosferico è testimoniata, tra l’altro, dal massiccio utilizzo quotidiano di sistemi quali il Gps, i telefoni e le parabole satellitari. L’Italia si trova in una posizione di primo piano sia in ambito europeo che nazionale, non solo come utente, ma anche a livello di ricerca e produzione.

Interessanti sviluppi si rilevano sul piano regionale, con il coinvolgimento crescente della piccola e media impresa. La recente designazione di Napoli quale sede del Congresso della Federazione astronautica internazionale nel 2012, e la celebrazione in Sardegna di un’originale iniziativa denominata SpaceLand, ne sono le più recenti indicazioni.Ciò che è meno presente nella percezione comune, e che non è forse stato messo in sufficiente evidenza nelle celebrazioni del quarantesimo anniversario del primo sbarco sulla Luna, sono i crescenti rischi di collisioni tra satelliti e la conseguente proliferazione dei cosiddetti frammenti spaziali (space debris) che danneggiano i satelliti in orbita.

Corsa agli armamenti spaziali?
Poco si è parlato, invece, del rischio di una corsa agli armamenti nell’ambito spaziale, del fatto che lo spazio è in realtà gia militarizzato e che le prime attività spaziali, alla fine della seconda guerra mondiale, furono proprio di natura militare. In realtà gran parte degli oggetti spaziali attualmente in orbita sono di natura militare o a doppio uso (civile e militare).

La militarizzazione dello spazio non è proibita; in molti casi la sua interdizione non sarebbe neppure opportuna, poiché potrebbe avere effetti destabilizzanti sul piano strategico e della sicurezza. Basti pensare ai cosiddetti “national technical means of verification” previsti dai principali accordi strategici, basati tra l’altro su satelliti che consentono ad americani e russi di verificare l’effettiva riduzione degli armamenti. La presenza di tali assetti è così importante che le parti si sono impegnate a non distruggerli e a non interferire con le loro attività. Lo stesso vale per i satelliti che raccolgono intelligence, che osservano i lanci missilistici e che assicurano le comunicazioni militari: un satellite italiano, il Sicral 1B fu lanciato pochi mesi fa, e la sua funzione principale è il rafforzamento delle comunicazioni militari indispensabili anche per le operazioni di mantenimento della pace.

Diversa è invece la questione dell’introduzione nello spazio di armi offensive: la cosiddetta “weaponization”. In base al Trattato sugli usi pacifici dello spazio extra atmosferico del 1967 essa non è proibita. Sono vietate nello spazio solo le armi nucleari, chimiche e biologiche, ma non quelle convenzionali. Nonostante un regime internazionale alquanto permissivo, la comunità internazionale si è però mossa con grande cautela e non è ancora stato compiuto alcun passo irreversibile.

Il rischio maggiore è rappresentato oggi dalle armi anti-satellite capaci di distruggere o danneggiare oggetti spaziali in orbita. Sia americani sia russi le sperimentarono durante la guerra fredda, ma si attennero da allora una moratoria di fatto nello spiegamento di tali armamenti. Ambedue i paesi erano, infatti, coscienti dei rischi che avrebbero corso i loro preziosi ma vulnerabili assetti spaziali civili e militari qualora fossero stati esposti ad azioni ostili. Si correva in particolare il pericolo di aggravare il problema degli space debris il cui numero si sarebbe moltiplicato esponenzialmente. La moratoria tra russi e americani non impedì però alla Cina di sperimentare tale arma nel 2007, attraverso l’abbattimento di un proprio satellite. L’anno successivo gli americani, dopo averlo precedentemente notificato in campo internazionale, distrussero un proprio satellite che rischiava di precipitare sulla terra con il suo carico di materiale inquinante. Nel febbraio di quest’anno si è verificata, per la prima volta, una collisione tra un satellite russo ed uno americano. Ambedue i satelliti sono andati distrutti provocando numerosi detriti spaziali.

Nessuno uscirebbe vincitore da una corsa agli armamenti in questo campo poiché gran parte dei circa cinquanta paesi dotati oggi di capacità spaziali, le cosiddette space- faring nations, sarebbe in grado di lanciare degli ordigni anti-satellitari dalla Terra. Di più difficile realizzazione, e dai costi proibitivi, sarebbe invece il lancio di armamenti offensivi da piattaforme spaziali, uno scenario da “ guerre stellari”.

L’ambizione di un accordo internazionale preventivo
Un accordo internazionale di natura preventiva, contemplante una proibizione generale delle armi offensive nello spazio, sarebbe la soluzione idealmente più appropriata. Ogni anno l’Assemblea Generale dell’Onu approva a larga maggioranza una risoluzione in tal senso. Sono cinesi e russi i maggiori sostenitori di tale iniziativa; essi non sono però riusciti sinora a portarla su un tavolo negoziale internazionale.

Viste le difficoltà di realizzare un vero e proprio trattato e l’urgenza invece di fare qualche primo passo in avanti sulla strada di una disciplina internazionale, nel 2007 l’Italia propose un progetto in ambito europeo, forse meno ambizioso ma più facilmente realizzabile, di un “Codice di condotta internazionale sugli oggetti spaziali”. Dopo aver passato in rassegna i principali documenti internazionali ed aver constatato i perduranti rischi di collisioni, malintesi, interferenze e manovre pericolose nello spazio, gli esperti italiani misero a punto un testo volto a colmare le lacune riscontrate. Esse derivavano in buona parte dalla mancanza di una disciplina che si rivolgesse congiuntamente al settore civile e a quello militare.

L’iniziativa italiana del 2007 fu fatta propria dall’Unione europea ed adottata dal Consiglio europeo nel dicembre del 2008. L’offerta negoziale europea contiene specifiche misure sul controllo e mitigazione dei frammenti, sulla notifica preventiva delle attività nello spazio, sulla registrazione degli oggetti spaziali e prevede appositi meccanismi internazionali di consultazione. L’iniziativa ha suscitato l’interesse dei maggiori protagonisti nel campo spaziale, inclusi la Russia e gli Stati Uniti. È attualmente in atto un ampio processo di riesame della politica americana sulla sicurezza spaziale. Il progetto europeo di un Codice di Condotta potrebbe dunque costituire, al momento in cui i principali attori spaziali saranno pronti ad intavolare una trattativa, la base attorno alla quale costruire un nuovo consenso internazionale sullo spazio.