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Politica estera italiana

La diplomazia della dacia e il patto Berlusconi-Putin sull’energia

5 Nov 2009 - Serena Giusti - Serena Giusti

Il viaggio di fine ottobre di Silvio Berlusconi in Russia per incontrare Vladimir Putin ha suscitato polemiche e preoccupazioni. Il partito democratico ha chiesto al Presidente del Consiglio di riferire con urgenza al Parlamento “circa la natura, le finalità e gli esiti della sua visita della quale non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale”. Il governo ha risposto sottolineando la natura strettamente privata della visita, a cui non ha preso parte alcun membro dell’esecutivo. Si è però saputo che i due premier hanno affrontato questioni di high politics. Non si è trattato di diplomazia segreta: i temi al centro dell’attenzione sono stati infatti resi noti ed entrambi i leader hanno rappresentato i rispettivi interessi nazionali.

Il vertice della dacia sulle rive del lago Valdai, ripropone semmai la questione di un’eccessiva personalizzazione della politica, di una spiccata tendenza al pragmatismo ed utilitarismo nella gestione delle relazioni esterne e di una forte commistione fra interessi economici privati o para-statali e dello Stato in senso lato. Un incontro fra amici non contempla certamente la discussione di questioni sensibili come quella della libertà di stampa o del rispetto dei diritti umani. Del resto, la stessa amministrazione americana ha scelto di non impartire più lezioni alla leadership russa su democrazia e diritti umani. Il dialogo con la Russia su questi temi sarà relegato prevalentemente a fori intergovernativi.

Questioni energetiche in primo piano
Le questioni energetiche sono state al centro dell’incontro bilaterale a cui ha preso parte in videoconferenza anche il primo ministro della Repubblica turca Recep Tayyip Erdogan. I tre leader hanno concordato sull’accelerazione da imprimere alla realizzazione del gasdotto South Stream, il secondo grande gasdotto destinato a collegare direttamente l’Italia alla Russia, frutto dell’accordo tra Gazprom ed Eni, a cui dovrebbe unirsi anche la francese EdF.

Il tratto offshore di South Stream prevede l’attraversamento del Mar Nero dalla costa russa di Beregovaya (stesso punto di partenza del Blue Stream, gasdotto che attraversa invece la Turchia) a quella bulgara di Varna, in cui si biforcherà: un tratto andrebbe verso Nord Ovest (Romania, Ungheria, Repubblica ceca e Austria) e l’altro verso Sud Ovest (Grecia e Italia). A differenza del North Stream – il gasdotto offshore di 1200 chilometri che dovrebbe connettere la Russia alla Germania, attraverso il Mar Baltico – il South Stream attraverserà diversi paesi, ma non Ucraina e Bielorussia.

La seconda disputa del gas fra Mosca e Kiev e il pericolo paventato da Putin (novembre 2009) di nuove difficoltà per gli approvvigionamenti europei, qualora l’Ucraina non saldi rapidamente i pagamenti delle forniture di gas russo, hanno ulteriormente evidenziato i vantaggi del South Stream. Il gasdotto Nabucco, sostenuto invece da Unione Europea e Stati Uniti, dovrebbe costituire un nuovo corridoio di approvvigionamento di gas proveniente dalla zona del Caucaso, del Mar Caspio e, potenzialmente, del Medio Oriente per il rifornimento dell’Europa sudorientale attraverso la Turchia, evitando perciò Russia e Ucraina. Le società dei cinque paesi di transito (Austria, Bulgaria, Romania, Turchia e Ungheria) che sostengono Nabucco, alle quali si è aggiunta nel 2008 la società tedesca Rwe, sono tutte società di trasmissione e distribuzione. L’assenza di una società di produzione, il persistere del monopolio russo del gas del Caspio orientale, unito al divieto statunitense di sviluppare il gas iraniano, l’incertezza dei finanziamenti per la realizzazione del progetto e i contrastanti interessi nazionali degli stati membri Ue hanno finora ostacolato l’attuazione del progetto.

Berlusconi, Putin e Erdogan hanno anche esaminato il progetto relativo all’oleodotto Samsung-Ceyhan (nel quale è impegnata Eni e la società turca Celik Enerji) che dovrebbe collegare il Mar Nero turco con le coste del Mediterraneo, tagliando a metà – da Nord a Sud – la Turchia al fine di alleggerire il traffico delle petroliere con implicazioni positive per la sicurezza e la difesa dell’ambiente. È probabile che anche il Kazakistan prenda parte al progetto.

Un rapporto bilaterale strategico
A margine della ‘trilaterale’, Berlusconi e Putin hanno incontrato i vertici di alcune società russe coinvolte in progetti di partnership con aziende italiane, tra cui i rappresentanti di Sollers, che hanno da poco concluso accordi con Fiat nel settore dei trasporti e in particolare nella produzione e commercializzazione di automobili, veicoli commerciali e fuoristrada; i vertici di Kamaz, azienda russa che produce trattori e macchine agricole, anch’essa impegnata in una partnership con Cnh, azienda americana controllata da Fiat. Inoltre, l’amministratore delegato della società Sukhoi ha relazionato sui progressi della joint venture che vede impegnata la società russa con Alenia Aeronautica per la produzione di un nuovo jet per il trasporto regionale, il Superjet 100. Infine, il sindaco di San Pietroburgo, Valentina Matviyenko, ha proposto all’Italia di partecipare al rinnovo del parco tram della città.

I colloqui di Valdai hanno un alto valore strategico per l’industria italiana e per il rifornimento energetico dell’Europa. La Russia ha firmato recentemente due importanti accordi con la Cina: uno per la realizzazione del “ramo” russo-cinese dell’oleodotto Siberia orientale-Oceano Pacifico che è in via di costruzione ed è destinato a trasportare il greggio russo dalla regione di Irkutsk nella Siberia orientale verso Giappone e Sud Corea. Il ramo cinese dovrebbe raggiungere il grande centro petrolchimico e petrolifero di Daqing e avrà una capacità stimata di 15 milioni di tonnellate all’anno; l’altro riguarda l’avvio di una cooperazione fra Gazprom e la China National Petroleum Corporation per forniture di gas. Tali accordi hanno mostrato infine che Mosca è in grado di procurarsi clienti alternativi agli europei che perseverano nella differenziazione delle loro posizioni rispetto alla Russia e all’importazione delle sue risorse energetiche. In questa prospettiva, l’attivismo italiano contribuisce alla sicurezza energetica europea promuovendo al contempo gli interessi nazionali. La cooperazione fra Eni e Gazprom è sempre più trasversale e strategica: si estende ormai a paesi terzi, dalla Turchia alla Libia (si veda la possibilità di cedere ai russi una quota del giacimento petrolifero in Libia Elephant controllato in maniera paritetica dalla compagnia di stato libica Noc e dalla stessa Eni).

Se la visita di fine ottobre di Berlusconi in Russia può da una parte ragionevolmente porre interrogativi su una ‘peculiare’ condotta della politica estera italiana, dall’altra ha il merito di avere aperto importanti prospettive economiche e geostrategiche per il nostro paese. Inoltre è improbabile che la crescente sintonia con Mosca possa nuocere alle relazioni Roma-Washington, in considerazione della politica del “reset the button” introdotta dal presidente Barack Obama con la significativa decisione di riconfigurare i piani per lo scudo spaziale americano in Europa centrale, l’impegno sui negoziati per sostituire il Trattato per la riduzione delle armi strategiche e la cooperazione sui dossier caldi come Iran e Afghanistan.

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Vedi anche:

A. Marrone Nabucco e South Stream: complementari o in competizione?

A. Dai Pra La via dell’Ue al gas del Caspio

G. Macchia Un argine Turchia-Ue contro il monopolio russo dell’energia