IAI
Diritto internazionale umanitario in Africa

Se tra Etiopia e Eritrea non scoppia la pace

8 Ott 2009 - Gabriella Venturini - Gabriella Venturini

A più di un anno dal ritiro della missione delle Nazioni Unite dispiegata lungo il confine tra Eritrea e Etiopia, i rapporti tra i due paesi rimangono molto difficili. La recente emanazione, il 17 agosto scorso, di due lodi arbitrali definitivi sulla riparazione dei danni causati nel corso della guerra del 1998-2000, potrebbe tornare ad incendiare la situazione. I lodi sono stati emanati dalla Eritrea-Ethiopia Claims Commission, istituita dall’accordo di pace del 2000 insieme con la Commissione confinaria.

Una crisi complessa
A differenza di altre crisi internazionali in cui sono intervenute le Nazioni Unite, quella tra Eritrea ed Etiopia è stata caratterizzata da una scarsa collaborazione – quando non da una espressa contrapposizione – tra i due paesi, che ha costantemente messo a repentaglio i risultati faticosamente raggiunti dalla diplomazia internazionale. Non a caso, il lodo sulla delimitazione del confine emanato sette anni e mezzo fa dalla Eritrea-Ethiopia Boundary Commission, favorevole all’Eritrea ma respinto dall’Etiopia, fino ad oggi è rimasto lettera morta. Del tutto carente è risultata, inoltre, la collaborazione tra Nazioni Unite e l’Organizzazione per l’Unità Africana (oggi Unione Africana), anche perché quest’ultima ha scelto di non svolgere un ruolo di alto profilo in questo specifico conflitto, per ragioni di carattere diplomatico e organizzativo.

Più vitale si è rivelato il meccanismo di regolamento delle pretese risarcitorie dei due stati in merito alla responsabilità per violazione del diritto internazionale umanitario, del diritto diplomatico e della disciplina dell’uso della forza. L’accertamento della responsabilità statale ha un effetto diretto sull’immagine dello stato e ne mette in evidenza il ruolo, sia nei confronti dei propri organi, sia degli altri membri della comunità internazionale.

A partire dal luglio 2003, la Claims Commission ha emanato un nutrito numero di decisioni sui ricorsi presentati dalle due parti relativamente a una varietà di argomenti: dal trattamento e scambio dei prigionieri di guerra al bombardamento aereo, dal trattamento dei civili all’occupazione bellica, dalle questioni di diritto diplomatico alla disciplina dei rapporti economici durante bello (ivi compreso il trattamento della proprietà pubblica e privata). Decisioni destinate a influire sull’interpretazione e, forse, anche sullo sviluppo di numerosi aspetti del diritto internazionale, in particolare del diritto internazionale umanitario dei conflitti armati.

Colpe e meriti
Questa ricca giurisprudenza è stata esaminata in chiave critica nell’ambito di una ricerca realizzata dall’Università degli Studi di Milano e dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, i cui risultati sono contenuti nel volume The 1998-2000 War Between Eritrea and Ethiopia. An International Legal Perspective, a cura di Andrea de Guttry, Harry Post e Gabriella Venturini (Tmc Asser Press/Cambridge University Press, 2009) presentato recentemente allo IAI alla presenza degli autori.

La ricerca ha preso in esame i considerevoli elementi di novità sullo stato e lo sviluppo del diritto internazionale in relazione ad un ampio ventaglio di questioni rispetto alle quali, finora, la discussione e l’esame nella letteratura accademica erano state piuttosto limitate. La Claims Commission ha privilegiato la rapidità nella valutazione della responsabilità degli Stati, rispetto all’analisi degli elementi della responsabilità stessa. Ne è risultata una giurisprudenza discontinua, in alcuni casi restrittiva, in altri favorevole a un’ampia tutela delle vittime. Richiedendo che le violazioni fossero frequenti, gravi e diffuse per dare luogo a risarcimento, la Commissione non ha contribuito allo sviluppo della responsabilità internazionale per violazione del diritto umanitario dei conflitti armati. Inoltre, la Commissione ha fornito un’interpretazione assai ampia della nozione di “obiettivo militare”, che di fatto consente un’eccessiva discrezionalità ai belligeranti; del tutto insufficiente è stata la considerazione della prassi internazionale a sostegno di tale interpretazione.

D’altra parte, diversi sono gli aspetti positivi della giurisprudenza della Claims Commission. Anzitutto, è significativo il fatto che controversie relative a violazioni del diritto internazionale umanitario siano state sottoposte al giudizio di un organo arbitrale internazionale, il che non è affatto frequente nella prassi. Inoltre, la Commissione ha affermato la natura consuetudinaria di diverse disposizioni del primo Protocollo del 1977, aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1949, contribuendo così all’interpretazione e allo sviluppo progressivo del diritto internazionale umanitario. Infine, la consapevolezza che le azioni degli organi militari possono essere sottoposte al giudizio di un organo arbitrale internazionale potrà indurre gli Stati a rispettare e far rispettare i precetti del diritto dei conflitti armati, attraverso un addestramento più accurato e una più efficace disciplina delle proprie forze armate.

Uso della forza e legittima difesa
Nel volume sul conflitto fra Eritrea ed Etiopia in una prospettiva giuridica internazionale, è inoltre analizzata approfonditamente l’importante decisione della Claims Commission del 19 dicembre 2005, che ha attribuito all’Eritrea la responsabilità della violazione del divieto di minaccia e di uso della forza in virtù dell’attacco armato sferrato nei confronti dell’Etiopia nel 1998. Tale decisione, peraltro, presenta una scarsa articolazione rispetto alla definizione di “attacco armato” e alla nozione di legittima difesa nel diritto internazionale vigente. In particolare, la Commissione non ha menzionato i requisiti di necessità, proporzionalità e immediatezza della legittima difesa, limitandosi ad accertare che l’Eritrea non aveva subito un attacco armato da parte dell’Etiopia né aveva notificato al Consiglio di sicurezza un’azione di risposta in legittima difesa. Pertanto, la decisione della Commissione non apporta notevoli elementi di approfondimento della disciplina internazionale dell’uso della forza.

Proprio in virtù di questa decisione, peraltro, i lodi del 17 agosto 2009 risultano sbilanciati a favore dell’Etiopia, la quale si è vista riconoscere 174 milioni di dollari dei quali approssimativamente la metà sono attribuibili alle conseguenze della violazione del divieto dell’uso della forza da parte dell’Eritrea; 161.500 milioni di dollari sono invece stati riconosciuti all’Eritrea, per le sole violazioni del diritto dei conflitti armati e del diritto diplomatico compiute dall’Etiopia. Nella presente situazione, a causa dell’opposizione dell’Etiopia, il confine non ha potuto essere effettivamente demarcato in conformità con la decisione della Boundary Commission del 2002, che ha assegnato all’Eritrea l’area nella quale si è verificato l’attacco iniziale contro l’Etiopia, a causa del quale l’Eritrea è stata condannata al risarcimento dei maggiori danni. Nonostante l’appello alla buona fede delle due parti, espresso dalla Claims Commission, sembra difficile prevedere una celere esecuzione dei due lodi del 17 agosto.

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Vedi anche:

S. Cera: Luce alla fine del tunnel in Darfur?

R. Fabiani: Al-Qaeda in Nord Africa fra propaganda e realtà