IAI
La nuova direttiva europea

Un passo avanti verso l’integrazione del mercato europeo della difesa

1 Set 2009 - Michele Nones - Michele Nones

È scattata in tutti gli Stati membri dell’Unione la corsa contro il tempo per recepire nelle normative nazionali la Direttiva europea sugli appalti pubblici nel settore della difesa e della sicurezza pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee del 20 agosto. Entro due anni l’acquisto di equipaggiamenti militari o destinati alla sicurezza (questi ultimi limitatamente ai casi in cui vi sono informazioni non divulgabili) dovrà avvenire con procedure omogenee e trasparenti. Seppure con le necessarie cautele il mercato europeo favorirà una maggiore competizione fra le imprese e limiterà la pratica del sostegno statale, più o meno mascherato, che ancora oggi caratterizza molti mercati nazionali.

Vincoli molto stretti per assicurare la necessaria omogeneità
Essendo una direttiva molto dettagliata e articolata (79 punti di premessa, 75 articoli con innumerevoli commi, 8 allegati), il recepimento a livello nazionale dovrà avvenire sulla base di vincoli molto stretti e avrà pertanto un adeguato livello di omogeneità fra i 27 paesi europei.

Gran parte delle acquisizioni dirette delle Forze Armate ricadrà sotto questa nuova normativa, riducendo drasticamente l’utilizzo, peraltro limitato, della Direttiva sugli appalti pubblici che resterà come riferimento per gli acquisti di prodotti civili (come è, peraltro, nella sua natura). Continueranno, invece, ad essere gestiti in modo autonomo i programmi internazionali di cooperazione sia a livello europeo sia transatlantico (gestiti dalle agenzie Occar, Eda e Nato).

Il quadro europeo è completato dalla precedente Comunicazione interpretativa della Commissione europea sui criteri di utilizzo delle deroghe consentite dall’articolo 296 del Trattato istitutivo della Comunità europea, pubblicata nel dicembre 2006 e recentemente recepita in una specifica Direttiva del Presidente del Consiglio. In questi ultimi cinquant’anni gli Stati membri vi hanno fatto ampio ricorso, di fatto escludendo il settore militare dal mercato unico europeo.

Un mercato integrato per affrontare la sfida della competizione globale
La nuova legislazione europea scaturisce anche dai ripetuti interventi sanzionatori della Corte di Giustizia europea, ma, soprattutto, della diffusa consapevolezza che solo un mercato europeo integrato può consentire alle imprese europee di rafforzarsi e affrontare la sfida della competizione globale. I mercati nazionali europei, anche quelli più grandi, sono ormai insufficienti per consentire ai grandi gruppi transnazionali di svilupparsi e di razionalizzare le loro capacità produttive e tecnologiche. A questo obiettivo devono, però, puntare nel loro stesso interesse e in quello delle Forze Armate europee, loro principali clienti. Un’Europa della difesa senza una sua base tecnologica e industriale, semplicemente non può esistere. Per questo bisogna salvaguardare strategicamente il settore dell’aerospazio, sicurezza e difesa.

Il problema è che, fino ad ora, lo hanno fatto solo alcuni grandi paesi (e limitatamente l’Italia). In futuro bisognerà integrare questo impegno nazionale in un comune impegno europeo. Sarà un processo lungo e richiederà, insieme, coraggio e prudenza, ma soprattutto adeguate risorse.

Un vero mercato europeo non si raggiungerà solo grazie a misure regolamentari, ma richiederà la crescita di una dimensione europea della domanda. Oggi la vera sfida europea si sposta su due fronti: la capacità delle Forze Armate di esprimere requisiti comuni, legati alle loro vere esigenze e non a logiche “protezionistiche”, e la capacità dei governi e delle istituzioni europee di operare coerentemente su più livelli:
– mantenere gli impegni nazionali nel campo della ricerca in modo da assicurare la continuità della crescita tecnologica;
– assegnare maggiori risorse a nuovi programmi di ricerca e sviluppo europei, anche utilizzando fondi europei oggi troppo spesso impiegati in logiche “assistenzialistiche” a favore di settori economici non competitivi (soprattutto l’agricoltura);
– assicurare un adeguato volume di risorse per favorire l’ammodernamento degli equipaggiamenti europei e dare il necessario sbocco alle attività di ricerca e sviluppo.

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