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Sicurezza energetica

Nabucco e South Stream: complementari o in competizione?

10 Ago 2009 - Alessandro Marrone - Alessandro Marrone

Il gasdotto Nabucco, che dovrebbe trasportare gas dal Mar Caspio e dal Medioriente in Europa, passando per la Turchia, ha compiuto di recente un importante passo avanti con l’accordo sul quadro legale del progetto tra i paesi che vi partecipano. L’accordo, firmato ad Ankara da Austria, Bulgaria, Romania, Turchia e Ungheria, prevede la realizzazione del gasdotto entro il 2014. Una volta completato, Nabucco, che avrà una lunghezza di 3.300 chilometri, dovrebbe trasportare annualmente 31 miliardi di metri cubi di gas verso l’hub energetico austriaco di Baumgarten, soddisfacendo in questo modo il 5-10% della domanda di gas europea. A livello industriale, il progetto è gestito dal consorzio Nabucco International Company, che comprende la compagnia tedesca Rwe, l’austriaca Omv, l’ungherese Mol, la romena Transgaz, la bulgara Bulgaraz, e la turca Botas. Queste compagnie avranno un’opzione del 50% sul gas trasportato dal Nabucco; la restante metà sarà venduta sul mercato dell’Ue.

Importanza dell’accordo di Ankara
L’accordo firmato ad Ankara riveste una certa importanza nello sviluppo del progetto Nabucco per almeno quatto motivi. In primo luogo, perché stabilisce il quadro giuridico comune per i paesi che ospiteranno il gasdotto, compiendo così un passo indispensabile per avviare i cantieri. In secondo luogo, perché sancisce un accordo con la Turchia, il cui rapporto con il progetto Nabucco ha ovviamente risentito dell’andamento altalenante dei negoziati per l’adesione dell’Ue. L’accordo siglato prevede l’applicazione della normativa comunitaria all’interno del territorio dell’Unione, e uno “specifico regime in linea con il contesto giuridico turco” per la Turchia. Rimane tuttavia irrisolto il nodo della richiesta di Ankara di comprare il 15% del gas trasportato dal Nabucco. Ciò comporterebbe alcune complicazioni giuridiche e politiche, perché la Turchia dovrebbe uniformarsi alle regole comunitarie sul mercato energetico, pur non essendo membro dell’Unione.

In terzo luogo, l’accordo dimostra l’impegno delle istituzioni Ue sul fronte della sicurezza energetica dell’Europa. Bruxelles sembra pronta a fare la sua parte nel progetto Nabucco con un finanziamento di 200 milioni di euro, stanziati nel contesto del fondo anti-crisi di 5 miliardi di euro per sostenere progetti energetici in grado di passare alla fase operativa, e quindi sostenere l’economia e l’occupazione europea, entro il 2010.

Infine, l’accordo segna un punto importante anche sul fronte delle forniture energetiche che dovranno transitare nel gasdotto una volta realizzato. Infatti, alla fornitura di gas prevista dall’Azerbaigian si sommerebbe un’ingente fornitura dall’Iraq se il processo di stabilizzazione avviato negli ultimi due anni si consoliderà. Il primo ministro iracheno Al-Maliki, presente all’incontro di Ankara come osservatore, si è impegnato infatti a fornire 15 milioni di metri cubi di gas l’anno, ovvero la metà della portata del gasdotto. Si apre così un’opportunità che, quando il progetto Nabucco fu concepito, era impensabile – in Iraq era ancora al potere Saddam Hussein – e che può fare da battistrada per l’afflusso delle risorse energetiche del Medioriente verso il mercato europeo.

Tra influenza russa e ambiguità tedesche
Il progetto Nabucco si inserisce nel più complesso quadro energetico e geopolitico che tocca il cuore del rapporto tra l’Ue e la Russia. Il 25% del gas utilizzato dall’Unione proviene dalla Russia, e già per due volte diversi paesi europei hanno sofferto interruzioni e riduzioni delle forniture di gas russo: nel 2006 e del 2009, quando Russia e Ucraina si sono scontrate su prezzi e pagamenti del cosiddetto “oro blu”. Anche a causa di queste crisi delle forniture di gas, negli ultimi anni diversi paesi dell’Ue hanno cercato, in modo unilaterale o coordinato, di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico.

Nell’ottobre 2006 Russia e Germania hanno firmato un accordo per la pipeline Nord Stream, che dovrebbe collegare direttamente i due paesi attraverso il Mar Baltico (i lavori di costruzione dovrebbero cominciare entro la fine di quest’anno). Nel 2007, ancora Mosca ha firmato un accordo con Bulgaria e Grecia per l’oleodotto Burgas-Alexandroupolis. Nel maggio 2009 la pipeline South Stream, del cui consorzio fa parte anche l’Eni, ha compiuto significativi passi in avanti grazie agli accordi tra Russia, Italia, Grecia, Bulgaria, Serbia e Slovenia per realizzare un gasdotto che attraverso il Mar Nero colleghi la rete russa ai Balcani ed eventualmente l’Italia. Più recentemente (6 agosto) il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan e quello russo Vladimir Putin hanno firmato un accordo bilaterale del South Stream (ai colloqui era presente anche il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi). Nel 2009 infine dovrebbe essere completata la pipeline Medgaz che collega l’Algeria alla Spagna.

Molti osservatori considerano i progetti South Stream e Nabucco come rivali, e sottolineano come il primo perpetui la dipendenza europea dalle forniture russe mentre il secondo apra una fonte di approvvigionamento alternativa nel Caspio, e, stando agli ultimi sviluppi, eventualmente anche in Iraq. Il quadro è però ulteriormente complicato dal fatto che la società che gestisce l’hub austriaco di Baumarten, dove sia il Nabucco che il South Stream si allaccerebbero alla rete energetica europea, è una joint venture controllata al 50% dalla società russa Gazprom, a sua volta controllata dal Cremlino. D’altra parte, non solo la Commissione europea, ma lo stesso Putin hanno ribadito che Nabucco e South Stream non sono in competizione. Né si possono escludere ulteriori sviluppi. Basti pensare che in seguito al recente cambio di governo a Sofia, la Bulgaria sembra stia riconsiderando la propria adesione al South Stream, cosa che desta non poche preoccupazioni nel governo russo che perderebbe il punto di approdo del gasdotto da stendere sul fondo del Mar Nero.

Verso un maggior coordinamento europeo?
Al tempo stesso, si profila un maggiore coordinamento europeo sul fronte energetico: il Consiglio dei Ministri dell’Ue ha approvato una lista di 47 progetti, finanziati con fondi comunitari per 4 miliardi di euro, che includono la costruzione di infrastrutture per lo sfruttamento del gas, dell’elettricità, del vento e del carbone.

Nel complesso, sembra che i paesi europei si stiano lentamente muovendo verso una diversificazione della fonti energetiche che riduca la dipendenza da singoli paesi produttori. In questo quadro, non è strano trovare industrie tedesche impegnate contemporaneamente in due progetti diversi come il Nord Stream e il Nabucco, il primo in collaborazione con la Russia e il secondo avversato da Mosca. Infatti, ogni governo dell’Unione sembra avere come priorità la tutela del proprio fabbisogno energetico e dei propri consumatori, e solo in seconda battuta si pone l’obiettivo di costruire un mercato energetico europeo integrato e solido. In alcuni casi questi due obiettivi coincidono, in altri casi interesse nazionale ed interesse europeo non sono perfettamente sovrapponibili Trovare un equilibrio soddisfacente risulta sempre meno scontato.

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Vedi anche:

G. Macchia Un argine Turchia-Ue contro il monopolio russo dell’energia