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Energia

La via dell’Ue al gas del Caspio

19 Ago 2009 - Antonio Dai Pra - Antonio Dai Pra

Il costante aumento della domanda di gas nell’Ue e le ripetute crisi russo-ucraine degli ultimi anni hanno spinto la Commissione europea ad elaborare un progetto per la costituzione di un consorzio di imprese europee, il Caspian Gas Development Corporation (Cdc), per l’acquisto del gas dalla regione del Mar Caspio.

Fin dalla prima metà degli anni novanta la regione del Caspio ha attirato l’attenzione dei principali gruppi energetici mondiali, che hanno fatto notevoli investimenti nelle repubbliche centroasiatiche – gli “Stan States” – per sviluppare la produzione prima del petrolio e successivamente del gas. Si stima che la regione, senza considerare Russia e Iran, detenga il 3,3% delle riserve mondiali di gas ed il 3,8% di quelle petrolifere. Sebbene finora i maggiori investimenti siano stati effettuati in Azerbajian e Kazakhistan, il Paese con le maggiori potenzialità per il gas risulta essere il Turkmenistan. Infatti il governo di Ashgabat, pur detenendo l’1,5% delle riserve mondiali di gas, fino al 2007 non aveva avviato progetti per la piena utilizzazione delle proprie risorse, lasciando molti giacimenti inesplorati. Tale approccio è stato in parte superato dagli accordi sulla fornitura di gas siglati nel corso degli ultimi due anni con Russia (50 miliardi di metri cubi di gas) e Cina (30-40 miliardi di metri cubi).

Struttura ed obiettivi del consorzio europeo
L’obiettivo primario del consorzio consiste nell’aggregazione di più compagnie europee interessate all’acquisto di gas estratto o nel Caspio o in Russia, ma da produttori indipendenti, con lo scopo di rivenderlo all’interno dell’Ue. Quest’ultima potrà così avere a disposizione un maggior quantitativo di gas e allo stesso tempo differenziare le proprie fonti di approvvigionamento.

Il Cdc non potrà avere l’esclusiva sull’acquisto del gas dalla regione del Caspio e dovrà essere indipendente rispetto ai progetti di gasdotti quali Itgi-Poseidon, Nabucco, Tap e White Stream, che collegheranno la regione con l’Ue. Tuttavia la Commissione sembra orientata a permettere al Cdc, qualora lo ritenesse necessario, di investire anche nelle infrastrutture di trasporto del gas, ma nei soli paesi produttori.

Il progetto prevede che il Cdc si impegni a stipulare contratti con i paesi produttori per l’acquisto di quantitativi di gas sufficienti a finanziare l’esplorazione di nuovi giacimenti nell’area. Inoltre dovrà garantire l’approvvigionamento nel lungo periodo da tali paesi, al fine di permettere il finanziamento e lo sviluppo delle reti di trasporto e di stoccaggio del gas.

L’assetto societario dovrebbe consistere in un consorzio costituito da massimo 4-5 imprese. Sebbene la Commissione sia propensa a vietare la partecipazione alle compagnie di gas i cui investimenti nell’area superano una determinata soglia ancora da definire, non sono previsti dei veri e propri limiti riguardo alla tipologia di imprese che possono essere coinvolte (banche di investimento, compagnie energetiche, istituzioni finanziarie internazionali, etc.).

I sospetti della Russia e le ambizioni della Turchia
La Russia considera la costituzione di questo consorzio come una manovra per diminuire il ruolo di Gazprom, il suo monopolista del gas, nel mercato europeo, e come una minaccia ai propri interessi nell’area. La Russia è infatti il primo fornitore di gas dell’Ue, nonché il maggiore acquirente del gas estratto nel Caspio. Grazie alla recente acquisizione della compagnia petrolifera serba Nis, Gazprom ha peraltro ottenuto l’accesso ai principali mercati del gas dell’ex-Jugoslavia, gettando le basi per un futuro controllo anche del più ampio mercato dell’Europa sudorientale. Ciò non preclude la realizzazione del corridoio meridionale del gas (southern gas corridor), un insieme di infrastrutture di trasporto del gas dal Caspio all’Ue ritenute prioritarie dalla Commissione per il completamento del mercato europeo, ma potrebbe diminuirne l’importanza.

Un ruolo centrale sarà ricoperto dalla Turchia, sul cui territorio dovrebbe transitare il gas estratto nel Caspio e successivamente importato nell’Ue. La Turchia non accetta di essere solo un paese di transito: mira a divenire un hub regionale tramite l’acquisto diretto del gas dai paesi produttori e la successiva rivendita ai paesi Ue. La domanda di gas in Turchia sta crescendo a ritmi elevati ed è probabile che il gas avrà un ruolo sempre più importante nel mix energetico del paese. I difficili rapporti della Turchia con l’Azebaijan sono però un ostacolo non da poco. Il governo di Baku ha infatti dichiarato di non essere disposto a vendere gas al Cdc proprio a causa dei problemi diplomatici con la Turchia, lasciando comunque aperta la possibilità di far transitare sul proprio territorio il gas estratto negli altri paesi dell’area e venduto all’Ue.

Dubbi sulla realizzabilità del progetto
Un ulteriore problema è rappresentato dai quantitativi di gas che le compagnie europee del Cdc sarebbero interessate ad acquistare dai paesi dell’area. Infatti molti analisti ritengono che tali quantitativi siano insufficienti per convincere i paesi del Caspio ad invertire la rotta delle proprie esportazioni di gas dalla Russia e dalla Cina verso l’Ue. Attualmente l’88% del gas estratto in Kazakhistan, Uzbekistan e Turkmenistan (il Paese con il maggior numero di riserve di gas inesplorate) è esportato in Russia, mentre, come si è detto, la Cina a breve inizierà ad importare 30-40 miliardi di metri cubi di gas dal Turkmenistan.

Inoltre molti funzionari della Commissione europea si mostrano scettici per quanto riguarda il rispetto della legislazione anti-trust da parte del consorzio. Il Cdc potrebbe aumentare la quantità di gas importato in Europa e facilitare l’accesso degli operatori a nuove forniture di gas, ma alcuni funzionari sottolineano che il consorzio potrebbe inficiare la competizione sul mercato europeo: potrebbe determinarsi un abuso di posizione dominante che violerebbe la normativa anti-trust.

Contrari alla costituzione di tale consorzio sarebbero anche i principali gruppi energetici, europei e non. La Cdc non avrebbe l’esclusiva sul gas del Caspio, ma i principali gruppi mondiali attivi nell’area preferiscono, in ogni caso, avere a che fare con una pluralità di possibili acquirenti piuttosto che con uno solo, che avrebbe un maggiore potere contrattuale. Alcuni gruppi energetici stanno quindi considerando la possibilità di esportare il gas prodotto nell’area non ai paesi Ue, ma a quelli del Medioriente bisognosi di gas, o a quelli dell’Estremo Oriente.

Sei mesi decisivi
La realizzazione del Cdc potrebbe aumentare la sicurezza energetica dell’Ue, favorendo l’importazione di gas in Europa. Il Commissario europeo all’energia Andris Piebalgs si è sempre detto convinto della fattibilità del progetto. Tuttavia gli ostacoli alla sua costituzione sono tutt’altro che trascurabili. Da un lato gli aspetti geopolitici (l’irritazione della Russia e i problemi diplomatici fra Turchia e Azebaijan) e dall’altro le questioni meramente tecniche (il rispetto della legislazione anti-trust e gli scarsi quantitativi di gas che il Cds potrebbe acquistare) sollevano seri dubbi sull’effettiva realizzabilità del progetto. I prossimi mesi saranno cruciali. I negoziati russo-ucraini per i pagamenti delle forniture di gas, l’attivismo cinese e russo per strappare nuovi contratti di fornitura di gas, le velleità turche di divenire un hub energetico regionale: tutto sembra indicare che l’Ue ha al massimo sei mesi per decidere se realizzare o meno il consorzio.

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Vedi anche:

A. Marrone: Nabucco e South Stream: complementari o in competizione?

G. Macchia: Un argine Turchia-Ue contro il monopolio russo dell’energia