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Rapporti Usa - Russia

In vista del vertice Obama-Medvedev la Russia rilancia il multipolarismo

2 Lug 2009 - Serena Giusti - Serena Giusti

L’imminente visita ufficiale del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama in Russia e’ stata preceduta da un crescente attivismo di Mosca sulla scena internazionale. In particolare, il Cremlino ha intrapreso una serie di iniziative volte al rafforzamento del ruolo regionale della Russia che rispondono alla visione di un sistema internazionale basato sul principio della multipolarità. Mosca rivendica infatti il diritto di consolidare attorno a sé uno dei poli del nuovo ordine delle relazioni internazionali in nome di un definitivo superamento dell’unipolarismo. Nella visione russa ciascun polo si differenzierà per collocazione geografica e per le risorse di potere (economia, riserve energetiche, forza militare) su cui potrà fare affidamento e risponderà a interessi e obiettivi peculiari. I poli potranno cooperare, ma non interferire fra loro perché ciascuno avrà proprie regole e criteri di comportamento.

Il polo che vede al centro la Russia è costituito dallo spazio post-sovietico, attualmente oggetto di una crescente competizione con attori ‘esterni’, che Mosca considera degli intrusi: Stati Uniti (piano per estendere la Nato, sostegno alla ‘rivoluzione delle rose’ in Georgia e in quella ‘arancione’ in Ucraina, progetto di scudo antimissile in Repubblica Ceca e Polonia); Ue (Politica europea di vicinato con il rafforzamento della dimensione orientale, accordo Ue-Ucraina per modernizzare la rete dei gasdotti, piano per la costruzione del gasdotto Nabucco che punta a fornire l’Europa sudorientale attraverso la Turchia, scavalcando perciò Russia e Ucraina); e addirittura Cina (diverse iniziative per creare una sfera di influenza in Asia Centrale, compreso il recente stanziamento di un fondo di 10 miliardi per sostenere i paesi più colpiti dalla crisi finanziaria come Turkmenistan e Kazakistan).

L’abbandono dei negoziati Omc
In questo quadro di crescente attivismo l’atto più sorprendente è l’annuncio da parte del primo ministro russo Vladimir Putin (16 giugno) dell’interruzione, dopo sedici anni di trattative, dei negoziati per l’adesione all’Organizzazione mondiale per il commercio (Omc). Mosca li riprenderà, insieme a Bielorussia e Kazakistan, con cui sta creando un’unione doganale (dovrebbe entrare in funzione dal 1° gennaio 2010). Sebbene il peso della Federazione russa nell’interscambio internazionale sia significativo – contribuisce per circa il 3% al commercio mondiale e per il 3,3% al Pil mondiale – la Russia rimane tuttavia l’ultima grande economia dei paesi emergenti ancora fuori dall’Omc (la Cina vi ha aderito nel dicembre del 2001, mentre l’India e il Brasile vi sono entrati ancor prima, nel gennaio del 1995). La Russia ha già ottemperato per il 90% alle richieste per l’ammissione all’Omc (il Kazakistan solo il per 70% e la Bielorussia appena per il 10%). La decisione di interrompere le trattative non mira quindi certo a accelerare i tempi, già insolitamente lunghi, dell’adesione. Sembra piuttosto avere lo scopo di sgombrare dal tavolo dei colloqui con gli americani una questione, quella dell’ammissione all’Omc, su cui è solo Washington a poter fare concessioni.

D’altronde il ritiro dai negoziati per l’adesione all’Omc non è almeno temporaneamente svantaggioso per la Russia: petrolio e gas, che sono in minima parte coperti dall’Omc, costituiscono i 2/3 del suo export, e le imposte doganali sull’importazione di automobili usate e sull’esportazione di legname potrebbero essere incrementate con maggiore libertà. Inoltre, c’è una crescente opposizione interna all’entrata nell’Omc a causa degli effetti negativi che la concorrenza straniera potrebbe sortire su alcuni comparti industriali in un momento in cui la produzione industriale è in forte flessione. I siloviki guidati dal vice primo ministro, Igor Sechin, premono per un ‘svolta’ statalista, anti-americana che contempli anche l’abbandono del dollaro nelle transazioni energetiche.

Il ripiegamento regional-continentale
Più probabile quindi che l’interruzione dei negoziati rifletta un cambiamento delle priorità strategiche di Mosca: dall’obiettivo di integrazione nell’economia internazionale ad un ripiegamento regional-continentale a salvaguardia della propria tradizionale sfera di influenza. Se ne sono avuti diversi segnali nelle ultime settimane. Nell’incontro (14-15 giugno) con gli altri paesi del gruppo dei BRIC (Brasile, India, Cina) la Russia ha richiamato la necessità di ‘ripensare il sistema finanziario’ riducendo la dipendenza dal dollaro e mettendone in discussione il ruolo di moneta globale. La richiesta di alcuni funzionari americani di poter partecipare ai lavori, come osservatori, è stata respinta dai BRIC. Negli stessi giorni, in occasione del meeting dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai di cui fanno parte Cina, Russia, e quattro repubbliche centroasiatiche (Kazakistan, Kirghizistan, Tajikistan e Uzbekistan), oltre a quattro paesi osservatori (India, Iran, Mongolia e Pakistan), è stata ribadita la necessità di procedere ad un nuovo sistema globale per la sicurezza finanziaria all’insegna della de-dollarizzazione. Alla seconda giornata di incontri ha partecipato anche il presidente rieletto dell’Iran Mahmud Ahmadinejad che ha posto l’enfasi sulla ‘fine dell’epoca degli imperi’. Il summit dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva tenutosi il 14 giugno si è concluso con la firma (ad esclusione di Bielorussia e Uzbekistan) di un accordo per la creazione di una forza di intervento rapido.
Il volgersi della Russia verso oriente nella veste di nazione leader non sembra essere in contraddizione con altre proposte avanzate da Mosca (nuova architettura pan-europea di sicurezza, un nuovo quadro giuridico per la cooperazione energetica, riforma del sistema finanziario internazionale), volte a scardinare l’ordine istituzionale generato dalla guerra fredda. Un nuovo sistema multilaterale in cui siano le unità statuali e non le organizzazioni esistenti a stabilire le nuove regole sarebbe infatti più in linea con una configurazione ‘polare’ del sistema.

Le priorità
Nella misura in cui Washington sarà disponibile a ’resetting’ le relazioni con Mosca secondo una concezione paritaria del sistema internazionale, la Russia aprirà alla cooperazione, benché nella nuova strategia di sicurezza nazionale (resa pubblica il 13 maggio) gli Stati Uniti continuino ad essere identificati come i principali avversari. I primi segnali positivi arrivano dal rilancio del processo di disarmo nucleare. Il Ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha ribadito la disponibilità a ridurre tutti i tipi di vettori nucleari nell’ambito di un nuovo trattato sulla limitazione delle armi atomiche che dovrebbe sostituire lo Start I, che scadrà il 5 dicembre 2009. Lo stesso presidente Dmitry Medvedev ha auspicato che il futuro accordo Start I, oltre a essere giuridicamente vincolante, preveda anche la limitazione non soltanto dei vettori, ma anche delle testate, escludendo la possibilità di dislocare armamenti strategici al di fuori dei territori nazionali (evidente riferimento allo scudo antimissile su cui tuttavia l’amministrazione americana pare più cauta e forse propensa a lavorare con Mosca su un sistema comune di difesa).

In sintonia con una politica estera multivettoriale la Russia ha intensificato i rapporti con aree geografiche e paesi lontani dal suo vicinato – dalla proposta di una conferenza di pace sul Medioriente da tenersi a Mosca, al rafforzamento delle relazioni con il mondo arabo (partecipazione alla riunione Opec ad Oran, organizzazione del business forum russo-arabo a San Pietroburgo, riconoscimento dello status di osservatore presso l’Organizzazione della conferenza islamica) fino alla visita di inizio giugno di Medvedev in quattro paesi africani: Egitto, Nigeria, Namibia e Angola.

L’agenda di Obama in Russia sarà perciò molto densa ed ampia ed è probabile che le questioni economiche – le questioni energetiche e ambientali e la nuova architettura finanziaria in vista del G-8 dei giorni successivi – avranno il sopravvento su quelle di sicurezza.

Intanto alcuni intellettuali russi (si veda per esempio ‘False Choices For Russia, The Washington Post, 9 giugno) mettono in guardia il presidente americano da un eccessivo realismo nei rapporti con Mosca, sottolineando come un simile approccio, che tende ad accantonare le questioni di principio, possa contribuire al perpetrarsi di un autoritarismo conservatore. La sfida maggiore di Obama in Russia sarà forse proprio questa: trovare la giusta alchimia fra etica politica e pragmatismo.

Vedi anche:

La Russia e l’Occidente, vicini distanti, di R. Matarazzo

Obama di fronte alla sfida russa, di M. Massari