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Sicurezza e difesa

Il nuovo scudo antimissile di Obama

31 Lug 2009 - Sara Raffaelli - Sara Raffaelli

Da quando, nel 1983, l’amministrazione Reagan lanciò l’iniziativa di difesa strategica (Strategic Defense Initiative, Sdi) gli Stati Uniti hanno speso centinaia di miliardi di dollari nella ricerca e sviluppo di sistemi di difesa contro  le minacce missilistiche. L’ex-presidente George W. Bush è stato un fervente sostenitore della difesa antimissile, promovendone l’installazione di alcuni componenti in Europa. Si tratta di un progetto che soprattutto i repubblicani hanno a cuore, ma che in realtà raccoglie consensi, anche se più tiepidi, anche fra una parte consistente dei democratici. L’amministrazione Obama ha preso le distanze dall’entusiasmo di Bush per l’idea dello scudo antimissile, ma non l’ha messa in un cassetto. In realtà la sta portando avanti, seppur con più cautela e con modalità differenti, il che crea tensioni con Mosca e rischia di ostacolare il raggiungimento del nuovo accordo tra americani e russi sulla riduzione degli arsenali nucleari strategici.

Il pomo della discordia
Il trattato Abm (Anti Ballistic Missile), firmato da Usa e Urss nel 1972, impegnava le due superpotenze a non costruire sistemi di difesa antimissile, garantendo la reciproca vulnerabilità agli attacchi nucleari, su cui su basa la dissuasione reciproca. Nel 2002 tuttavia l’amministrazione Bush si ritirò dall’accordo Abm, argomentando che, dopo la fine della Guerra Fredda, andava ripensato il principio della dissuasione perché erano venute alla ribalta altre minacce, più sfumate e diffuse, contro cui era necessario disporre di strumenti di difesa. Fu così che a partire dal 2004 vennero costruite due installazioni, a Fort Greely in Alaska e a Vandenberg in California, dotate di missili intercontinentali a lungo raggio in grado, almeno sulla carta, di intercettare potenziali attacchi provenienti da paesi come la Corea del Nord e l’Iran. Il complesso tuttavia non ha dimostrato una grande affidabilità: i test fin qui effettuati hanno palesato l’imprecisione del sistema di intercettazione, segnalandone la complessiva inefficienza.

A scatenare la polemica tra Russia e Stati Uniti è stato però soprattutto l’annuncio di Bush nel 2007 di voler installare in Europa orientale un terzo sito missilistico, costituito da 10 missili intercettori in Polonia e da un sistema radar in Repubblica Ceca, anche se l’intento dichiarato era di fronteggiare un’eventuale minaccia iraniana. Il timore del Cremlino è che un tale sistema possa essere progressivamente sviluppato fino a rendere obsoleto il deterrente nucleare russo. Mosca ha controproposto di utilizzare i propri radar presenti in Azerbaijan e ad Armavir nella Russia meridionale. La proposta prevede anche la creazione di un centro di monitoraggio congiunto a Bruxelles e a Mosca che fungerebbe da base di controllo e di rielaborazione delle informazioni ricevute dai radar. Così integrato, il sistema non costituirebbe più una minaccia. Se davvero infatti il pericolo è rappresentato da Teheran e non da Mosca, argomentano i russi, non vi dovrebbero essere remore alla finalizzazione del progetto in una formula allargata, che comprendendo la Russia e spostando la base destinata alle installazioni in territori molto più a ridosso del confine iraniano, permetterebbe una risposta più efficace alla minaccia.

La nuova enfasi sui missili mobili
Secondo un recente rapporto del Pentagono, nel 2010 l’agenzia deputata allo sviluppo di dispositivi missilistici difensivi (Missile Defense Agency),riceverebbe per lo sviluppo del programma 1,2 miliardi di dollari in meno rispetto al 2009. E’ però previsto che aumentino, rispetto agli anni precedenti, gli stanziamenti per le tecnologie missilistiche mobili in grado di contrastare attacchi dalla media e corta distanza. In particolare, nel 2010 si spenderà di più per il miglioramento della tecnologia dei missili THAAD (theatre high-altitude area defence), e per la tecnologia missilistica SM-3 (Standard Missile-3), che, integrata nel sistema di navi Aegis, è in grado di intercettare missili di corta e media gittata. Pare dunque che l’amministrazione americana abbia per il momento “congelato” i suoi programmi di difesa basati sui missili intercettori installati nei silos  (che servono per la difesa contro i missili intercontinentali) ridirezionando i fondi verso sistemi di intercettazione mobili contro i missili a corto e medio raggio. Il vantaggio degli intercettori mobili è che possono essere utilizzati in maniera flessibile a seconda delle minacce emergenti.

Benché dunque l’amministrazione Obama stia spostando risorse verso programmi di difesa missilistica meno ambiziosi, con l’intento anche di allentare la tensione con la Russia, il progetto nel lungo periodo rimane. Se non altro perché i test hanno dimostrato che i sistemi più affidabili, THAAD, Aegis/SM-3, se ulteriormente sviluppati, potrebbero servire anche per l’intercettazione di missili a più lungo raggio, colpendoli nella fase intermedia o finale della loro traiettoria. Va notato, a tal proposito, che nel 2010 la Missile Defense Agency ha in programma di migliorare i sistemi mobili di intercettazione di missili a gittata intermedia per renderli capaci di colpire vettori a più lungo raggio. Per il potenziamento dei missili SM-3 è prevista anche una collaborazione con il Giappone.

Accordi di disarmo a rischio
Un attacco nucleare russo in Europa è un’eventualità estremamente remota. E, in ogni caso, nel futuro prossimo nessuno scudo sarebbe in grado di farvi fronte. Ma quel che preoccupa il Cremlino è che nel più lungo periodo progressi tecnologici potrebbero rendere il sistema antimissile più efficiente, al punto da renderlo capace di ridurre in misura significativa la capacità offensiva della Russia. Per dimostrare che la minaccia non è rappresentata da Mosca, bensì da Teheran, l’amministrazione Obama potrebbe accettare la proposta di usare i radar posizionati nel fianco sud del confine russo. Ma è a dir poco dubbio che la cooperazione russo-americana in un’area così sensibile sia davvero fattibile, tenendo conto anche che il sistema integrato implicherebbe una condivisione di dati riservati e di tecnologie che sono costate agli americani miliardi di dollari.

É probabile dunque che gli Stati Uniti terranno fede agli impegni presi con Polonia e Repubblica Ceca, installando i dispositivi di difesa missilistica mobile di cui si è ventilato l’incremento in attesa di integrarli in un sistema più complesso. Nuove tensioni potrebbero scaturirne tra Russia e Stati Uniti, che di rimbalzo potrebbero mettere a repentaglio l’accordo preliminare che a luglio Mosca e Washington hanno raggiunto per un nuovo trattato sulla riduzione dei rispettivi arsenali nucleari. Ancora una volta, appare evidente che il nesso tra disarmo e difesa antimissile non potrà essere ignorato, ma costituirà al contrario uno dei temi centrali su cui raggiungere un compromesso accettabile per entrambe le parti.