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Controllo degli armamenti

Se il disarmo non basta: verso la Conferenza di riesame del Tnp

25 Giu 2009 - Edoardo Sorvillo - Edoardo Sorvillo

Il 14 maggio si è conclusa a New York, presso il quartier generale delle Nazioni Unite, la terza commissione preparatoria della conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione (Tnp). Il clima positivo, largamente determinato dal cambiamento di linea politica dell’amministrazione americana, ha permesso alle delegazioni degli oltre 180 paesi firmatari del trattato di arrivare all’approvazione di un’agenda che reintroduce il disarmo tra le questioni da dibattere durante i lavori della conferenza di riesame nel 2010.

Le due settimane di discussione hanno mostrato, tuttavia, anche le differenze che continuano a dividere i governi dei paesi aderenti al trattato e la necessità di lavorare per creare un equilibrio tra i tre pilastri del Tnp: disarmo, proliferazione e uso pacifico dell’energia nucleare.

Affinché la conferenza di riesame del 2010 sia un successo, è necessario sin da ora muovere i primi passi per rafforzare il sistema di controlli, garantire il diritto inalienabile di tutti gli stati aderenti al trattato di sfruttare l’energia atomica a fini pacifici e senza discriminazioni di carattere politico e creare meccanismi sanzionatori efficaci nel caso di violazione degli accordi.

Non solo disarmo
Il nesso tra proliferazione e disarmo nucleare sembra essere unanimemente riconosciuto dai paesi aderenti al Tnp (con l’importante eccezione della Francia che in sede di commissione preparatoria ha sottolineato come tale legame non sia “empiricamente dimostrabile”). È evidente che la riduzione delle armi nucleari deve procedere di pari passo con un rafforzamento del sistema di controlli che impedisca la diversione di materiale fissile a scopi militari.

Questa è in effetti la struttura portante del cosiddetto ‘nuclear bargain’ su cui si basa il Tnp, ma i casi della Corea del Nord, dell’Iraq e quello iraniano hanno chiaramente mostrato le deficienze del sistema.

Dopo la guerra del Golfo del 1991, l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) aveva cercato di rafforzare la sua capacità di controllo attraverso l’elaborazione del Protocollo Addizionale (PA) che permette ispezioni più approfondite e a sorpresa sui programmi nucleari dei paesi aderenti. Tuttavia, l’adozione di questo tipo di schema non è obbligatorio ai sensi del Tnp: deve essere negoziato tra il singolo stato e l’Aiea.

Parte della strategia proposta dagli occidentali si basa sull’adozione del Protocollo Addizionale come standard dei controlli internazionali. In questo momento, tuttavia, dei 189 paesi aderenti al trattato 122 hanno firmato un protocollo addizionale, mentre solo 91 lo hanno ratificato e lo stanno applicando. Il caso iraniano, da questo punto di vista, è emblematico. Nel 2003, dopo la scoperta di attività nucleari segrete, Teheran e l’Aiea avevano negoziato e firmato un protocollo addizionale che non è però mai stato ratificato dal parlamento iraniano. La posizione ufficiale iraniana in questo momento è che il sistema di controlli rafforzati non è da considerarsi obbligatorio ai sensi dell’articolo III del Tnp. Questo tipo di posizione non è isolata. Anche il Brasile, che non ha firmato un PA, ha sostenuto in sede di commissione preparatoria che tale sistema non può né deve essere imposto da parte dell’Aiea.

Con la crescita del numero di reattori nucleari nel mondo (secondo dati Aiea ne esistono 436, 35 in costruzione e più di 200 in fase progettuale) le problematiche legate alla produzione del materiale fissile necessario a far funzionare gli impianti e la loro possibile utilizzazione a scopi miliari diventano particolarmente importanti.

Anche in questo caso i paesi aderenti al Tnp hanno posizioni diverse. Da una parte i governi interessati allo sviluppo dell’industria nucleare insistono sul loro diritto, ai sensi del Tnp, a sviluppare il ciclo completo di produzione del combustibile nucleare, inclusi gli impianti per l’arricchimento dell’uranio e la separazione del plutonio. Dall’altra, i paesi occidentali e la Russia sostengono la necessità di evitare la diffusione di questo tipo di tecnologia a ‘doppio uso’ e propongono schemi di multilateralizzazione della produzione di combustibile nucleare.

È facile immaginare che una simile soluzione, oltre alle problematiche di carattere tecnico che comporta, avrebbe delle implicazioni politiche che i paesi interessati allo sviluppo dell’energia nucleare non possono sottovalutare. La dipendenza da questo tipo di organizzazione della produzione di materiale fissile creerebbe le condizioni per una possibile discriminazione futura. In generale, i paesi non in possesso di tutti gli elementi del ciclo di arricchimento sarebbero inevitabilmente soggetti a pressioni o condizionamenti di natura politica.

La delegazione austriaca, durante la commissione preparatoria, ha proposto di inserire l’idea di una multilateralizzazione del ciclo del materiale fissile nel contesto di un più ampio progetto che mira a creare un sistema internazionale che permetta di gestire l’intera produzione dal momento dell’estrazione del minerale sino al momento del suo stoccaggio. Quella austriaca è solo l’ultima di una dozzina di proposte fatte da diversi membri della comunità internazionale. Tuttavia, se nella teoria questo tipo di approccio sembra poter rispondere ad alcune delle obiezioni mosse ai precedenti progetti presentati dalla Russia e dalla Gran Bretagna, il numero dei dettagli da definire è tale da renderlo inadatto a risolvere le questioni più urgenti.

Antiproliferazione ed efficacia del Tnp
Accanto alle problematiche legate all’utilizzo pacifico dell’energia atomica, almeno altre due questioni continuano a dividere i paesi membri del trattato: come impedire il contrabbando illegale di tecnologia atomica e quali azioni intraprendere nel caso in cui uno dei paesi membri decida di ritirarsi dal Tnp.

Nel discorso sul disarmo tenuto lo scorso aprile a Praga il presidente americano ha menzionato la Proliferation Security Initiative (Psi) – l’iniziativa multinazionale volta a impedire il traffico di armi di distruzione di massa e relativi mezzi di trasporto – come un modello su cui costruire collaborazioni internazionali per contrastare la proliferazione nucleare. La Psi è una delle controverse creature della precedente amministrazione repubblicana. Il fatto che Obama abbia accennato ad un suo maggiore utilizzo sembra sottolineare la volontà di creare un sistema di interdizione internazionale che permetta ai paesi di intercettare in acque internazionali vascelli sospettati di attività illegali. Per superare le questioni di carattere giuridico è necessario avere un consenso pressoché unanime e la risoluzione approvata dal CdS dell’Onu all’indomani dell’ultimo esperimento nucleare nordcoreano sembra andare in questa direzione: essa sancisce infatti il diritto, seppur limitato, di tutti i paesi a ispezionare vascelli in alto mare nel caso in cui ci siano fondati sospetti che stiano trasportando materiale nucleare verso la Corea del Nord.

Infine anche sul diritto di ritiro dal trattato e sulle sue conseguenze non c’è accordo tra i diversi governi. I paesi occidentali sostengono sia la necessità di creare un meccanismo che renda possibile l’esame in seno al Consiglio di Sicurezza delle ragioni che hanno portato alla notifica di ritiro dal trattato sia la necessità di fare in modo che le tecnologie acquisite attraverso la cooperazione internazionale ai sensi del trattato vengano rese inutilizzabili o rimosse dal territorio del paese che decide di lasciare il Tnp.

Queste richieste rafforzerebbero la struttura del regime rendendolo probabilmente più efficace. Tuttavia, i paesi non allineati hanno a più riprese sottolineato il diritto di tutte le parti a ritirarsi dal Tnp attraverso la procedura prevista dall’articolo X e la loro contrarietà a sottoporre una decisione sovrana al vaglio del Consiglio di Sicurezza. La proposta di rimuovere le attrezzature acquisite tramite la cooperazione internazionale dal territorio del paese non più membro del trattato è ancora allo stadio puramente teorico e uno studio sommario dei possibili dettagli già rivela le difficoltà di attuazione di un simile schema.

Se il disarmo non basta
La ripresa delle discussioni tra Washington e Mosca sulla riduzione dei rispettivi arsenali nucleari, per quanto importanti nell’ambito delle relazioni tra i due paesi e per creare una atmosfera favorevole alla cooperazione, sono solo il primo passo per riuscire a risolvere le spinose questioni che dovranno essere affrontate dalla conferenza di riesame del 2010. È importante che il nuovo trattato per la riduzione delle armi strategiche che Medvedev e Obama negozieranno preveda un taglio consistente dei vettori e delle testate nucleari, ma è compito sia dei paesi nucleari sia quelli non nucleari proporre soluzioni che consentano di creare un reale equilibrio tra i tre pilastri del Tnp.

Sul tema vedi anche:

E. Greco: La stella polare dell’opzione zero parola

G. Gasparini: Dell’utilità dell’arma nucleare

Discorso di Obama a Praga sulle armi nucleari