IAI
Elezioni in Moldova

La vittoria dei comunisti in Moldova e le ambizioni di Bucarest e Mosca

20 Mag 2009 - Giordano Merlicco - Giordano Merlicco

Le elezioni legislative del 5 aprile in Moldova hanno visto l’affermazione del Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova (Pcrm), che ha sfiorato il 50% dei suffragi. Nonostante gli osservatori internazionali abbiano definito la consultazione “libera e pluralista”, l’opposizione ha contestato l’attendibilità dei risultati, creando una grave frattura all’interno delle forze politiche che, unita alle pressioni esterne, rischia di destabilizzare gravemente la regione.

Pur rivendicando l’eredità morale del passato sovietico, il Pcrm non ha mai messo in discussione l’iniziativa privata in economia né il pluralismo politico, un dato evidente se si considera che il sindaco della capitale, Chisinau, è uno dei principali esponenti dell’opposizione. Il consenso al Pcrm è dovuto principalmente ai buoni risultati ottenuti in materia di stabilità economica. Nonostante l’azione dell’esecutivo sia stata fortemente condizionata dalla scaristà delle risorse pubbliche, passi avanti sono stati compiuti nel campo del risanamento economico e il Pil è cresciuto del 66% rispetto al 2001, anno dell’insediamento del primo governo targato Pcrm. Al contrario i partiti dell’opposizione non sono riusciti a raccogliersi in un fronte unico, né a raggrupparsi intorno ad una personalità carismatica e sono stati sconfitti per non aver saputo offrire un’alternativa credibile.

Nel complesso i risultati elettorali confermano il quadro politico precedente, ma è possibile evidenziare almeno due fattori di discontinuità. Il presidente uscente, Vladimir Voronin, ha esaurito i due mandati concessi dalla Costituzione e non sembra intenzionato né a promuovere una riforma costituzionale, né a seguire l’esempio di Putin riservandosi il ruolo di premier. Egli manterrà la sua influenza come segretario del Pcrm e presidente dell’assemblea unicamerale, ma sembra orientato a favorire l’emergere di una dirigenza comunista più giovane.

In secondo luogo per avere la maggioranza qualificata necessaria per l’elezione del nuovo capo dello stato, il Pcrm dovrà trovare il sostegno di almeno un deputato dell’opposizione. Si tratta probabilmente di un dato positivo, che potrebbe facilitare il ripristino di un clima di collaborazione tra maggioranza e opposizione.

Lo sguardo di Mosca
Il nuovo governo riserverà un’attenzione particolare alle relazioni con l’Unione europea: la Moldova partecipa ai programmi di Partenariato orientale dell’Ue e nei prossimi mesi è prevista la negoziazione di un accordo di base tra Chisinau e Bruxelles che permetta di migliorare le relazioni economiche e facilitare la concessione dei visti ai cittadini moldavi. I paesi dell’Ue sono inoltre diventati recentemente il primo mercato per i prodotti moldavi, mentre le rimesse di quanti lavorano in Europa riforniscono il sistema finanziario di valuta pregiata.

Tuttavia la Moldova è legata anche alla Russia da interessi politici ed economici. In particolare la guerra russo-georgiana della scorsa estate ha offerto l’ennesima prova dell’impossibilità di risolvere la questione della Transnistria senza la Russia o contro i suoi interessi e Voronin ha specificato chiaramente che l’avvicinamento all’Ue non è “un’opzione geopolitica” per Chisinau. Il nuovo governo farà dunque attenzione a mantenere buoni rapporti con Mosca, cercando anche di sviluppare una dimensione multilaterale con i paesi della Csi.

L’azione internazionale del nuovo governo sarà dunque probabilmente improntata alla continuità. Il Pcrm ha condotto in questi anni una politica estera dinamica, che ha permesso al paese di destreggiarsi tra i vari attori regionali, pur facendo attenzione a non crearsi nemici. È emblematico in tal senso che pur essendo membro del Guam (l’accordo regionale tra Georgia, Ucraina, Azerbaijan, Moldavia), Chisinau ha rifiutato di dare a tale gruppo una valenza difensiva: nelle intenzioni degli altri membri, infatti, quest’ultima avrebbe assunto una connotazione specificamente anti-russa. In fin dei conti data la sua composizione etnica e la sua collocazione geografica, per difendere la stessa stabilità interna la Moldova deve necessariamente mantenere un equilibrio tra i vari interessi che si incrociano sul suo territorio.

Le ambizioni di Bucarest
L’esito delle urne è stato vissuto come una sconfitta dalla Romania, che per reazione ha deciso di concedere la cittadinanza rumena a circa un milione di moldavi, adducendo a pretesto l’appartenenza della Moldova alla Romania nel periodo tra le due guerre mondiali. Si tratta di un gesto che permette a Bucarest di rivendicare un ruolo da protagonista negli affari moldavi, con la motivazione di dover tutelare i propri cittadini. Le disposizioni riguardanti la cittadinanza sono inoltre applicabili anche ad alcuni territori ucraini in passato appartenuti alla Romania, dato che potrebbe complicare ulteriormente il quadro regionale.

Il presidente rumeno Traian Basescu ha cambiato sensibilmente la politica di Bucarest nei confronti della regione del Mar Nero, una svolta che mira principalmente a limitare l’influenza russa. La Moldova costituisce lo scenario privilegiato in quest’ottica, ma assume anche valenze identitarie per i rumeni, visto che la storiografia rumena continua a rivendicare l’appartenenza del territorio e degli abitanti della Moldova alla nazione rumena.

La politica di Bucarest è sintetizzabile nel motto “una nazione, due stati”. Attraverso la stampa, il controllo di alcune parrocchie moldave da parte della chiesa ortodossa rumena e varie politiche culturali, la Romania cerca con un certo successo di suscitare una coscienza nazionale rumena presso i moldavi. Dal punto di vista politico Bucarest non mira alla semplice annessione, che vari fattori rendono impraticabile, ma ad acquisire una influenza privilegiata su Chisinau, prospettando per il futuro l’adesione della Moldavia all’Ue. In un’ottica nazionalista quest’ultima ipotesi costituirebbe una sorta di riunificazione nazionale dei moldavi alla “madrepatria” rumena, per il tramite dell’appartenenza dei due stati allo spazio senza frontiere europeo.

I governi del Pcrm sono riusciti a contenere le pressioni di Bucarest, ma le linee direttrici della politica rumena sono condivise, con varie sfumature, dai partiti di opposizione moldavi e ciò rappresenta un serio rischio per la stabilità interna della Moldova. In primo luogo la tendenza a vedere nello stato moldavo un secondo stato nazionale rumeno non fa che esacerbare le spinte centrifughe delle minoranze slave e gagauze: non va dimenticato che la Transnistria giustificò la secessione proprio con l’esigenza di difendersi dal nazionalismo rumeno, la stessa motivazione avanzata dalla Gagauzia per rivendicare l’autonomia.

In secondo luogo l’interventismo rumeno rischia di rendere la Moldova un terreno di scontro permanente tra Bucarest e Mosca. La Russia mantiene un contingente di più di 1.000 uomini in Transnistria e ha da tempo concesso la cittadinanza a molti degli abitanti locali: non va dimenticato che proprio il rilascio del passaporto russo ha permesso al Cremlino di rivendicare il diritto di ingerenza in Georgia, nell’esigenza di proteggere abkhazi e osseti in possesso della cittadinanza russa. La Russia ha accolto con favore i risultati delle urne e anche se il Pcrm ha attenuato le sue iniziali tendenze russofile, i comunisti rimangono il più importante interlocutore del Cremlino; i massimi esponenti russi hanno inoltre criticato con vigore le violenze post-elettorali, offrendo un importante sostegno politico alle autorità moldave.

Prevedibilmente nel breve periodo le tensioni diminuiranno e la Romania dovrà ridimensionare le proprie ambizioni. Stati Uniti e Ue non hanno interesse ad aprire un nuovo terreno di scontro con Mosca e hanno auspicato il ritorno al dialogo tra Pcrm e opposizione, così come tra Chisinau e Bucarest. In particolare Bruxelles non ha alcuna intenzione di vedersi trascinare da Bucarest in una disputa dal chiaro sapore nazionalista e alcuni paesi membri hanno già espresso preoccupazione per le conseguenze sui flussi migratori della concessione sbrigativa della cittadinanza rumena ai moldavi.

Tuttavia nel medio-lungo periodo i rapporti tra Bucarest e Chisinau rimarrano tesi. La retorica nazionalista con cui media e dirigenti politici rumeni trattano le questioni moldave non può che irritare le autorità moldave, divenute ancora più sospettose in merito alle reali intenzioni di Bucarest in seguito al rifiuto di Basescu di firmare il trattato per la delimitazione della frontiera tra i due paesi.

La stabilità a rischio?
L’attuale crisi politica rappresenta una grave minaccia al desiderio della Moldova di progredire verso la stabilità economica e sociale. La moneta nazionale, del resto, ha subito un sensibile deprezzamento a seguito delle violente proteste post-elettorali, mentre alcuni enti internazionali hanno provveduto ad abbassare il rating della Moldova in merito alla sicurezza degli investimenti. Fintantoché la questione rimarrà interna alla Moldova, maggioranza e opposizione potranno facilmente ristabilire il dialogo: pur criticando aspramente l’opposizione, il presidente uscente Voronin ha già mostrato la sua disponibilità, conferendo alla commisione elettorale il compito di ricontare le schede e amnistiando quanti erano stati coinvolti nelle violenze di piazza. I partiti di opposizione sono frammentati e, mentre liberali (Plm) e liberal-democratici (Pldm) rifiutano qualsiasi dialogo con le autorità, l’Alleanza Nostra Moldavia (Anm) sembra concedere qualche spiraglio alla possibilità di intesa con il Pcrm.

Al contrario se la Russia e la Romania investiranno sulle divisioni etniche e politiche interne per contendersi l’egemonia su Chisinau, rinnovando una contesa secolare, il paese tornerà facilmente preda di quelle lacerazioni che ha conosciuto nei primi anni ’90, compromettendo a tempo indeterminato i timidi ma innegabili progressi fatti negli ultimi anni.