IAI
Controllo degli armamenti

La svolta di Obama e il futuro del Tnp

15 Apr 2009 - Edoardo Sorvillo - Edoardo Sorvillo

Con il discorso di Praga Barack Obama ha cominciato a dare alcune prime indicazioni sulla strategia o “traiettoria”, come lui stesso l’ha definita, che intende seguire per dare concretamente seguito al suo impegno contro la proliferazione e per il disarmo nucleare. L’agenda proposta da Washington è molto ambiziosa ma, per il momento, povera di dettagli. Non è facile perciò valutarne l’efficacia. Ciò che tuttavia sembra emergere in maniera piuttosto chiara è l’intento di ristabilire un legame tra gli sforzi per controllare ed arrestare la diffusione degli armamenti atomici e la riduzione degli arsenali esistenti.

Questi due elementi, insieme all’inalienabile diritto di tutti i paesi ad usufruire appieno dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento dell’energia atomica a scopi pacifici, rappresentano i tre principi del regime internazionale di cui il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) è la pietra angolare. Principi che però negli ultimi anni hanno subito una costante e pericolosa erosione. Obama ha promesso di volerli tutelare, rilanciando anche l’obiettivo di più lungo termine di un’eliminazione totale delle armi atomiche. Ciò fa ben sperare per l’esito della prossima conferenza di riesame del Tnp che si terrà nel 2010. Molto dipenderà da come gli altri paesi risponderanno alle iniziative americane e dall’abilità di Washington di creare un ampio consenso intorno alle sue proposte per rafforzare e rendere più efficace il Tnp.

Un patto da rinnovare
La precedente amministrazione americana aveva adottato una strategia che, nei fatti, minimizzava l’importanza dei principi del disarmo e dello sfruttamento pacifico dell’energia atomica sanciti dal Tnp per privilegiare invece iniziative, spesso ad hoc, volte a bloccare la proliferazione delle armi atomiche.

Il rifiuto statunitense (e francese) di riconoscere gli impegni per il disarmo presi durante la conferenza di riesame del 2000 (13 Practical Steps to Nuclear Disarmament, ovvero 13 azioni pratiche per il disarmo nucleare) è stato alla base del fallimento della conferenza di riesame del 2005. In questo modo si negava infatti quel legame tra controllo della proliferazione nucleare e disarmo che è alla base del Tnp. La debacle della conferenza del 2005 ha fatto temere il definitivo collasso di un regime internazionale che, dopo i successi del periodo immediatamente successivo alla fine della guerra fredda, mostrava da tempo evidenti segni di cedimento. Il discorso di Obama, insieme al rilancio dei negoziati tra Washington e Mosca per la riduzione degli arsenali strategici possono ora aprire la strada a un accordo che consenta di salvare e auspicabilmente di rafforzare il regime del Tnp.

Il nuovo atteggiamento assunto da Washington sui problemi del controllo degli armamenti e del disarmo potrebbe rivelarsi decisivo per sbloccare lo stallo verificatosi nella conferenza del 2005 (dove si era peraltro discusso più di aspetti procedurali che di sostanza). Se gli Usa aderissero al summenzionato documento sulle 13 azioni pratiche per il disarmo sarebbe un’autentica svolta. La strategia esposta da Obama è peraltro in piena sintonia con il documento: prevede fra l’altro la ratifica da parte del Senato Usa del Trattato per il bando completo dei test nucleari (Ctbt) e l’inizio dei negoziati per il bando della produzione di materiale fissile per scopi militari (Fmct).

Le lezione della sfida iraniana e nordcoreana
Mentre mostrano un rinnovato interesse per la riduzione ed eliminazione, nel più lungo termine, degli armamenti nucleari, gli americani chiedono nel contempo nuove misure per l’applicazione del Tnp. Nello stesso discorso in cui ha presentato la sua visione di un mondo senza armi nucleari, Obama ha infatti posto l’accento anche sui cambiamenti che gli Stati Uniti si preparano a proporre al resto della comunità internazionale per accrescere l’efficacia del Tnp contro la proliferazione delle armi atomiche. Se c’è una lezione della disputa sul programma nucleare iraniano è che per permettere a tutti i paesi di esercitare il diritto allo sfruttamento dell’energia atomica senza mettere a rischio la sicurezza internazionale, è necessario rafforzare il regime dei controlli che sono di competenza dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea).

Non stupisce quindi che in un recente discorso al Carnegie Endowment for International Peace di Washington, il vicesegretario di Stato americano James Steinberg ha chiesto che l’adozione del protocollo addizionale della Aiea, al momento ratificato solo da circa la metà dei paesi aderenti al Tnp, non sia più facoltativa, ma obbligatoria. C’è poi la questione dei provvedimenti da prendere nel caso in cui uno o più paesi violino gli impegni assunti. Il razzo lanciato dalla Corea del Nord poche ore prima del discorso di Obama ha impietosamente ricordato gli anni di negoziati inconcludenti con il regime di Pyong Yang e la necessità di meccanismi sanzionatori più efficaci che non lascino impunite azioni come quelle perpetrate da Kim Jong Il.

Da Praga a New York
Il discorso di Obama può segnare il ritorno della leadership americana in un ambito, quello del controllo degli armamenti e del disarmo, che è cruciale per la sicurezza internazionale. Ma, come ha sottolineato lo stesso presidente americano, gli Stati Uniti non possono risolvere il problema della proliferazione nucleare senza la collaborazione del resto della comunità internazionale. La conferenza di riesame del prossimo anno potrà essere una tappa importante della ‘traiettoria’ strategica indicata da Obama. Lì si vedrà se e quanto le iniziative americane avranno fatto presa sugli altri Stati, in particolare su quelli più restii a confermare gli obblighi assunti nell’ambito del Tpn. Il tempo non è molto, ma se Obama passerà davvero dalle parole ai fatti, già fra un anno si potranno raccogliere i frutti della sua svolta politica e aprire una fase nuova nel campo del disarmo.