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I 60 anni della Nato

La Nato entra nella terza età. Decadenza o rilancio?

3 Apr 2009 - Stefano Silvestri - Stefano Silvestri

L’Alleanza Atlantica ha ormai sessant’anni, e li dimostra. Il vertice convocato per festeggiare quest’anniversario celebra anche l’ingresso nell’Alleanza di due nuovi membri, la Croazia e l’Albania, nonché il ritorno a pieno titolo della Francia nella struttura militare della Nato, ma questi successi di facciata mascherano appena una crescente incertezza strategica. L’espansione dell’Alleanza verso Est ha probabilmente contribuito a consolidare il grande mutamento iniziato con il crollo del muro di Berlino, nel 1989, ma il nodo centrale dei rapporti con la Russia resta irrisolto e i tentativi di ulteriore espansione verso le repubbliche ex-sovietiche sembrano ormai arenati, in Ucraina come in Georgia.

L’impegno della Nato nei Balcani ha messo fine alle guerre di secessione dell’ex-Jugoslavia, ma ha lasciato irrisolti gravi nodi politici come quelli della Serbia, del Kosovo e della Macedonia, e ora sembra destinato ad esaurirsi per morte naturale se, come sembra, si accelererà la tendenza al ritiro unilaterale dei contingenti europei da quelle aree.

Ancora più incerto e insoddisfacente si dimostra l’impegno in Afghanistan, dove la Nato, nominalmente, controlla gli oltre 60mila uomini della missione Isaf, senza però riuscire a conseguire i successi sperati. Anche in questo caso la tendenza sembra quella di un progressivo indebolirsi del ruolo della Nato di fronte ad una presenza e ad impegno militare americano sempre più massiccio e, di fatto, autonomo da Bruxelles.

Barack Obama ha annunciato la sua intenzione di nominare come suo nuovo ambasciatore alla Nato il professor Ivo Daalder (che, durante la presidenza Clinton si era occupato dell’Europa al National Security Council). Il nuovo ambasciatore ha più volte espresso la sua convinzione che l’Alleanza dovrebbe espandersi su base globale, allargandosi a paesi come il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda, perdendo così la sua caratterizzazione europea per puntare a diventare una sorta di braccio armato (e forse anche, se necessario, di contraltare) delle Nazioni Unite. Non molti in Europa condividono questa impostazione, ma essa ha quanto meno il pregio di offrire alla Nato un futuro strategicamente significativo ed ambizioso.

Il rischio opposto è quello che la Nato, in parte per rispondere ai timori anti-russi dei membri provenienti dall’ex-blocco comunista, e in parte per rispondere alla posizione sempre più assertiva del Cremlino, finisca per perdersi in una sorta di grottesca replica del suo vecchio ruolo di baluardo contro la minaccia russa. Con la differenza che oggi tale minaccia è molto meno credibile ed immanente di ieri e che i rapporti bilaterali con Mosca di gran parte degli alleati, inclusa Washington, sono del tutto diversi da quelli del passato. Il rischio di finire nell’irrilevante e forse persino nel ridicolo sarebbe altissimo.

È un pericolo da evitare, soprattutto perché, che lo si voglia o no, l’Alleanza Atlantica è tutt’ora la principale connessione esistente tra Europa e Stati Uniti, in un periodo di grave turbamento internazionale e di forte incertezza sugli orientamenti politici futuri dell’amministrazione americana. Nel momento in cui si parla di un possibile accordo a due tra Cina e Stati Uniti sulle grandi questioni della crisi economica e finanziaria e si delinea la necessità di rivedere gli equilibri esistenti all’interno delle maggiori istituzioni internazionali per dare più spazio e potere ai paesi emergenti, e in primo luogo alla Cina, all’India, al Brasile e alla Russia, gli europei hanno tutto l’interesse a consolidare al massimo i legami transatlantici, se non altro per guadagnare il tempo e lo spazio politico necessari per rafforzare la loro integrazione e le loro capacità di iniziativa sulla scena globale.

Per riuscire in questo intento, però, sarà necessario che gli europei e l’Alleanza sappiano superare gli attuali sbandamenti e la loro incertezza strategica, affrontando in primo luogo la questione chiave dei rapporti della Nato con la Russia e dimostrando in secondo luogo la loro disponibilità a ragionare ed agire in chiave globale al fianco dell’alleato americano.

Non sarà certo questo Vertice, largamente cerimoniale e da cui nessuno sembra aspettarsi grandi novità politiche o strategiche, a risolvere questi dilemmi, ma sarebbe importante dimostrare sin d’ora di essere consapevoli della reale posta in gioco.