IAI
Controllo degli armamenti

Il G8 a guida italiana e la campagna per il disarmo nucleare

14 Apr 2009 - Carlo Trezza - Carlo Trezza

La conferenza sul disarmo nucleare “Overcoming nuclear dangers” che il Ministero degli Affari Esteri, in collaborazione con il Nuclear Security Project e The World Political Forum organizzano a Roma il 16 e 17 aprile, cade in un momento in cui rinascono le speranze di un rilancio del disarmo e delle politiche di non-proliferazione dopo una stasi durata oltre un decennio.

Risale, infatti, al 1996 la conclusione dell’ultimo “grande trattato” multilaterale, quello che proibisce gli esperimenti nucleari: il Comprehensive Test Ban Treaty (Ctbt), che peraltro non è ancora entrato in vigore. Quanto al Trattato di Non-Proliferazione Nucleare (Tnp), il principale pilastro dell’attuale regime di controllo degli armamenti nucleari, l’ultima volta in cui si registrò un risultato di sostanza alla quinquennale Conferenza di Riesame del trattato fu nel 2000.

La successiva Conferenza di Riesame tenutasi nel 2005 fu invece un fallimento. Si aggiunga che alla Conferenza sul disarmo di Ginevra non sono ancora decollati i negoziati per un trattato che proibisca la produzione di materiale fissile a scopo di esplosioni nucleari (Fmct), benché se ne discuta da decenni. E mentre si assiste ad una rinascita del nucleare civile, non si registrano ancora risultati concreti su un altro fronte: quello di una disciplina del “ciclo del combustibile nucleare” che consenta di arginare i rischi di diversione a fini militari delle capacità civili di arricchimento dell’uranio e di produzione del plutonio.

Il rischio di un vuoto normativo
Nel 2002 Mosca e Washington riuscirono a concludere il Trattato Sort che prevede una riduzione delle testate nucleari offensive effettivamente dispiegate da Russia e Stati Uniti. Il Sort non contempla però riduzioni o limitazioni delle testate conservate nei depositi ed è privo di norme sulle verifiche. La sua scadenza – il 2012 – è ormai prossima. Ancora più ravvicinata – dicembre 2009 – è quella del trattato Start I, le cui disposizioni in materia di verifiche sono le uniche rimaste in vigore tra le due maggiori potenze nucleari. Il mancato rinnovo di tali intese produrrebbe un preoccupante vuoto normativo.

Si è quindi creato a livello internazionale un clima di frustrazione per i ritardi, ma al tempo stesso di viva attesa degli Stati e delle opinioni pubbliche per nuove iniziative che consentano di uscire dall’impasse. Un’attesa che i recenti sviluppi delle capacità nucleari della Corea del Nord e dell’Iran hanno ulteriormente alimentato. Dopo l’11 settembre 2001 rimane inoltre forte il timore che gruppi terroristici possano dotarsi anch’essi di armi di distruzione di massa.

Il nuovo fervore antinucleare
Di tali preoccupazioni si sono resi interpreti alcune eminenti personalità americane ed europee che si sono impegnate a favore di un ”mondo libero dalle armi nucleari”. Ai due articoli pubblicati sul Wall Street Journal dagli ex-segretari di Stato George Schultz e Henry Kissinger, l’ex-segretario alla Difesa William Perry e l’ex-senatore Sam Nunn ha fatto eco in Italia nel luglio scorso un articolo sul Corriere della Sera a firma del Presidente della Camera Gianfranco Fini, degli ex-ministri Massimo D’Alema, Arturo Parisi, Giorgio La Malfa e del professor Francesco Calogero. Analoghe iniziative sono state intraprese da personalità tedesche e britanniche.

L’esigenza di rispondere positivamente a tali aspettative fu recepita dai candidati alle ultime elezioni presidenziali americane. In particolare l’allora candidato Barack Obama, nell’articolo pubblicato sulla rivista Foreign Affairs nell’agosto 2007, si richiamò esplicitamente all’iniziativa dei “quattro saggi” americani sposando alcuni degli elementi più qualificanti delle loro proposte tra cui l’adesione Usa al trattato per la messa al bando dei test nucleari, la promozione di un trattato Fmct verificabile e l’obiettivo ultimo di un mondo privo di armi nucleari.

Gli impegni di Obama
Obama sembra ora intenzionato di passare dalle parole ai fatti. In una dichiarazione congiunta con il Presidente russo Dimitri Medvedev, rilasciata in occasione al recente incontro di Londra, i due Capi di Stato hanno annunciato che avvieranno negoziati per un accordo sostitutivo del Trattato Start mirante ad una riduzione e limitazione delle armi strategiche offensive che vada oltre quanto previsto dal Trattato Sort e che, al contrario di quest’ultimo, sia verificabile.

Ancora più ampio ed articolato è stato il discorso pronunciato successivamente da Obama a Praga. Lo si può sin d’ora definire storico: il presidente americano ha tracciato le linee di un’ampia strategia per il disarmo e la non-proliferazione in campo nucleare che va molto al di là del quadro bilaterale con la Russia. Spicca anzitutto l’impegno politico, ma anche morale, a realizzare e promuovere passi concreti, ancorché graduali, verso un mondo privo di armi nucleari e a ridurre il ruolo delle armi nucleari nella strategia nazionale di sicurezza.

Obama ha promesso che si adopererà in modo “immediato e aggressivo” per ottenere una ratifica del Ctbt da parte del Congresso americano e un “cut off” della produzione del materiale fissile a scopi bellici. Si è inoltre impegnato a promuovere la cooperazione per lo sviluppo dell’energia nucleare a scopi pacifici in particolare attraverso la costituzione di una “banca internazionale del combustibile nucleare” che assicuri le forniture di combustibile ai paesi che abbiano le carte in regola sotto il profilo della non proliferazione.

Il quadro generale di riferimento in cui viene inserito tale programma è quello del Trattato di Non- proliferazione la cui prossima Conferenza di riesame si terrà a New York nel maggio del 2010. Si tratta del principale impegno multilaterale in campo nucleare: un appuntamento cruciale e un’occasione da non perdere per salvaguardare un trattato che ha subito negli ultimi anni un’indubbia erosione. Il forte impulso americano deve ora essere recepito dagli altri attori: gli Stati militarmente nucleari, quelli che si sono dotati dell’arma nucleare al di fuori del Tnp, il movimento del non-allineati e la folta schiera dei paesi che hanno rinunciato al possesso dell’arma nucleare. Continuerà peraltro a rimanere sotto osservazione il comportamento di coloro che, come l’Iran e la Corea del Nord, si sono posti al di fuori delle regole concordate.

Le proposte ora avanzate dal Presidente americano sono in linea con la strategia seguita negli ultimi anni dall’Unione Europea cui l’Italia ha dato un forte contributo. Ciò permetterà di rilanciare la cooperazione transatlantica in un settore strategico e di affermarla con forza a livello multilaterale.

Il G8 e la conferenza di Roma
L’iniziativa della conferenza che si terrà a Roma nei prossimi giorni nasce da una proposta dell’associazione statunitense Nuclear Threat Initiative (Nti), che, nell’ambito del Nuclear Security Project, sostiene le iniziative pubbliche delle quattro eminenti personalità americane summenzionate che propugnano un mondo senza armi nucleari. La Nti ha proposto di organizzare tale evento a Roma, in collaborazione con il Ministero degli Esteri, in considerazione della Presidenza italiana del G8. L’ex-presidente russo Mikhail Gorbachev, la cui attività è sostenuta dal World Political Forum, si è unito ai promotori dell’evento. Le nuove proposte formulate dal Presidente Obama offrono ora la possibilità di rilanciare da Roma l’agenda relativa al disarmo e alla non-proliferazione anche in un quadro, quello dei paesi del G8, che è attualmente guidato dall’Italia.