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Verso le elezioni europee

La latitanza dei partiti blocca la democrazia in Europa

17 Mar 2009 - Giuliano Amato - Giuliano Amato

Non è certo una democrazia parlamentare quella che abbiamo costruito a livello europeo. Eppure il Parlamento Europeo è enormemente cresciuto rispetto a trent’anni fa. I suoi poteri di co-decisione legislativa si sono venuti significativamente ampliando e lo stesso è accaduto (sia pure in forme un po’ distorte) per i suoi poteri di bilancio. Anche il suo ruolo politico è cresciuto, non solo nei confronti della Commissione, ormai soggetta al suo voto, ma anche, sia pure embrionalmente, nei confronti del Consiglio, che oggi gli riferisce continuativamente su ciò che viene facendo e ne ascolta i commenti (la storia dei Parlamenti ci dice che questo può essere l’inizio di un ben più intenso rapporto).

Certo, con la ratifica del Trattato di Lisbona questi diversi fili di irrobustimento parlamentare si dipanerebbero ancora di più ed è per questo importante che la ratifica vi sia. E tuttavia se dovessimo dire che oggi v’è troppa distanza fra i cittadini e l’Europa perché c’è troppo poco di Parlamento europeo, faremmo francamente un errore. La distanza è superiore a quella che potremmo aspettarci dal ruolo già acquisito dal Parlamento Europeo.

Un altro errore lo commetteremmo, se dicessimo che non c’è un’opinione pubblica europea, perché in una qualche misura essa esiste. Sono tante, tantissime le associazioni di cittadini che coltivano interessi europei e che interagiscono con le istituzioni comunitarie. La rete ne è piena e su questa base sono anche tanti i programmi di azione europea a cui tali associazioni danno vita o concorrono, con fondi o anche con altre forme di sostegno comunitario. Eppure l’opinione pubblica europea non riusciamo a percepirla con lo stesso nitore con cui percepiamo quella nazionale, con tutte le sue interne divaricazioni.

Il Parlamento europeo in fondo non manca, né mancano tratti anche pronunciati di opinione europea. Perché allora il cittadino sente ancora tanta distanza, qual è il fattore che più di tutti determina questa realtà perdurante?

Io non ho dubbi, è la debolezza dei partiti europei e quindi la debolezza della politica europea, giacché è e rimane la politica l’anello di più forte di congiunzione fra i cittadini e le istituzioni deputate a rispondere alle loro domande. Paradossalmente, le risposte europee, nei limiti in cui lo consentono le competenze, sono spesso anche migliori di quelle nazionali, ma il cittadino si sente molto più legato al teatro in cui sono queste ultime ad essere prese.

In questa storia c’è dunque un colpevole ed è un colpevole che avrebbe in più casi mille ragioni per vergognarsi: i partiti nazionali, quei partiti che in tanti casi predicano europeismo, rimproverano i governi che nelle sedi comuni sanno solo far valere i loro interessi nazionali, e poi fanno esattamente la stessa cosa in quelle confederazioni con poco costrutto comune che sono i partiti europei. Certo, colpevoli sono anche i reggitori dei partiti europei, che hanno dimostrato sinora pochissimo coraggio nello spingere verso una maggiore integrazione politica e hanno finito così per diventare maestri di quei messaggi generici e senza mordente, grazie ai quali raramente riescono a suscitare attenzione.

A loro, dunque, è giustamente indirizzato l’appello predisposto dai cinque istituti di ricerca alla vigilia delle elezioni europee. Ora i partiti hanno l’occasione di prendere finalmente sul serio l’Europa, facendo una campagna elettorale una buona volta europea. Lo sappiamo che già hanno preparato, come ogni volta, un manifesto comune. Ma l’esperienza ci dice in modo irrefutabile che esso non basta a caratterizzare la campagna, che anzi in passato si è bellamente dimenticata della sua esistenza. C’è molto di più che può essere fatto e l’appello lo suggerisce.

I partiti hanno mille difetti e i loro moduli organizzativi tradizionali sono superati. Ma chi pensa che la politica possa avvalersi ormai di altri veicoli, facendo a meno di loro, si sbaglia. Non a caso è la loro latitanza a livello europeo a far risultare meno politica la politica europea. Per questo tocca a loro riempire il vuoto che è rimasto.

Si veda anche:

Call: Give European Citizens a Voice

Appello: diamo voce ai cittadini europei

Democracy in the EU and the Role of the European Parliament