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Energia

Speranze ed incognite della rivoluzione energetica di Obama

13 Feb 2009 - Edgardo Curcio - Edgardo Curcio

Nei giorni scorsi la Casa Bianca ha preparato un documento su energia ed ambiente che capovolge la politica finora seguita dai petrolieri che avevano in George W. Bush uno dei più forti paladini. Il documento affronta due temi scottanti: la sicurezza energetica e la riduzione dell’inquinamento locale e globale. Nel primo caso, l’obiettivo è di ridurre in 10 anni del 50% le importazioni di petrolio, soprattutto di quelle che provengono dal Medio Oriente e dal Venezuela, con il duplice risultato di migliorare il deficit commerciale ed affrancare l’America dal rischio geopolitico di paesi antagonisti che non fanno mistero di voler “strangolare” gli Usa utilizzando l’arma energetica.

Nel secondo caso, l’obiettivo è di stimolare l’industria americana a produrre impianti di energia a fonti rinnovabili e automobili ibridi o elettriche, riducendo le emissioni nelle grandi città, come vuole fare da tempo la California e riconvertendo un intero settore industriale, oggi in grave difficoltà e cioè quello dell’auto, sfruttando nuove tecnologie verdi, creando più posti di lavoro e più opportunità per il futuro.

Un futuro che per Barack Obama dovrà essere sempre “più verde” perché il mondo, e l’America soprattutto, devono ridurre la loro dipendenza dai combustibili fossili e devono combattere le emissioni di gas serra e tutte le altre forme di inquinamento che causano danni all’uomo ed alla natura.

Il piano del Congresso
Il Congresso ha appena approvato un piano di 150 miliardi di dollari per creare 500.000 nuovi posti di lavoro nello sviluppo delle fonti rinnovabili (sole, vento e agricoltura), per aumentare l’efficienza energetica in 2 milioni di case e nel 75% degli edifici federali e per dare incentivi al settore automobilistico a cui verranno imposti nuovi standard ambientali. Nuove auto che non inquinano, ma sopratutto, che riescono ad essere più efficienti, con bassi consumi di carburante per ogni miglia percorsa.

Obama vuole infatti che entro 3 anni si passi da un consumo di 27 miglia per gallone di benzina a 35 miglia per gallone. Sostanzialmente il consumo di una media vettura europea, e ciò spiega anche il recente accordo fra Fiat e Chrysler per realizzare in Usa i modelli italiani che costano e consumano meno. Ma anche auto ibride che utilizzano motori elettrici o motori dual-fuel. Ma la rivoluzione “verde” di Obama non si ferma alla fonti rinnovabili ed alle auto, che rimangono due punti importanti. Essa prevede finanziamenti alle imprese che adottino tecnologie innovative, a basso consumo energetico ed a basso tasso di emissioni; prevede lo sviluppo dei biocarburanti ed un sistema di “cap and trade” per ridurre le emissioni di gas serra dell’80% entro il 2050.

Si tratta, è vero, di un piano in gran parte ancora non definito, in cui ci sono anche soluzioni di vecchio stampo, per ridurre la dipendenza energetica degli Stati Uniti, come l’aumento della produzione interna di idrocarburi con l’esplorazione e lo sviluppo di nuove aree in terra ed in mare e lo sviluppo del nucleare.

Un segnale importante
La conversione degli Stati Uniti ad un atteggiamento più vicino a quello europeo, dall’atteggiamento verso il Protocollo di Kyoto alle posizioni vicine a quelle della California, con limiti stringenti alla circolazione delle auto nelle grandi città, è un fatto molto importante per una nazione che si è sempre posta come “leader” nel settore dell’energia dal punto di vista economico, politico e tecnologico.

Inoltre, l’energia è sempre stata un tema centrale nella politica estera americana, caratterizzata, nell’ultimo decennio, da interventi di vario tipo nel Medio Oriente volti a garantire stabilità ad un importante e strategico bacino petrolifero, da cui la stessa America trae i suoi principali rifornimenti energetici.

Anche se questi temi di politica estera non sono stati ancora toccati, non è di poco conto osservare che la sicurezza energetica per Obama, deriva più da una rivoluzione interna, basata su consumi efficienti e fonti interne di energia, che da accordi petroliferi “rischiosi” con Paesi Opec che tendono a condizionare la stabilità dei mercati, le politiche estere e la credibilità dell’Occidente. Il caso Iraq e l’evoluzione di altre situazioni geografiche molto delicate in Medio Oriente potrebbero quindi trovare nuove soluzioni e nuovi sbocchi in una visione diversa del problema energetico da parte della nuova amministrazione americana.

L’attuazione di questo nuovo programma energetico-ambientale americano, non sarà comunque facile. Anche se Obama ha una buona maggioranza al Congresso e può contare ora su un largo appoggio della stampa e di quasi tutti gli stakeholders, non bisogna credere che i vecchi interessi e le lobbies petrolifere siano morte, soprattutto in alcuni ambienti del Congresso.

Per avere successo e realizzare il nuovo sogno americano di una economia verde ed efficiente, in grado di fare da traino ad un Europa stanca e disunita su quasi tutti i suoi obiettivi, Obama dovrà quindi fare i conti con alcuni strati dell’industria petrolifera, meccanica e automobilistica americana, e con alcuni parlamentari recalcitranti, ancorati a vecchi interessi consolidati.

Le spine nel fianco
Ci sono inoltre all’orizzonte due nuovi pericoli per l’ambizioso programma energetico di Obama.

Il primo è il crollo del prezzo del petrolio che potrebbe cambiare i vantaggi economici di una energia tutta rinnovabile e soprattutto potrebbe rendere meno urgente il cambiamento verso una maggiore efficienza energetica. Se la benzina è tornata a costare negli Stati Uniti 2,50 dollari al gallone contro i 4 dollari di sei mesi fa, l’americano medio potrebbe riprendere la sua vecchia auto, senza cambiarla, e ricominciando a “macinare” chilometri e chilometri, senza la preoccupazione dell’efficienza e delle emissioni del suo mezzo di trasporto.

Per evitare questo pericolo Obama dovrà quindi far leva, oltre che su incentivi e detassazioni, anche su una regolamentazione più severa, adottando nuovi standard obbligatori per auto, edifici, elettrodomestici e apparecchiature industriali.

Il secondo pericolo è la crisi economica in atto, la mancanza di credito e quindi di capitali per nuovi investimenti. Anche con incentivi fiscali e finanziari, il processo di ristrutturazione di interi settori, come quello dell’automobile, dell’edilizia, dell’industria petrolifera non sarà rapido né indolore negli Stati Uniti.

Occorrerà tempo, pazienza e soprattutto costanza nel raggiungimento degli obiettivi posti. Non sarà quindi facile il grande cambiamento “verde”, ma le premesse per questa nuova grande sfida ci sono tutte.

Negli Stati Uniti è in corso una grande rivoluzione culturale e politica che mette a nudo un modello di vita e di consumi superato. Da parte della maggior parte della popolazione americana c’è una presa di coscienza che si può e si deve cambiare per avere una economia più sostenibile e minori rischi di crisi in futuro. C’è anche la diffusa percezione che, dopo questa breve parentesi, i prezzi del petrolio e degli idrocarburi torneranno a salire, mettendo nuovamente in difficoltà il consumatore medio ed il modello americano finora utilizzato.

Obama ha “carisma”, interpreta bene i sentimenti della maggior parte della popolazione, soprattutto di quella a minor reddito, ha capacità decisionali e mediatiche e quindi non solo può far “sognare”, ma può anche concretamente “realizzare” il “New Deal” che porti l’America ai tempi di Roosvelt e di Kennedy, quando il Paese era una grande potenza militare, ma, sopratutto, era una grande ed efficiente potenza economica, presa a paragone da tutti gli altri paesi dell’Occidente. Gli uomini che ha scelto per questa rivoluzione verde, gli obiettivi che si è dato, ed i passi che ha compiuto nelle prime settimane, lasciano ben sperare. Il cammino è lungo, ma la direzione intrapresa sembra essere quella giusta (we can).

Edgardo Curcio è Presidente dell’Associazione Italiana Economisti dell’Energia

Sul tema vedi anche:

S. Casertano: Le insidie del ribasso del petrolio

Testo del discorso del Presidente Obama sull’indipendenza energetica e sui cambiamenti climatici, 26 gennaio 2009.