IAI
Sicurezza e difesa

I rischi del protezionismo

26 Feb 2009 - Michele Nones - Michele Nones

La decisione del Dipartimento della Difesa americano di riesaminare il programma per l’elicottero US 101 destinato al trasporto presidenziale ha sollevato diffuse preoccupazioni in Italia. Negli Stati Uniti, molti non hanno infatti visto di buon occhio la scelta di una macchina europea per assolvere un compito così prestigioso e delicato, e in questo momento potrebbero trovare maggiore ascolto a causa della crisi economica. Sul piano formale la scelta del DoD è ineccepibile. Il programma ha visto quasi raddoppiare il costo preventivato e in un paese serio questo deve necessariamente comportare un riesame per verificarne le ragioni e decidere come proseguire. Va subito chiarito che la macchina di AgustaWestland non è in discussione sul piano tecnico e industriale e non lo sarebbe nemmeno sul piano finanziario, se le continue modifiche introdotte negli equipaggiamenti richiesti dal cliente non avessero comportato anche interventi sulla sua configurazione.

Esigenze crescenti
È infatti facilmente intuibile che tutto quanto si volesse installare a bordo per assicurare una maggiore protezione e una maggiore efficienza dell’ufficio presidenziale volante, comporterebbe incrementi e diversa distribuzione dei pesi, degli ingombri, delle connessioni, della richiesta di energia, con conseguenti rischi di interferenze elettromagnetiche. Questo richiede irrobustimenti della cellula e, quindi, una maggiore potenza dei motori, il che incide sui consumi e sull’autonomia. In poche parole, una spirale inarrestabile se ad un certo punto qualcuno non interviene.

È di fatto uno scontro interno al sistema americano fra parti e amministrazioni diverse, fra industria americana e cliente americano, fra imprese industriali americane. Il gruppo elicotteristico multinazionale AgustaWestland è, quindi, coinvolto indirettamente, ma si è mosso cercando di fornire un adeguato quadro informativo che consentisse di concentrare l’attenzione sui veri nodi.

Innanzi tutto, quasi tre quarti del programma è destinato ad essere realizzato sul suolo americano. Una quota di produzione americana più ridotta, ma significativa, è presente anche nelle versioni europee e internazionali dell’elicottero, soprattutto quando viene utilizzato il propulsore americano e, comunque, nell’avionica di bordo. Il prime contractor dell’intero programma americano è la Lockheed Martin e molta della stessa attività di AgustaWestland si svolgerà nei suoi stabilimenti americani. I miglioramenti e i cambiamenti fanno dell’US 101, o V 71 nella denominazione militare, una versione più nuova e in parte diversa del suo fratello più anziano, l’AW 101. Non è, quindi, un prodotto “europeo” venduto agli americani, ma un prodotto “americano” su base europea.

In secondo luogo, l’attuale elicottero presidenziale sta giungendo rapidamente al limite della sua vita operativa e non è più in grado di offrire il necessario grado di sicurezza e di efficienza. Ma non ci sono altre macchine all’altezza delle esigenze, a parte l’elicottero italo-inglese. Quindi non esistono altre possibilità. Al massimo gli americani, se non riuscissero a contenere il costo del programma, potrebbero decidere di ridurre il numero delle macchine previste (23), ma, per mantenerne un’adeguata disponibilità, non potrebbero comunque scendere sotto un certo livello. E dovrebbero sopportare un costo unitario più elevato, visto che le spese non ricorrenti si distribuirebbero su un quantitativo minore. In più, l’utilizzo degli elicotteri sarebbe in questo caso più intenso e questo inciderebbe sul life cycle cost.

Ombre protezionistiche
Ma vi è un altro aspetto da considerare, che AgustaWestland e Finmeccanica non hanno sollevato perché non riguardante il profilo industriale, commerciale e finanziario, ma quello politico.

Gli Stati Uniti hanno manifestato in questo decennio una cauta apertura verso la competizione transatlantica. Vi sono stati segnali contraddittori: alla scelta dello stesso US 101, del velivolo da trasporto tattico C27J di Alenia Aeronautica e L-3 o dell’elicottero leggero UH-72 A di Eurocoptere e Sykorsky, si è accompagnata la decisione di acquistare l’HH-47 di Boeing come elicottero CSAR-Combat Search and Rescue (sulla base di una valutazione che ha destato grandi perplessità e che alla fine è stata annullata).

Ma è stato soprattutto l’annullamento della gara per la scelta del tanker, vinta da Airbus e Northrop Grumman con l’A 330, a destare allarme in Europa, perché ha insospettito il momento (poco prima delle elezioni americane) e perché anche in questo caso la superiorità della macchina era attestata dalla vittoria in tutte le gare che si erano svolte fino ad allora (a parte la scelta italiana e giapponese che era avvenuta però all’inizio del decennio) e, infine, perché la campagna lobbistica contro la decisione era stata particolarmente esasperata.

La conseguenza è che sono stati aiutati quanti anche in Europa spingono contro l’apertura del mercato ai gruppi industriali americani. Durante la preparazione e la discussione della nuova Direttiva sugli acquisti di prodotti di difesa e sicurezza, vi sono stati precisi tentativi di introdurre clausole protezionistiche o di preferenza europea, tutti rigettati dalla Commissione Europea, dal Consiglio dell’Ue e dallo stesso Parlamento (inevitabilmente il più sensibile ai sottesi aspetti e interessi sociali ed economici). Il risultato è stata una regolamentazione che non contiene elementi “protezionistici”, ma consente necessariamente agli Stati europei di decidere se accettare o meno competitori non europei. Ed è evidente che scelte “protezionistiche” americane potrebbero innescare analoghe reazioni europee.

Secondo molti osservatori e secondo quanto dichiarato dalla nuova Amministrazione americana, in questi mesi si stanno gettando le basi per un rafforzamento della collaborazione transatlantica. Non va dimenticato che uno dei pilastri è rappresentato dalla progressiva costruzione di un mercato bi-continentale reciprocamente aperto. È importante che i nostri partner americani comprendano, quindi, che eventuali segnali negativi in questo campo potrebbero avere conseguenze che andrebbero al di là di un semplice, per quanto importante, programma di acquisizione.