IAI
Sicurezza e difesa

Un mercato della difesa più europeo

15 Gen 2009 - Michele Nones - Michele Nones

La direttiva sugli acquisti pubblici di prodotti per la difesa e la sicurezza approvata il 14 gennaio dal Parlamento europeo a larghissima maggioranza (597 favorevoli contro 69 contrari e 37 astenuti) chiude un anno di intenso lavoro sul mercato della difesa da parte delle istituzioni europee. Era stata, infatti, proposta dalla Commissione europea il 5 dicembre 2007 nell’ambito del Defence Package che conteneva anche una seconda direttiva sui trasferimenti intra-comunitari approvata dal Parlamento europeo il 16 dicembre. Dopo la pubblicazione delle due nuove direttive spetterà agli Stati Membri recepirle entro due anni nelle rispettive normative nazionali.

Uno strumento più efficace
La nuova direttiva presenta due aspetti di particolare rilevanza:

1. La disponibilità di uno strumento più adatto a gestire le complesse problematiche degli acquisti di equipaggiamenti militari (definiti come quelli specificatamente designati o adattati per scopi militari, intesi per l’uso come armi, munizioni o materiali da guerra). La procedura preferenziale sarà quella della trattativa privata, seppure in un quadro di competizione controllata, perché devono essere particolarmente salvaguardate le esigenze delle forze armate in termini di affidabilità del fornitore. In questa direzione va anche la possibilità di inserire specifiche clausole relative alla tutela della sicurezza degli approvvigionamenti e delle informazioni. La nuova regolamentazione si applicherà anche nel caso gli equipaggiamenti militari che non siano destinati alle forze armate o alle forze di sicurezza militari.

2. Il trasferimento nel campo di applicazione di questa nuova Direttiva degli acquisti di prodotti “sensibili” (definiti come quelli destinati a scopi di sicurezza che implicano, richiedono e/o contengono informazioni classificate, che richiedono protezione contro ogni accesso non autorizzato). In questi casi l’acquirente è generalmente una Forza di polizia o di sicurezza e la natura del bene acquistato è duale. Fino ad oggi, quindi, tali acquisti rischiavano di ricadere sotto la Direttiva appalti pubblici che, come da tutti riconosciuto, non è adatta ad equipaggiamenti di natura così sensibile, come non lo è per quelli militari. L’unica alternativa era quella di “forzare” la lista dei prodotti militari associata all’art. 296 1b del Trattato, considerandovi compresi anche questi prodotti duali (ma esponendosi ad eventuali contestazioni da parte della Commissione europea) o di ricorrere alla “segretazione” per evitare di fornire informazioni in base all’art. 296 1a (ma anche in questo caso il rischio era quello di vedersi contestare dalla Commissione che non erano in gioco gli interessi essenziali della sicurezza). In futuro si potrà, invece, assicurare un’adeguata tutela anche agli acquisti di prodotti non militari, ma “sensibili”, divenuti così importanti nel contrasto delle nuove minacce terroristiche e la criminalità organizzata. E, d’altra parte, è ormai evidente che il confine fra sicurezza e difesa sta diventando sempre più labile.

Più possibilità di scelta
Ma il ricorso ad una competizione non è sempre possibile, né consigliabile. Ecco perché la nuova direttiva prevede tutta una serie di esclusioni. La nuova direttiva non si applicherà, in base all’art. 8, ai programmi internazionali militari gestiti da agenzie internazionali (es. Nato, Occar) e a quei programmi che, a seguito di accordi bilaterali o multilaterali (Memorandum of Understandings – MoU) con Paesi terzi possono essere gestiti da un Paese per conto degli altri partner senza far capo ad un’agenzia internazionale.

Peraltro va sottolineato che la nuova Direttiva consentirà di tutelare, comunque, gli acquisti che coinvolgano le capacità tecnologiche e industriali ritenute di interesse strategico. Diverse saranno, infatti, le possibilità:

a) La non applicazione della Direttiva stessa ricorrendo all’art. 296 1a nel caso di contratti per i quali lo Stato ritenga di non fornire informazioni la cui divulgazione sia dallo stesso considerata contraria agli interessi essenziali della propria sicurezza o 1b nel caso di contratti per i quali lo Stato decida di adottare le misure che ritenga necessarie alla tutela degli interessi essenziali della propria sicurezza e che si riferiscano alla produzione o al commercio di armi, munizioni e materiale bellico (lista del 1958); tali misure non devono, però, alterare le condizioni di concorrenza nel mercato comune.

b) Escludendo i contratti dalla direttiva in base all’art. 9 quando la sua applicazione obbligherebbe lo Stato membro a fornire informazioni il cui rilascio è considerato contrario agli interessi essenziali della sua sicurezza; quando riguardano un programma di cooperazione fra due o più Stati Membri che comporti un’attività di ricerca e sviluppo (R&S); quando sono assegnati da un governo ad un altro governo, quando riguardano attività di R&S (fino allo stadio dei dimostratori tecnologici in grado di evidenziare le prestazioni di un nuovo concetto o una nuova tecnologia in un ambiente significativo o rappresentativo).

c) Utilizzando la procedura negoziata senza pubblicazione prevista dalla direttiva in base all’art. 20, in caso di urgenza risultante da una crisi o conflitto; in caso di estrema urgenza derivante da eventi imprevedibili da parte dell’autorità appaltante; nel caso il contratto debba essere assegnato ad un particolare operatore per ragioni tecniche connesse con la protezione di diritti esclusivi; per attività di R&S non comprese nell’esclusione di cui all’art. 9 e per prodotti realizzati esclusivamente a scopo di ricerca; per forniture addizionali, entro cinque anni, quando il cambio di fornitore obbligherebbe l’autorità appaltante ad acquisire prodotti con differenti caratteristiche tecniche che creerebbero difficoltà tecniche incompatibili o sproporzionate per la gestione operativa e la manutenzione.

Nel campo degli acquisti la nuova direttiva europea imporrà di introdurre un po’ di competizione, per lo meno a livello europeo. Fermo restando che i grandi sistemi di difesa sviluppati attraverso la collaborazione intergovernativa (come l’Eurofighter) potranno continuare ad essere decisi e sostenuti dai governi, negli acquisti ordinari si ridurranno le possibilità di favorire l’industria nazionale. Se fino ad ora il grado di libertà negli acquisti militari è stato molto alto, d’ora in poi i vincoli diventeranno sempre più stringenti. E se si vorrà davvero acquisire un prodotto predeterminato, le motivazioni dovranno essere valide e trasparenti, così come l’iter procedurale.

Il positivo ruolo dell’Italia
L’Italia ha giocato un ruolo di primo piano in questa iniziativa fin dalla sua impostazione, supportando fin dall’inizio le istituzioni europee, sotto il diretto coordinamento della Presidenza del Consiglio. Un impegno che ci ha fatto conquistare il riconoscimento di interlocutore affidabile e importante da parte della Commissione e della Presidenza del Consiglio dell’Ue. Governo e amministrazioni hanno, peraltro, perseguito in modo coerente e trasparente alcuni obiettivi ritenuti di interesse nazionale: l’estensione della direttiva al campo della sicurezza e l’esclusione dei programmi internazionali e di quelli di R&S fino alla loro maturazione tecnologica, così come delle attività dei servizi di intelligence e dei casi in cui le nuove regole imponessero di rilasciare informazioni in contrasto con gli interessi essenziali della nostra sicurezza. Obiettivi che sono stati conseguiti anche grazie all’impegno dei funzionari italiani che, ai diversi livelli, sono stati coinvolti a Roma come a Bruxelles.

Tutte le decisioni assunte in questi ultimi due mesi (oltre alle direttive è stata anche approvata l’8 dicembre una Posizione Comune che rende obbligatorio il rispetto del Codice di condotta dell’Ue sull’esportazione di armamenti) sono il risultato della diffusa consapevolezza europea che la frammentazione nazionale del mercato europeo non è più compatibile con il mutato scenario europeo e internazionale. Tutti i soggetti interessati si sono dovuti, prima o poi, arrendere di fronte al cambiamento intervenuto: la Commissione europea ha dovuto riconoscere che la specificità del mercato della difesa richiedeva regole particolari; i governi europei, che le forze armate richiedono equipaggiamenti più avanzati al minor prezzo possibile e, quindi, un’industria più efficiente e competitiva; le imprese europee, che è necessario avere un mercato di riferimento continentale, anche se devono accettare una maggiore competizione sui mercati domestici.

A partire dal 2011 il mercato europeo della difesa cesserà di essere solo un auspicabile obiettivo per cominciare a diventare una realtà concreta. Ovviamente ci vorranno anni prima che il processo si espanda e si realizzi completamente, ma la strada è stata definitivamente tracciata.