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Controllo degli armamenti

Nuove opportunità per l’Ue nella lotta alla proliferazione nucleare

9 Gen 2009 - Edoardo Sorvillo - Edoardo Sorvillo

Nella primavera del 2010 si riunirà l’ottava conferenza di riesame del Trattato di Non Proliferazione nucleare (Tnp). L’Unione europea ha sempre riconosciuto la validità e l’importanza del Tnp quale strumento principale per la lotta alla diffusione delle armi nucleari. Tuttavia, le numerose posizioni comuni adottate dall’Unione sin dal 1995 nell’ambito del Tnp e l’approvazione della strategia europea contro la proliferazione nucleare nel 2003 non hanno evitato che, durante la conferenza di riesame del Tnp del 2005, insorgessero divisioni in ambito europeo su una delle clausole più importanti del testo del trattato: quella, contenuta nell’articolo VI, che impegna gli stati nucleari a cessare la corsa agli armamenti e a raggiungere accordi per la riduzione dei loro arsenali.

Ad incrinare la compattezza della posizione europea hanno contribuito le politiche adottate dai due paesi che all’interno dell’Unione detengono un arsenale nucleare, Gran Bretagna e Francia.

Alla fine del 2008, tuttavia, le dichiarazioni del Presidente francese e Presidente di turno dell’Unione europea, Nicolas Sarkozy e del Segretario di Stato per gli affari esteri David Miliband sembrano indicare un cambiamento nelle posizioni dei due paesi. Il parziale mutamento di rotta da parte di Parigi e Londra, assieme al cambiamento di amministrazione che si sta per completare a Washington, può aprire nuovi spazi di manovra che l’Unione europea potrà sfruttare per contribuire alla positiva conclusione della conferenza di riesame del 2010.

L’Ue ed il Tnp
Durante la conferenza di riesame del 1995 l’obiettivo principale dell’Unione era l’estensione illimitata della durata del trattato che compiva allora 25 anni. Obiettivo che fu raggiunto anche se con molta fatica e dopo una prolungata trattativa. Nella successiva conferenza di riesame del 2000 la posizione comune approvata dalla Ue conteneva importanti obiettivi da raggiungere nel campo del disarmo che vennero in parte tradotti nel documento, adottato all’unanimità dalla conferenza, sulle 13 azioni pratiche da adottare per arrivare all’eliminazione completa degli armamenti nucleari (13 Practical Steps to Nuclear Disarmament).

Nel dicembre 2003 la politica europea si è arricchita ulteriormente con l’approvazione di una strategia per la lotta alla proliferazione delle armi di distruzione di massa, il cui pilastro principale è il multilateralismo e che riconosce il ruolo fondamentale svolto da accordi internazionali come il Tnp.

Nonostante l’alto livello di unità raggiunto su obiettivi e metodi da impiegare per combattere la proliferazione, la coesione europea non ha retto di fronte alle posizioni di chiusura che l’amministrazione americana ha adottato, con grande determinazione, durante la conferenza di riesame del 2005. In quella occasione, infatti, Washington contestò la validità del documento sulle misure di disarmo, provocando un impasse che, assieme alle posizioni di altri importanti attori, portò al fallimento della conferenza che non fu in grado di approvare un documento finale condiviso. Va detto peraltro che l’atteggiamento francese contribuì ad indebolire le posizioni europee anche se non determinò, di per sé, il fallimento della conferenza.

Un cambiamento di rotta di Londra e Parigi?
Dopo la debacle del 2005 qualcosa sembra tuttavia essere cambiato nelle posizioni dei due paesi “nucleari” europei.

Il 5 dicembre 2008 Nicolas Sarkozy ha inviato una lettera ufficiale a nome dell’Unione europea al Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon nella quale si esorta l’Assemblea generale a iniziare un serio dibattito sulle questioni relative al disarmo nucleare.

L’8 dicembre il Segretario di Stato per gli affari esteri britannico, David Miliband, ha ribadito dalle colonne del quotidiano The Guardian l’importanza del disarmo come elemento fondamentale per combattere la proliferazione nucleare.

Infine, il 9 dicembre l’Alto rappresentate per la politica estera e di sicurezza europea Javier Solana ha esplicitamente appoggiato le posizioni prese dai due governi europei in un suo intervento al convegno sulle questioni del disarmo organizzato dal Partito Socialista europeo a Bruxelles.

La proposta presentata da Sarkozy non contiene elementi particolarmente innovativi ed anzi ricalca in parte i contenuti del documento sul disarmo approvato dalla conferenza di riesame del Tnp nel 2000, la cui validità era stata negata dal precedente governo francese nel 2005: entrata in vigore, in tempi brevi, del bando completo degli esperimenti nucleari (Ctbt); rilancio delle negoziazioni per il trattato sul taglio della produzione di materiale fissile (Fmct); ripresa delle trattative tra Russia e Stati Uniti per arrivare ad un trattato che sostituisca lo Start I (Strategic Arms Reduction Treaty) in scadenza nel 2009 ed il Sort (Strategic Offensive Reduction Treay) in scadenza nel 2012; inclusione delle armi nucleari tattiche nelle misure di disarmo; ed un trattato per bandire missili a corto e medio raggio. Tuttavia, considerando l’atteggiamento assunto durante le discussioni del 2005, il fatto che sia il governo di Parigi a farsi portavoce di un rinnovato interesse europeo verso il disarmo non può che far ben sperare per la coerenza e l’efficacia dell’azione europea in seno alla conferenza di riesame del 2010.

A rafforzare queste speranze contribuiscono le posizioni assunte dal Governo di Sua Maestà britannica. Dal punto di vista dei contenuti le voci dell’agenda di Miliband non si discostano da quelle proposte dall’ex presidente di turno della Ue. Londra enfatizza tuttavia l’importanza di un rinnovato coordinamento transatlantico, soprattutto in un momento in cui il cambiamento dell’inquilino al 1600 di Pennsylvania Avenue sembrerebbe aprire nuove prospettive di dialogo e collaborazione oltre a quelle già esistenti nell’ambito della Proliferation Security Initiative (Psi) e del gruppo G8. Inoltre, il governo britannico è da tempo coinvolto nello studio dei problemi pratici che il processo di disarmo nucleare comporta (un importante esempio di questo interesse è l’ Adelphi Paper dell’agosto 2008 Abolishing Nuclear Weapons, esplicitamente indicato dal Segretario alla difesa britannico, Des Browne, durante un discorso alla Conferenza sul Disarmo di Ginevra nel febbraio del 2008 come un rilevante contributo al dibattito internazionale).

Verso la conferenza di riesame del 2010
Quali le conseguenze di questi sviluppi sulla posizione dell’Unione europea in seno alla conferenza di riesame del Tnp?

In molti hanno sottolineato che le politiche adottate dall’Unione nell’ambito del Tnp soffrono di un vulnus rappresentato dalla difficoltà di inserire credibilmente il disarmo tra le posizioni ufficiali dell’Ue a causa degli arsenali nucleari di Francia e Gran Bretagna, dei diversi atteggiamenti dei paesi membri rispetto alla questione ed infine dalla mancanza di competenza dell’Unione sulla politica nucleare.

L’iniziativa dai governi francese e britannico alla fine del 2008 può rappresentare uno sviluppo significativo. Cinque anni fa i paesi dell’Unione non furono in grado di giocare un ruolo costruttivo durante le discussioni poiché mancarono di coesione sulla questione del disarmo. Il rinnovato interesse di Parigi e Londra su questo tema, dimostrato dalle prese di posizione di Miliband e Sarkozy, sembra riaprire spazi di manovra per dare modo all’Unione di contribuire a ristabilire il fondamentale equilibrio tra impegni relativi al disarmo, alla non proliferazione nucleare ed al libero sviluppo dell’energia atomica a scopi pacifici che rappresentano i pilastri sui quali si regge l’intera architettura del regime creato alla fine degli anni ’60 dal Tnp. L’agenda proposta dal Presidente Sarkozy e ribadita da Miliband riprende ed aggiorna gli elementi delle 13 Practical Steps e può rappresentare sia il punto di partenza del dibattito interno all’Unione sia quello delle discussioni che si terranno a livello globale nel 2010.

Se l’Unione europea, con in testa Gran Bretagna e Francia, sarà in grado di far seguire alle dichiarazioni di Londra e Parigi prese di posizione coerenti nel campo del disarmo sfruttando anche il cambiamento nell’amministrazione statunitense la credibilità delle politiche europee contro la proliferazione nucleare ne uscirà sicuramente rafforzata contribuendo a rinvigorire il Trattato che, dopo la debacle del 2005, ha urgente bisogno di sostegno da parte della comunità internazionale per riacquistare la sua perduta credibilità.