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Politica di difesa americana

La cura Obama-Gates per il Pentagono

18 Gen 2009 - Giovanni Gasparini - Giovanni Gasparini

Il lungo periodo di transizione verso la presidenza Obama si è finalmente concluso. Le decisioni sulle nomine prese sinora marcano una certa continuità con l’amministrazione di Bill Clinton e una forte discontinuità con l’amministrazione uscente di George Bush. Ma vi è un’importante eccezione: la riconferma al Pentagono di Robert Gates, che ci si aspetta rimanga in carica almeno per la prima parte del mandato di Obama, come avevamo già ipotizzato in un articolo pubblicato a novembre. La scelta di confermare Gates come ministro della difesa risponde a tre esigenze: assegnare un posto scomodo a una personalità di spicco e che gode di una solida reputazione sia nel mondo politico che fra i militari; accrescere il profilo bipartisan delle scelte di sicurezza nazionale, coinvolgendo i repubblicani; dare continuità dell’azione riformatrice avviata dallo stesso Gates in palese rottura con l’impostazione del precedente Segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld.

In cerca di una strategia equilibrata
La riforma della burocrazia del Pentagono è un punto centrale dell’azione di Gates, come risulta anche da un suo articolo sull’ultimo numero di Foreign Affairs il cui titolo è di per sé un programma: “A Balanced Strategy”, ovvero una strategia equilibrata. Secondo Gates si tratta di creare un nuovo mix di forze che, spaziando dalla capacità di deterrenza nucleare ai sistemi convenzionali ad elevata tecnologia di ultima generazione, fino alle capacità di sostegno logistico, di ricostruzione e stabilizzazione, permetta agli Usa di attuare, insieme con gli alleati, un ventaglio molto ampio di missioni. Alle capacità convenzionali si dovrà accompagnare quindi un rafforzamento di quelle per l’intelligence e il contrasto alla guerriglia (counterinsurgency), che sono indispensabili per il successo delle operazioni militari fortemente asimmetriche che caratterizzano la lotta al terrorismo internazionale.

A fianco della capacità d’intervento militare più propriamente detta (cosiddetta cinetica, ovvero relativa alle operazioni di combattimento), il Pentagono dovrà anche sviluppare le proprie competenze nell’ambito della stabilizzazione e ricostruzione. Gates punta a dare maggiore flessibilità sia alle capacità operative che ai processi organizzativi, incluso il complesso processo di acquisizione dei sistemi e degli armamenti. I vincoli di bilancio e la necessità di aumentare le forze di terra richiederanno una revisione dei programmi di acquisizione futuri ed anche di alcuni in corso. È probabile che vengano penalizzati alcuni sistemi visti come troppo onerosi o diretti a soddisfare requisiti di superiorità che hanno perso di importanza dopo la fine della contrapposizione tra blocchi. Inoltre, il mantenimento della capacità operativa immediata rimane la priorità e il Pentagono dovrà farvi fronte riducendo l’impiego delle forze di riserva della Guardia Nazionale, sottoposte a pressioni insopportabili nel corso degli ultimi anni.

Potenziali contrasti: nucleare e difesa antimissile
Mentre vi è fra il Presidente ed il Segretario alla Difesa una sostanziale condivisione degli obiettivi politici di fondo (riduzione sostanziale della presenza militare in Iraq, aumento della presenza in Afghanistan, riforma dell’apparato militare, incremento delle forze di terra), altrettanto non si può dire di due temi particolarmente sensibili, su cui potrebbero sorgere contrasti: il mantenimento della capacità nucleare e lo schieramento di difese antimissile.

Obama si è espresso a favore di una forte riduzione negoziata degli armamenti nucleari fino a una loro eliminazione, mentre Gates vede nella capacità nucleare americana un fattore stabilizzante nei rapporti con le altre potenze nucleari e non. Anche il ministro della difesa potrebbe essere favorevole ad una riduzione bilanciata delle capacità nucleari, ma allo stesso tempo è intenzionato a portare avanti il programma di aggiornamento delle testate nucleari (Reliable Replacement Warhead Program), avversato invece da diversi sostenitori dell’“opzione zero”, che denunciano l’elevato costo dell’arsenale non convenzionale (stimato in oltre 50 miliardi di dollari annui, pari a circa il 10% del bilancio regolare della difesa).

È probabile che questo contrasto non si manifesti immediatamente, anche perché il piano di riduzione richiederà molto tempo per essere attuato. Tuttavia le differenze di opinione all’interno dell’Amministrazione circa il valore da assegnare al deterrente nucleare potrebbero portare a incertezze e incoerenze strategiche, che sarebbero negative anche per i rapporti con le altre potenze e gli alleati della Nato.

Il secondo elemento di potenziale contrasto riguarda lo sviluppo del sistema di difesa antimissile. Il programma in quanto tale non è in pericolo, ma sono prevedibili riduzioni anche consistenti degli stanziamenti per la sua attuazione, che potrebbero essere riportati ai valori pre-Bush, ovvero attorno ai 5 miliardi di dollari annui, circa la metà di quanto speso attualmente. Obama vuole procedere con molta più cautela rispetto a quanto accaduto negli ultimi anni, chiede maggiori certezze prima di imbarcarsi in costosissime acquisizioni e non condivide la tesi dei repubblicani che le difese missilistiche siano una priorità strategica.

In particolare, mentre continueranno i programmi di difesa di teatro e delle truppe all’estero a tecnologia più matura, come il terrestre Thaad e i sistemi navali imbarcati SM-3, gli altri verranno sviluppati ulteriormente in ambito tecnologico senza procedere all’acquisizione, mentre il sistema di difesa basato su intercettori cinetici da terra (Gbi) potrebbe ridursi alle attuali due batterie. Il terzo sito del sistema di difesa nazionale americana basato in Europa, che tanti contrasti ha provocato con la Russia, potrebbe persino venir congelato da un accordo strategico bilaterale. Gates non è un difensore a spada tratta e ad ogni costo di ogni elemento del sistema di difesa antimissile, ma ne percepisce certamente il valore tecnologico ed industriale e potrebbe vederlo come necessario per compensare una riduzione consistente della capacità di deterrenza.

Non perdersi di vista
Nel corso dei prossimi due anni le priorità e le missioni del Pentagono saranno sottoposte ad una sostanziale revisione. La nuova strategia di difesa nazionale di Obama verrà applicata in modo persino aggressivo da Gates, che ne è uno dei principali promotori. Tale riforma è però destinata ad incontrare resistenze burocratiche interne e potrebbe mettere il Pentagono in contrasto con altre agenzie, nonché su alcuni punti critici persino con la stessa Casa Bianca e con il nuovo Consigliere alla sicurezza nazionale, il generale dei marines a riposo James Jones. È nell’interesse degli alleati degli Stati Uniti seguire con attenzione tali sviluppi, in quanto saranno sollecitati da Washington a ricoprire un ruolo più importante e a riformare i loro apparati di difesa in modo da continuare a garantire l’interoperabilità con quello americano e la condivisione del nuovo progetto strategico.

Si veda anche: A Balanced Strategy , Robert M. Gates