IAI
Unione europea e Cina

Un new deal tra Europa e Cina

10 Dic 2008 - Nicola Casarini - Nicola Casarini

Il rinvio del summit tra l’Unione europea e la Cina e le proteste formali di Pechino all’indomani dell’incontro di Sarkozy con il Dalai Lama non sono che la punta dell’iceberg di un progressivo deterioramento delle relazioni sino-europee avvenuto negli ultimi tempi. Senza pregiudicare i nostri valori di fondo, occorre però rilanciare la partnership con la Cina. Anche perché in un mondo sempre più interdipendente e in preda a una profonda crisi economica, un new deal con Pechino andrebbe incontro, prima di tutto, ai nostri interessi.

La questione dei valori
Il summit Ue-Cina in programma l’1 e il 2 dicembre a Lione è stato rinviato dai dirigenti cinesi a causa dell’incontro di Nicolas Sarkozy, il presidente francese che è anche presidente di turno del Consiglio europeo, con il Dalai Lama, il leader spirituale del popolo tibetano, sabato 6 dicembre a Danzica. Come ricordato in un precedente articolo, ogni volta che un leader di un grande paese democratico, occidentale o asiatico che sia, incontra il Dalai Lama, Pechino protesta e minaccia ritorsioni economiche. A tal punto che sono vari i leader che talvolta, per calcoli di opportunità politica, rinviano gli incontri con il Dalai Lama, come fece lo stesso Sarkozy quest’estate quando a ricevere il leader spirituale tibetano in visita a Parigi c’era la moglie Carla Bruni e il ministro degli Esteri, mentre il presidente francese ritenne più opportuno presenziare alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Pechino la sera dell’8 agosto 2008.

Questa volta, pero, Sarkozy ha deciso di incontrare il Dalai Lama, dichiarando altresì che decide lui l’agenda di incontri da fare e che non si sarebbe fatto piegare, né spaventare, dalle minacce cinesi. Minacce di ritorsioni commerciali che sono arrivate puntuali subito dopo l’incontro di Danzica, con la convocazione dell’ambasciatore francese a Pechino e una nota ufficiale del ministero degli Esteri cinese. Come riportato dal China Daily, l’organo ufficiale del governo cinese in lingua inglese, l’incontro è stato interpretato come un’azione scorretta della Francia che ‘interferisce’ in tal modo ‘con le questioni interne della Cina e danneggia in modo grave i sentimenti dei cinesi’.

La stragrande maggioranza dei cinesi considera il Tibet parte integrante della Cina e interpreta gli incontri di alto livello con il leader ‘separatista’ tibetano (come viene considerato in Cina) alla stregua di un’offesa, un’ulteriore umiliazione alla sensibilità cinese da parte delle potenze occidentali. Francesco Sisci ci ha ricordato dalle pagine de La Stampa che i sondaggi tra la popolazione cinese dimostrano come la quasi totalità dei cittadini è concorde con la decisione dei dirigenti di Pechino di rinviare il vertice. Mentre i blog cinesi si stanno già preparando al boicottaggio dei prodotti francesi. Tali sentimenti nazionalisti non permettono grandi spazi di manovra sulla causa del Tibet e rappresentano uno iato crescente tra le percezioni della maggioranza degli europei riguardo la questione tibetana e i sentimenti di gran parte dei cinesi. Bene ha fatto, comunque, Sarkozy ad incontrare il Dalai Lama e a farsi portabandiera di un modo di sentire largamente maggioritario in Europa. Anche perché dietro il rinvio del summit Ue-Cina ci sono questioni di più ampia portata che sarebbero emerse prima o poi. A cominciare da un raffreddamento generale delle relazioni sino-europee in vari settori strategici e la difficoltà di un’Europa, purtroppo ancora troppo spesso divisa in politica estera, nel gestire l’arrivo della potenza cinese sulla scena internazionale.

Relazioni sempre più fredde
I rapporti Ue-Cina sono passati dalla ‘luna di miele’ durante il periodo 2003-2005, a una fase più matura contraddistinta però da incomprensioni e divergenze talvolta alquanto profonde. L’apice delle relazioni era stato toccato nell’autunno 2003, con la proclamazione della partnership strategica tra le due parti, l’accordo di cooperazione spaziale e sviluppo congiunto del sistema satellitare Galileo, e la proposta di togliere l’embargo sulla vendita di armi che era stato adottato dalla Comunità europea nel 1989, all’indomani del massacro di Tiananmen.

Nell’estate del 2005, la questione della levata dell’embargo era stata ufficialmente messa da parte, anche a causa delle ferma opposizione degli Stati Uniti al riguardo. Da quel momento la dirigenza cinese, che aveva creduto a un possibile sganciamento dell’Europa dall’America, si è dovuta ricredere. A questo si sono aggiunte questioni economiche, legate soprattutto all’invasione di prodotti cinesi a basso costo sui mercati europei, ben esemplificato dal contenzioso sul tessile tra Ue e Cina esploso nel luglio 2005.

Nell’ultimo documento della Commissione europea dell’ottobre 2006, vengono apertamente criticate per la prima volta tutta una serie di pratiche commerciali della Cina ritenute lesive degli interessi europei e responsabili del crescente deficit commerciale della Ue con Pechino. La Ue continua a negare alla Cina lo status di economia di mercato, cosa che permette a Bruxelles l’imposizione di misure anti-dumping sui prodotti cinesi, come ben analizzato in un recente documento dell’European Centre for International Political Economy (Ecipe) di Bruxelles. Una situazione questa che fa infuriare i dirigenti di Pechino, i quali ritengono che il loro paese sia ancora una volta vittima di discriminazioni da parte degli occidentali.

Alle tensioni economiche si è aggiunta, nell’ultimo anno, la questione dei valori emersa in tutta la sua criticità durante la rivolta tibetana del marzo 2008 e la feroce repressione cinese che ne è seguita, dando luogo a varie dimostrazioni di piazza in Europa contro la Cina e sollevando addirittura la prospettiva di un boicottaggio della cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Pechino. L’ultimo atto a contribuire al raffreddamento delle relazioni sino-europee è avvenuto quest’estate, quando l’Agenzia spaziale europea (Esa) ha pubblicato il bando di gara della fase due del sistema di navigazione satellitare Galileo. Si tratta di commesse del valore di svariati miliardi di euro. Fino a quel momento, la Cina era il più grande partner non-europeo del progetto Galileo, con numerose industrie e centri di ricerca cinesi attivi nello sviluppo congiunto delle applicazioni e tecnologie per il sistema satellitare europeo.

Nel documento Esa del luglio 2008 vengono esclusi dal procurement quei paesi che non hanno siglato l’ Agreement on Government Procurement adottato in sede dell’Organizzazione mondiale per il commercio (Omc), tra i quali spicca la Cina. Uno smacco enorme per Pechino. In quanto Galileo è sempre stato visto dai cinesi come un ‘modello di cooperazione’ scientifica e tecnologica tra la Cina e l’Europa.

Ad ascoltare gli europei, si è giunti a questo per due motivi: i crescenti timori di scarso rispetto in Cina per i diritti di proprietà intellettuale e del trasferimento di tecnologia; e il fatto che il sistema di navigazione satellitare cinese (il Beidou) stia apparentemente utilizzando le medesime frequenze messe a disposizione di Galileo rappresentando pertanto, nel tempo, una sfida allo stesso sistema Galileo e questo grazie anche – e soprattutto – alla tecnologia europea. Insomma, dietro al rinvio dell’ultimo vertice, ci sono importanti elementi della relazione Ue-Cina che hanno bisogno di essere ripensati.

Un contributo dall’Italia?
La Ue e la Cina sono indubbiamente tra i più importanti attori della scena internazionale e si trovano oggi in una relazione di reciproco mantenimento. Se non altro perché la Ue è attualmente il primo partner commerciale della Cina e quest’ultima è il secondo partner economico della Ue, dietro solo (e di misura) agli Stati Uniti. Trovare soluzioni comuni è pertanto nell’interesse di entrambi. Che può partire solo da una genuina volontà di comprensione, da una parte e dall’altra.

Da parte dell’Europa, e dell’Italia in particolare, stiamo facendo tutto il possibile per rilanciare la partnership con il paese che diventerà, volenti o nolenti, uno dei pilastri (se non il pilastro) dell’ordine internazionale nel ventunesimo secolo? E non ci sarebbero forse spazi per cominciare ad approfondire alcune grandi tematiche riguardo la potenza cinese, la sua natura ed evoluzione, la sua visione dei diritti umani, dello sviluppo economico, tecnologico ed industriale, del suo ammodernamento militare e della sua proiezione internazionale, persino alla sua visione dell’utilizzo dello spazio e del suo ruolo all’interno delle organizzazioni internazionali? Un’azione di dialogo e di ricerca. In funzione generativa di opportunità reciproche. Per uscire – attraverso un new deal con il gigante cinese – prima e meglio dalla crisi.

Vedi anche:
Francesco Sisci su La Stampa

Documento dell’European Centre for International Political Economy (Ecipe) di Bruxelles

Agreement on Government Procurement

François Godement China’s apparent cost-free slight to Europe