IAI
Rapporti transatlantici

Se in Europa e in America cresce la paura dell’immigrazione

20 Nov 2008 - Raffaello Matarazzo - Raffaello Matarazzo

Ad eccezione di francesi e olandesi, circa la metà degli americani e degli europei ritiene che l’immigrazione costituisca più un problema che un’opportunità. Nondimeno, la maggioranza su entrambe le sponde dell’Atlantico dichiara che essa arricchirà la propria cultura con nuovi costumi e nuove idee. Tra gli europei, tuttavia, gli italiani risultano tra i più preoccupati dell’impatto dell’immigrazione sulla loro società.

È quanto emerge dall’inchiesta Transatlantic Trends: Immigration 2008 sugli orientamenti dell’opinione pubblica negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Olanda e Polonia) curata, tra gli altri, dal German Marshall Fund of the United States e dalla Compagnia di San Paolo di Torino.

L’Italia ha più paura dell’Europa e degli Usa?
L’approccio delle opinioni pubbliche americana ed europea al tema dell’immigrazione risulta molto più articolato e consapevole di quanto non lascino pensare frequenti generalizzazioni dei media o dei dibattiti politici sulle due sponde dell’Atlantico. Le risposte fornite, spesso simili, mettono in evidenza come davanti a una delle sfide di fondo della loro società, Usa e Europa continuino ad avere molto in comune. Seppure in linea con quello europeo, l’orientamento dell’opinione pubblica italiana risulta più contraddittorio e caratterizzato da crescenti elementi di preoccupazione e chiusura.

La sfiducia nelle capacità di controllo dell’immigrazione da parte delle autorità nazionali è in Italia più marcata che negli Usa e nel resto d’Europa: il 68% degli italiani (la percentuale più alta in Europa) pensa che la maggior parte degli immigrati giunga sul territorio nazionale – e quindi vi stazioni – illegalmente; la stessa percentuale (anche in questo caso la più alta) ritiene che il problema migratorio dovrebbe essere gestito più a livello europeo che a livello nazionale. Superiore alla media europea, inoltre, è la percentuale di italiani favorevoli a misure dure contro l’immigrazione illegale: il 91% vorrebbe un rafforzamento del controllo ai confini, il 93% pene più aspre per chi dà lavoro agli immigrati illegali. Se gli europei sono in genere più favorevoli degli americani al rimpatrio forzoso degli immigrati illegali (48%), gli italiani, probabilmente molto condizionati dalle quattro sanatorie introdotte tra l’86 e il ’98, lo sono in percentuale ancora più ampia (58%), secondi solo agli inglesi (64%).

Il sondaggio è stato realizzato nel settembre 2008, in un momento di aspra polemica in Italia sull’impatto dell’immigrazione illegale e più specificamente di quella dei Rom sui livelli di criminalità. Ciò può in parte spiegare il largo consenso che si registra fra gli italiani sull’inasprimento delle misure contro l’immigrazione illegale. D’altra parte gli italiani vedono con grande favore le politiche di integrazione (dalla concessione dei diritti di cittadinanza passiva alla condivisione dei benefici del sistema sociale): se gli europei sono più favorevoli (73%) degli americani (63%) a concedere benefici sociali agli immigrati, gli italiani si rivelano i più integrazionisti (90%), seguiti da olandesi (83%) e francesi (81%). Questo dato, tuttavia, è nuovamente contraddetto dall’opposto primato (questa volta negativo) verso i musulmani: sulla scena europea gli italiani sono quelli che in misura minore (38% su una media europea del 47%) ritengono che i musulmani abbiano molto da offrire alla cultura nazionale, e terzultimi (50%, dopo solo polacchi e inglesi) a considerare il loro stile di vita compatibile con il proprio.

L’Italia, infine, risulta insieme alla Francia il paese più favorevole alla gestione dell’immigrazione di concerto con i paesi di origine degli immigrati (86%) contro una più bassa media europea (57%) e una generale contrarietà degli americani: solo il 56% pensa che gli Stati Uniti dovrebbero gestire il fenomeno completamente da soli.

Sfida all’identità nazionale
Per gli americani esiste un legame molto più forte che per gli europei tra il concetto di “cittadinanza” e quello di identità nazionale (una problematica su cui ha posto l’accento, fra gli altri, Samuel Huntington nel libro Who Are We?: The Challenges to America’s National Identity del 2006). Il sondaggio mostra che oltre che negli Usa (62%), essere nati in un paese viene considerato molto importante per l’identità nazionale anche in Gran Bretagna (65%), Italia (61%) e Polonia (69%), mentre non viene considerato molto rilevante per francesi, tedeschi e olandesi. Come notato sopra, questo è anche un terreno che diventa scivoloso quando si pone il problema dell’integrazione, tra l’altro, con la cultura musulmana. Se americani e francesi sono in maggioranza ottimisti sull’influenza della cultura musulmana e sulla sua conciliabilità con lo stile di vita occidentale, italiani, tedeschi e olandesi rispondono in modo più articolato: sono convinti che la cultura musulmana abbia molto da offrire, ma ritengono che i loro stili di vita sono inconciliabili con quelli occidentali. Un’ampia maggioranza di americani (60%) e una buona percentuale di europei (47%) è comunque convinto che i musulmani vogliano integrarsi con i paesi che li ospitano. Non è casuale, ovviamente, che in tutti i paesi sondati chi ha amici provenienti da altri paesi risulti più ottimista sulla compatibilità culturale.

Legalità e politiche di lungo termine
Divergenze transatlantiche si registrano, invece, sulle ripercussioni sociali che il fenomeno può produrre: mentre per gli europei (con gli italiani in testa, ma con l’eccezione dei francesi) la principale preoccupazione è che l’immigrazione faccia crescere la criminalità, gli americani (insieme agli inglesi) sono più preoccupati che porti a una maggiore richiesta di servizi sociali e, di conseguenza, anche a maggiori tasse. Sia al di là che al di qua dell’Atlantico, la grande maggioranza dell’opinione pubblica (62% in Usa e 64% in Europa) chiede ai governi politiche stabili e non provvisorie sull’immigrazione. E – dato da non sottovalutare – respinge l’idea che l’immigrazione accresca le probabilità di un attacco terroristico. Europei e americani concordano anche sul fatto che la conoscenza della lingua e il rispetto delle leggi sono il requisito più importante per il rapporto con il paese ospitante. Avere un’offerta di lavoro prima di arrivare, e magari anche una famiglia, sono altri criteri visti con grande favore, insieme a una buona formazione. In tutti i paesi sondati, infine, provenire da un paese cristiano non viene considerato dalla maggioranza un aspetto importante.

In conclusione, in entrambi i continenti l’atteggiamento dell’opinione pubblica verso una delle sfide più impegnative dei prossimi anni è per lo più realista e pragmatico. Più alto è il livello di fiducia, maggiore risulta la disponibilità all’inclusione. La minaccia terroristica, per fortuna, non è riuscita a consolidare muri di incomunicabilità e paura nei confronti del diverso, come indicano chiaramente i risultati negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Ai governi, tuttavia, non sono concesse scorciatoie: ad un problema percepito come molto serio i cittadini esigono risposte strutturali e di lungo periodo. Di fronte a una sfida epocale come l’immigrazione, navigare a vista non è più permesso a nessuno.
Vedi anche:

Transatlantic Trends: Immigration 2008

Italia razzista? di Bruno Nascimbene

L’Europa e l’immigrazione: la pancia contro la testa di Ferruccio Pastore