IAI
Presidenziali americane 2008

Obama di fronte alla sfida russa

5 Nov 2008 - Maurizio Massari - Maurizio Massari

A soli dieci mesi di distanza dal suo insediamento, Barack Obama si troverà a dover celebrare il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino e della fine della guerra fredda. Il bilancio di questo periodo non si può dire sia linearmente positivo. Da un lato, l’Europa “whole and free” è stata più o meno realizzata con l’ingresso nell’Ue e nella Nato dei paesi europei dell’ex blocco sovietico; dall’altro, con il principale avversario della guerra fredda, la Russia post-sovietica, i rapporti sono restati in una sorta di limbo.

Percezioni asimmetriche
La Russia non è oggi per gli Stati Uniti né un alleato, né un partner, né un vero nemico; lo stesso più o meno vale da parte russa nei riguardi degli Stati Uniti. Ma resta una chiara asimmetria nelle percezioni reciproche: mentre gli Stati Uniti hanno dopo la fine della guerra fredda e dell’Urss fortemente ridimensionato il peso relativo della Russia nella loro politica estera, per la Russia, invece (colpa in parte anche dell’Europa), gli Stati Uniti restano il parametro principale con cui Mosca misura il proprio status di potenza.

Alla base di questa asimmetria c’è il grande malinteso con cui si è conclusa la guerra fredda: gli Stati Uniti ritengono di averla vinta, la Russia crede di non averla persa, ma di avervi ‘spontaneamente’ rinunciato. La Russia ha quindi pensato di poter rivendicare in questi anni uno status di potenza paritario, più o meno invariato rispetto al periodo sovietico, mentre gli Stati Uniti ‘vincitori’ si sono sentiti legittimati a comandare sul piano internazionale l’espansione dell’ordine democratico occidentale, non più e non tanto questa volta contro la Russia, ma ‘a prescindere’ da quest’ultima. Questo malinteso di fondo e il gap nelle percezioni reciproche sono alla base dei continui zig-zag nei rapporti russo-americani e del loro peggioramento particolarmente negli ultimi quattro anni, peggioramento iniziato con le rivoluzioni colorate in Georgia e Ucraina e culminato con la più recente crisi caucasica. Soprattutto, però, essi hanno impedito al rapporto tra i due paesi di maturare, di superare la logica del XX secolo ed adattarsi alla realtà del XXI secolo.

Un nuovo indirizzo strategico
È questo il punto da cui dovrà partire Obama: come far evolvere un rapporto tra due potenze non più nemiche che è rimasto bloccato a causa dei veti psicologici reciproci. La sfida principale sarà di proporre un nuovo ‘indirizzo strategico’ alla relazione Russia-Usa aggiornato alla realtà complessa del sistema internazionale attuale. Le due prime presidenze americane del post-guerra fredda hanno tra le altre cose entrambe avuto il limite di impegnare la Russia limitatamente, di volta in volta e secondo le necessità, sui singoli temi, dal Kosovo all’Iran alla guerra al terrorismo, senza avere un paradigma strategico complessivo in grado di orientare e dare senso al rapporto con Mosca.

Il primo tentativo di superare questo tipo di approccio era stato abbozzato al Vertice di Sochi nell’aprile scorso con l’intesa tra Buh e Putin su una ‘cornice’ del rapporto strategico tra i due paesi: ma è stato un tentativo troppo tardivo, realizzato con una presidenza ‘lame duck’ e presto archiviato dalla scoppio della guerra nel Caucaso. Non deve sorprendere quindi che la Russia, fino a Sochi considerata un ‘derivato’ della nuova agenda internazionale, abbia occupato uno spazio marginale nella campagna elettorale americana. La crisi caucasica ha solo parzialmente risvegliato l’attenzione nei suoi confonti. Ha soprattutto omologato il linguaggio critico dei due candidati, mentre nei mesi precedenti McCain si era distinto per un linguaggio più da “falco” rispetto a Obama.

Ciononostante la Russia ha seguito con particolare attenzione il dibattito elettorale americano, attendendo con ansia il responso del 4 novembre. In passato i russi tendevano tradizionalmente a preferire i candidati repubblicani, perché meno inclini al ‘lecturing’ su democrazia e diritti umani. L’esperienza neo-cons ha spuntato quest’argomento. Diversi rappresentanti delle elite russe si sono sbilanciati in favore di Obama che per ragioni anagrafiche è ritenuto meno condizionato di McCain dal bagaglio della guerra fredda e più disponibile a voltare pagina.

Un nuovo ruolo per la Russia
Un rapporto Usa-Russia che affondi le sue radici nella realtà attuale, anziché nei ricordi della guerra fredda presuppone due cose: che gli Stati Uniti prendano finalmente sul serio la Russia come parte del gruppo di potenze la cui cooperazione resta cruciale per la soluzione dei problemi globali; che la Russia si renda conto che il rapporto bilaterale con Washington non potrà ritornare ad avere quella centralità che aveva in passato, ma potrà piuttosto ritrovare una sua ragione di essere se sui temi globali la Russia stessa riuscirà a diventare un attore positivo, un ‘problem solver’ed un partner interessante per gli Stati Uniti e l’Occidente.

Su alcuni di questi temi come disarmo e non proliferazione il rapporto Usa-Russia è ancora centrale. I due paesi posseggono il 90% delle testate nucleari e possono dare il ‘la’ al rilancio dell’agenda sul disarmo nucleare, a partire dal negoziato di un nuovo trattato post-Start 1 (che scadrà nel 2009), che è anche il presupposto per dare credibilità all’agenda sulla non proliferazione e al regime del Tnp. Anche sulla sicurezza energetica globale Mosca può essere un punto di riferimento centrale, a condizione che questa problematica venga depoliticizzata da ambo le parti. Su altri temi – dall’ambiente, al commercio, alla stabilità finanziaria – la Russia non è un player principale, ma è comunque interesse degli Usa e dell’Occidente includerla, insieme alle nuove potenze ‘sovrane’, nel sistema di regole mutilaterali , dall’Omc (dove sarebbe interesse dell’Occidente che la Russia entrasse) al regime post-Kyoto. Un rapporto di tipo nuovo tra Usa e Russia è il banco di prova della capacità dell’Occidente di tradurre l’attuale multipolarismo in multilateralismo.

L’Europa è la prima ad avere interesse ad un rapporto nuovo tra Mosca e Washington. La Russia è diventata uno dei principali fattori di divisione all’interno dell’Unione Europea e di incomprensione nel quadro transatlantico. Può l’Europa contribuire all’avvio di un dialogo più ampio e positivo tra Russia e Stati Uniti, meno condizionato dal passato e concentrato sui temi globali? Sì, se l’Europa riuscirà a porsi in maniera propositiva per smussare le tensioni regionali, in particolare quelle relative al “vicinato” ex-sovietico, diventato a dismisura la principale area di tensione nei rapporti Russia e Occidente. Proporre soluzioni innovative per una gestione cooperativa del ‘vicinato’ è necessario per eliminare un’inutile distrazione dall’agenda globale sulla quale Russia ed Occidente potranno scoprire di avere più interessi in comune di quanto oggi si pensi.