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Diritto internazionale

La Germania deve risarcire le vittime delle stragi naziste?

3 Nov 2008 - Natalino Ronzitti - Natalino Ronzitti

La magistratura, compresa quella militare, ha riaperto i dossier sulle stragi perpetrate dai soldati della Wermacht dopo l’8 settembre 1943 e le sentenze, ormai numerose, hanno sollevato un dibattito tra gli storici per determinare se sia giusto porre di nuovo sul tappeto episodi ormai consegnati alla memoria. Problema quanto mai attuale, come dimostra l’interesse suscitato dal film sulla strage di S. Anna di Stazzema del regista americano Spike Lee e i dibattiti in radio e televisione che sono seguiti.

Si può procedere contro la Germania?
La questione ha sollevato anche un dibattito tra i giuristi dei due paesi interessati, Italia e Germania. Mentre i giuristi tedeschi si sono, con qualche isolata, ma autorevole eccezione, schierati a favore dell’improcedibilità di azioni giudiziarie contro la Germania, i pochi giuristi italiani che si sono pronunciati sono divisi tra chi, come il sottoscritto, argomenta che si possa procedere contro la Germania e chi, invece, afferma che, per motivi tecnico-giuridici, la questione non possa più essere sollevata.

Ormai i processi contro i responsabili delle stragi sono diventati un caso politico, che rischia di turbare i rapporti, peraltro ottimi, tra Italia e Germania. Siamo di fronte ad una controversia internazionale e la Germania non nasconde il proposito di deferirla alla Corte internazionale di giustizia (una possibilità concreta come ha anticipato l’Ansa il 1° novembre riprendendo indiscrezioni di Der Spiegel) o ad altra istanza arbitrale. È ovvio che se i nostri giudici pronunciano una sentenza che viola il diritto internazionale, l’Italia è responsabile. È naturale quindi che la nostra diplomazia e il Ministro degli affari esteri Frattini, che rilasciò in proposito un’intervista alla Sueddeutsche Zeitung lo scorso 20 giugno, siano preoccupati. Ma in Italia, come in altre democrazie del mondo, vige il principio della separazione dei poteri e la magistratura giudica in piena indipendenza, senza interferenze da parte dell’esecutivo.

L’ultima pronuncia è quella della Cassazione Penale, in data 21 ottobre 2008, che ha confermato la sentenza della Corte Militare di Appello di Roma, che a sua volta aveva riconosciuto conforme a diritto la sentenza del Tribunale Militare di La Spezia di condanna all’ergastolo di uno dei responsabili della strage di Civitella (Arezzo), disponendo il risarcimento del danno a favore dei familiari, in solido con la Germania.

La pronuncia della Cassazione fa seguito ad una serie di tredici ordinanze del 29 maggio 2008 con cui la Cassazione ha disposto che la Germania non possa invocare l’immunità dalla giurisdizione. Ma non basta: la Cassazione ha confermato una sentenza della Corte d’Appello di Firenze, che aveva riconosciuto una sentenza greca di condanna dello stato tedesco per massacri compiuti durante la II guerra mondiale in Grecia. Poiché le corti greche non hanno concesso l’esecuzione della sentenza in quel paese, ne è stata chiesta l’esecuzione in Italia, con la conseguente iscrizione di ipoteca giudiziale su Villa Vigoni, una proprietà della Germania adibita a scopi culturali. In verità l’importo della sentenza di condanna non è cospicuo essendo limitato alle spese di giudizio. Ma quello che interessa è il principio affermato dalla Cassazione: la Germania non può invocare l’immunità dalla giurisdizione.

È comprensibile quindi il malessere tedesco: non solo la Germania rischia di essere trascinata in giudizio in Italia per i crimini commessi in Italia; ma rischia anche di dover sottostare alle sentenze di condanna pronunciate in altri paesi, di cui viene chiesta l’esecuzione in Italia per l’impossibilità di eseguirla nel paese di origine.

La risposta tedesca
Da parte tedesca vengono mosse tre obiezioni principali:
a) Il principio dell’immunità degli stati esteri dalla giurisdizione, per cui uno stato non può essere convenuto in giudizio di fronte ai tribunali di un altro stato per attività che rientrano nella sua sfera sovrana, quali indubbiamente sono le attività belliche;
b) Il Trattato di Pace del 1947, secondo cui l’Italia avrebbe rinunciato a tutte le domande di risarcimento contro la Germania pendenti alla data dell’8 maggio 1945 (art.77, comma 4);
c) L’Accordo italo-tedesco del 2 giugno 1961 che dichiara risolte tutte le rivendicazioni per danni occorsi durante il II conflitto mondiale pendenti a tale data.

L’interpretazione tedesca del Trattato di pace del 1947 è errata: la Germania, stato sconfitto, non poteva certo pretendere che gli Alleati le riservassero un trattamento di favore. L’Accordo del 1961 dichiara risolte tutte le domande pendenti a quella data, ma non ne inibisce di nuove. Quindi la vera obiezione resta la prima, cioè la prescrizione secondo cui gli stati esteri non possono essere convenuti in giudizio per attività sovrane. Ma la nostra Corte di Cassazione, con una sentenza che le fa onore e costituisce un principio di grande civiltà giuridica, ha stabilito nel 2004 che l’immunità non è più applicabile quando lo Stato estero si sia reso responsabile della commissione di crimini internazionali, come i crimini di guerra e quelli contro l’umanità. La giurisprudenza successiva ha proseguito su questa linea.

Si tratterà ora di vedere se le sentenze di condanna della Germania al pagamento del risarcimento dei danni potranno essere eseguite su beni dello stato tedesco, visto che la Germania le ha costantemente contestate. Un percorso difficile, ma non impossibile, qualora il giudice dell’esecuzione volesse proseguire nel solco tracciato dalla storica sentenza del 2004. Il contributo che ha dato la giurisprudenza italiana, il secolo scorso, nel limitare il principio dell’immunità dalla giurisdizione è unanimemente riconosciuto e tale indirizzo potrebbe continuare anche nel secolo attuale, quantunque per ora le tesi italiane non abbiano avuto un seguito in altri paesi.

È però impensabile che il diritto di accesso alla giustizia per violazioni gravi del diritto internazionale, affermatosi nel nostro paese, sia a senso unico. È prevedibile che domande risarcitorie siano avanzate nei confronti dell’Italia, qualora l’Italia si sia a sua volta resa responsabile di violazioni siffatte. Il pensiero corre non tanto alle occupazioni coloniali, che secondo il diritto dell’epoca erano legittime, quanto alle operazioni compiute nei Balcani insieme all’alleato tedesco. I trattati di pace, stipulati dopo la II guerra mondiale, non hanno potuto scrivere la parola fine e pian piano stanno tornando alla luce eventi che sembravano dimenticati o consegnati alla storia, come dimostrano le numerose domande di indennizzo, finora rimaste inascoltate, dei cittadini residenti nei territori occupati dal Giappone.

Intervista del Ministro Frattini alla Sueddeutsche Zeitung del 20 giugno 2008