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Sicurezza e Difesa

Il nuovo orizzonte strategico dell’Unione europea

18 Nov 2008 - Lucia Marta - Lucia Marta

A cinque anni dall’adozione della Strategia di Sicurezza Europea (European Security Strategy, Ess) l’Istituto di Studi Strategici dell’Unione Europea (EU ISS) ha promosso una serie di seminari con la partecipazione dei principali esperti europei di politica estera e di sicurezza per fare il punto sullo stato di attuazione della strategia e proporre possibili miglioramenti o integrazioni. In occasione del Consiglio di dicembre 2007 i capi di Stato e di Governo dell’Ue avevano infatti chiesto all’Alto Rappresentante per la Pesc, Javier Solana, di presentare al Consiglio europeo, che si terrà il prossimo dicembre, una serie di proposte per aggiornare la Ess.

Le nuove sfide per l’Ue e il multilateralismo
Dagli incontri che si sono svolti tra i think tanks europei negli ultimi mesi è emerso un consenso pressoché unanime sulla generale validità dell’approccio e dei valori di fondo della Ess. Sono tuttavia state segnalate alcune problematiche di sicurezza che, assenti o quasi dal documento del 2003, sembrano caratterizzare invece l’attuale scenario europeo, come il riscaldamento climatico, il riemergere di competizioni territoriali e le questioni legate all’energia e al cyberspazio. Queste nuove sfide vanno peraltro inserite nel nuovo contesto geostrategico determinatosi con gli allargamenti dell’Ue del 2004 e 2007. Infine, nel perseguire l’obiettivo del “multilateralismo efficace”, l’Ue non può non tenere conto dell’emergere di nuovi centri di potere politico ed economico ad est, come la Russia, la Cina e l’India.

Se dunque l’approccio e i valori di fondo del documento strategico europeo restano validi, alcune preoccupazioni tendono a prendere il sopravvento su altre, com’è naturale in un momento di grande fluidità delle relazioni internazionali. Si avverte in particolare l’esigenza di una definizione più precisa e realistica del rapporto tra gli interessi strategici e le risorse disponibili: è questo uno degli aspetti principali su cui si misurerà la capacità di adattamento e proiezione esterna dell’Unione nei prossimi anni.

Il comportamento assertivo di alcune potenze (come ad esempio quello della Russia in occasione del recente conflitto georgiano) e l’approccio unilateralista dell’amministrazione americana uscente hanno messo l’Ue di fronte a difficili dilemmi politici creando anche preoccupanti divisioni al suo interno. Le crescenti dinamiche multipolari preoccupano, ma il rischio più serio è che prevalga una logica di scontro che renda sempre più difficile la cooperazione multilaterale. Data la sua natura e i suoi interessi, l’Ue è strutturalmente incline ad agire all’interno delle istituzioni multilaterali, e a promuovere la partecipazione di altri attori internazionali anche attraverso una riforma delle stesse. A livello multilaterale l’Ue dovrebbe riproporre come temi prioritari la sicurezza energetica e i cambiamenti climatici che, più di altri, richiedono l’adozione di misure urgenti.

La Politica europea di vicinato e la Pesd
Negli incontri promossi dall’EU-ISS si è anche discusso del futuro della Politica europea di vicinato (Pev). Uno dei suoi punti di forza, è stato sottolineato, sta nel rapporto quasi “consequenziale” che la lega all’allargamento. Rimane però aperta la questione se si debba adottare verso i paesi ad est dell’Unione un approccio diverso da quello verso i paesi a sud. Un forte accento è stato posto sull’importante ruolo che l’Ue può svolgere nella prevenzione e risoluzione dei conflitti nel vicinato non solo per dare all’area maggiore stabilità, ma anche per favorirvi processi di democratizzazione.

Per quel che riguarda la Politica europea di sicurezza e difesa (Pesd), un ostacolo principale, di cui si è molto discusso negli ultimi mesi, è la mancanza di un’adeguata leadership politica. In questo senso è valutata positivamente la prospettiva di una “cooperazione strutturata permanente” che, sotto la guida di pochi paesi willing and able, dia impulso alla politica di difesa europea. Suscita notevole interesse anche la possibilità di creare un Quartier Generale Operativo a Bruxelles che consenta all’Ue di condurre autonomamente le missioni Pesd. Vi è poi un largo consenso sulla necessità di mettere in comune le risorse per il rafforzamento delle industrie europee della difesa. È stata infine sottolineata l’importanza del continuo sviluppo di capacità civili per la gestione delle crisi, ma anche di un maggior coordinamento tra la politica di difesa e le altre politiche dell’Unione, come la sicurezza interna e il monitoraggio dei confini.

La volontà politica ad agire insieme
Dalla riflessione in corso sulla Strategia di Sicurezza Europea emerge, dunque, una sostanziale riconferma della validità generale del documento, del suo approccio, e dei principi e valori cui si ispira, ma anche la diffusa convinzione che occorra al contempo “affinarne il tiro” in relazione all’evoluzione dello scenario internazionale. Per l’Unione la sfida è molto impegnativa: deve riuscire a stabilire priorità condivise, ma tenendo conto delle concrete – e limitate – capacità di cui dispone. Serve innanzitutto la ferma volontà politica di “dialogare insieme sugli interessi comuni e le opzioni strategiche”, come recita una delle principali raccomandazioni conclusive dell’ultimo seminario, che si è svolto a Parigi. Purtroppo, come mostrano le esitazioni di fronte alla recente crisi finanziaria, si tratta di un compito tutt’altro che facile a causa delle forti resistenze ad adottare risposte collettive ed integrate anziché puramente nazionali.

Vedi anche:
Paper presentato dallo Iai sulla revisione della ESS
Rapporto del seminario di Roma
Rapporto del seminario di Natolin
Rapporto del seminario di Helsinki
Rapporto del seminario di Parigi (conclusivo)