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Asia

Scacco matto per la Corea del Nord?

20 Ott 2008 - Anna Dall'Oca - Anna Dall'Oca

Una delle dispute strategicamente più rilevanti per la sicurezza internazionale sembra giunta ad una svolta positiva. Il 12 ottobre la Corea del Nord ha finalmente accettato di dare agli ispettori dell’Aiea pieno accesso al suo programma nucleare. Da Washington è subito arrivato un importante gesto di apertura: la lungamente attesa cancellazione di Pyongyang dalla lista di paesi che sostengono il terrorismo.

Questi importanti sviluppi sono giunti inattesi. Nelle scorse settimane infatti Pyongyang aveva dichiarato di voler riattivare il reattore a Yongbyon che l’anno scorso aveva invece promesso di chiudere definitivamente e di essere pronta a far esplodere dieci testate nucleari nel Mar Giallo. Dichiarazione, questa, che era sembrata confermare ancora una volta l’incostanza e inaffidabilità del regime di Kim Jong-il, che si è ritirato dal Trattato di non proliferazione (Tnp) nel 2002 e ha fatto esplodere vari ordigni nucleari nel 2006. Pyongyang ha dimostrato anche di saper sfruttare lo spauracchio delle attività nucleari a Yongbyon come arma negoziale per ottenere riconoscimento internazionale, aiuti economici e un riavvicinamento agli Stati Uniti.

Lo smantellamento dell’impianto di Yongbyon, già iniziato lo scorso giugno sulla base di un accordo con gli altri 5 paesi coinvolti nei negoziati (Cina, Corea del Sud, Giappone, Stati Uniti e Russia), era stato interrotto nelle ultime settimane proprio a causa della mancata cancellazione di Pyongyang dalla lista americana dei paesi sponsor del terrorismo.

Dopo la tanto sospirata eliminazione dalla lista nera, Pyongyang spera ora di ottenere la revoca delle sanzioni a suo carico.

Ancora una settimana fa il presidente americano G.W. Bush aveva usato toni molto duri parlando della minaccia coreana. Ora il clima sembra nettamente cambiato: il portavoce del dipartimento di Stato Americano McCormack ha dichiarato che l’accordo tra i due paesi è stato raggiunto ‘consensualmente’ e che ‘numerose’ richieste di Washington sono state soddisfatte.

Un bilancio difficile
Il raggiungimento di questo accordo segna indubitabilmente un traguardo importante per gli equilibri di sicurezza a livello regionale e globale. Tuttavia, c’è il rischio che anche questa nuova svolta coreana si riveli effimera. In primo luogo, l’accordo non è ancora stato formalizzato e, anche ammesso che regga, la sua attuazione non sarà affatto facile. Inoltre, sarà pure vero che l’accordo è stato raggiunto su ‘numerose’ questioni, ma resta il problema di ottenere un completo e verificabile smantellamento dell’attività nucleare coreana.

In secondo luogo, Washington ha espresso l’intenzione di voler verificare i sospetti sulle voci di un programma segreto coreano per l’arricchimento nucleare a scopi militari e di un coinvolgimento di Pyongyang nel trasferimento di materiale nucleare verso Iran, Libia, Siria e Pakistan. Inoltre, il depennamento della Corea del Nord dalla lista dei paesi terroristi sulla base di un accordo verbale potrebbe creare uno scomodo precedente nel caso di future rivendicazioni da parte di altri paesi con caratteristiche simili.

Negli Stati Uniti la decisione di Bush ha suscitato reazioni contrastanti. Il candidato repubblicano John McCain ha dichiarato di essere contrario alla cancellazione di Pyongyang dalla lista nera. Ha aggiunto di non approvare l’alleggerimento delle sanzioni prima di una verifica della chiusura definitiva dell’impianto di Yongbyon cosi come definita dall’accordo di giugno. Più cauta la risposta del candidato democratico Barack Obama: pur definendo l’accordo un “modesto passo in avanti”, ha sottolineato l’intenzione di reintrodurre misure drastiche nel caso di un ennesimo voltafaccia coreano.

Nell’area asiatica si tira un sospiro di sollievo per la sventata – almeno per ora – crisi nucleare. Tuttavia, la riabilitazione di Pyongyang non esime il regime isolazionista dall’affrontare l’annosa questione del rapimento di cittadini giapponesi negli anni settanta e ottanta. In un colloquio con il primo ministro giapponese Aso, il Presidente Bush ha assicurato che Washington sosterrà la causa giapponese e continuerà ad esercitare pressioni su Pyongyang affinché un’intesa venga raggiunta così come previsto dagli accordi estivi.

Sintonia raggiunta?
Questo accordo di collaborazione con Pyongyang è senza dubbio il più impegnativo mai raggiunto tra il regime stalinista coreano e il resto del mondo. Tuttavia, è necessario sottolineare come questo riavvicinamento sia messo a rischio dall’inaffidabilità della Corea del Nord. Pyongyang potrebbe infatti ritrattare i propri impegni in qualsiasi momento. E non può non preoccupare che uno stato apparentemente impotente, sull’orlo della crisi interna e con un capo di Stato momentaneamente ‘scomparso’, possa ancora, nel prossimo futuro, obbligare a nuovi estenuanti negoziati ben cinque tra le più potenti nazioni del mondo.

Anna Dall’Oca è laureata in Lingue Orientali ed ha concluso un Master in Relazioni Internazionali dell’Asia-Pacifico presso la London School of Economics.