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Unione europea

Rinvio dei negoziati con la Russia: cui prodest?

7 Set 2008 - Michele Comelli - Michele Comelli

I negoziati per il nuovo accordo dell’Unione europea con la Russia sono stati “rinviati” (un termine scelto attentamente dalla diplomazia europea, per evitare formulazioni più rigide quali “sospesi” o “congelati”) in attesa che le truppe russe, ancora presenti in territorio georgiano, si ritirino sulle posizioni antecedenti il recente conflitto, come previsto dal piano di pace in sei punti approvato lo scorso 12 agosto. È questa la decisione più importante assunta dalla riunione dei capi di stato e di governo dei paesi dell’Ue riunitisi a Bruxelles il primo settembre, in un vertice interamente dedicato al conflitto russo-georgiano. Che cosa significa questa decisione per le relazioni Ue-Russia?

Le potenzialità di un nuovo accordo
Occorre precisare due elementi: i canali diplomatici con la Russia restano aperti, come testimonia la visita che l’attuale presidente di turno dell’Ue, Nicolas Sarkozy, effettuerà a Mosca l’otto settembre, finalizzata a discutere dell’applicazione integrale del piano di pace. In secondo luogo le relazioni tra Bruxelles e Mosca sono al momento già regolate da un trattato internazionale, l’Accordo di partenariato e cooperazione (Apc), firmato dalle due parti nel 1994. Tale accordo, come abbiamo già scritto, è giunto a scadenza nel dicembre 2007 e, in mancanza di denuncia da parte di una o di entrambe le parti, è stato rinnovato automaticamente.

In sostanza, le relazioni tra le due parti possono continuare tranquillamente all’interno del quadro giuridico previsto dall’accordo attualmente in vigore. Tuttavia, un nuovo accordo rafforzerebbe le relazioni, non tanto sul piano del dialogo politico, quanto su quello commerciale e della cooperazione in una serie di settori strategici, primo fra tutti, quello energetico. Mentre il quadro che regola la cooperazione politica tra Mosca e Bruxelles è già molto avanzato – le due parti hanno incontri al vertice due volte all’anno – e non sarebbe quindi suscettibile di miglioramenti, quello che regola gli aspetti commerciali è caratterizzato dall’applicazione reciproca della clausola della nazione più favorita, ma non prevede ancora la creazione di una zona di libero scambio, in cui i prodotti di una delle parti sono commercializzati nell’altra senza essere sottoposti a dazi e limiti quantitativi all’esportazione.

L’area di libero scambio dovrebbe essere invece uno dei punti chiave del futuro accordo, anche se per la sua attuazione sarà necessario attendere l’ingresso della Russia nel Wto, che non dovrebbe avvenire prima della fine del prossimo anno e potrebbe anche slittare ulteriormente a causa della probabile opposizione di alcuni paesi. L’altro elemento chiave del nuovo accordo dovrebbe essere la cooperazione energetica, su cui permangono notevoli differenze tra l’impostazione europea e quella russa, soprattutto in relazione al tema dell’accesso delle imprese di una parte al mercato della distribuzione energetica dell’altra. Ad esempio, il colosso energetico russo Gazprom vorrebbe entrare nel mercato della distribuzione del gas nei paesi Ue, pur mantenendo unite, contrariamente a quanto previsto dalla normativa europea, le funzioni di produzione e distribuzione. Inoltre, i russi sono restii all’ingresso delle imprese europee nel settore della distribuzione del gas in Russia.

Interesse reciproco
Si è detto che l’Unione europea è più interessata della Russia all’accordo, ma questo non è esatto. Entrambe le parti vi sono interessate, anche se hanno posizioni distinte sulla questione. L’Ue vorrebbe un trattato molto dettagliato, che comprendesse la cooperazione in tutta una serie di settori, “esportando” la normativa comunitaria. La Russia, al contrario, preferirebbe un accordo di massima, al quale aggiungere degli accordi settoriali. Mosca preferirebbe concludere accordi in determinate materie, lasciando aperti altri nei quali non vorrebbe essere vincolata.

Negoziando su diverse materie allo stesso tempo l’Unione europea cercherebbe di collegare i progressi effettuati in un settore a quelli effettuati ( o no) in un altro. In questo modo, nel caso in cui i russi non soddisfino le condizioni poste dall’Ue in un determinato settore, questa potrebbe bloccare la cooperazione in un settore in cui i russi sono più interessati ad avanzare. In sostanza, la Russia non vuole essere vincolata ad alcuna forma di condizionalità, e tende a dare all’accordo una connotazione più strategica e poco tecnica. Anche perché la Russia rivendica con decisione il suo ruolo di grande potenza quando tratta con l’Ue.

La decisione di sospendere i negoziati, condizionandone la riattivazione al ritiro russo dalla Georgia, è un fatto positivo sia nella sostanza sia nella forma. Quanto alla prima, la decisione non è di poco conto, visto che anche la Russia è interessata a concludere un accordo, anche se non lo intende alla stessa maniera degli europei. In secondo luogo, il fatto stesso che da questo vertice l’Unione europea non sia uscita divisa ed abbia anzi saputo convergere su questa decisione e su altre – come ad esempio il rafforzamento delle relazioni con la Georgia, l’invio di una missione esplorativa nell’area e la nomina di un rappresentante speciale per la crisi georgiana – è significativo. L’ultima volta che era stato indetto un vertice straordinario dell’Unione europea era nella primavera del 2003. Si discusse di Iraq e l’Ue si trovò spaccata in due sull’intervento americano. Oggi è innegabile che l’Ue sia percorsa al suo interno da molte divisioni sul tema dei rapporti con la Russia. Ma è una novità positiva il fatto che abbia saputo trovare una sintesi, e che questa non significhi stare semplicemente al palo aspettando che passi la bufera.