IAI
Il rapporto del Consiglio d’Europa sull’Italia

Italia razzista?

8 Ago 2008 - Bruno Nascimbene - Bruno Nascimbene

Ha destato clamore il rapporto sull’esito della missione speciale condotta a Roma, nel giugno scorso, dal Commissario per i diritti umani (Cdu) del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg. La stampa e i media, in generale, si sono riferiti a presunte “condanne” europee, confondendo il Consiglio d’Europa con le istituzioni dell’Unione e della Comunità europea. L’immagine che ne esce per il nostro Paese, malgrado errori e “confusione”, è comunque negativa a livello internazionale, anche se il Governo ha prontamente reagito, contestando nel merito il rapporto. Alcuni chiarimenti, in primo luogo sotto il profilo istituzionale e formale, si impongono.

Le obiezioni mosse all’Italia
Il rapporto trae origine da una serie di informazioni pervenute all’ufficio del Cdu in relazione sia a crescenti manifestazioni di ostilità nei confronti della popolazione Rom, sia all’intenzione del governo italiano di adottare nuove misure legislative tese, tra l’altro, a rafforzare i controlli nei confronti dell’immigrazione (con una particolare attenzione a Rom e Sinti). Dopo uno scambio di richieste e informazioni tra il Cdu e le autorità italiane nel maggio scorso, il Cdu decise di effettuare una breve visita in Italia, per meglio comprendere la situazione. Il 19 e 20 giugno 2008 si è quindi recato a Roma, dove ha anche visitato alcuni campi Rom alla periferia della città e, a seguito dei chiarimenti avuti in occasione di incontri con esponenti del mondo istituzionale, della società civile e dell’associazionismo ha formulato le proprie osservazioni nel rapporto poi pubblicato alla fine di luglio.

Questi i fatti. Nessun dubbio che il Commissario abbia una legittimazione internazionale, essendo un organo del Consiglio d’Europa: organizzazione internazionale nata nel 1949, fondata su uno Statuto, di cui sono membri 47 Paesi europei, 27 dei quali, peraltro, membri dell’Unione europea. Una delle finalità più importanti del Consiglio d’Europa è la protezione dei diritti fondamentali della persona, e pertanto la lotta alle discriminazioni.

Rischio xenofobia
Il rapporto è incentrato su alcuni aspetti specifici: a) le azioni volte a combattere il razzismo e la xenofobia; b) la protezione dei diritti fondamentali di Rom e Sinti; c) la protezione dei diritti fondamentali degli immigrati e dei richiedenti asilo; d) la protezione dei diritti fondamentali nel contesto dei rimpatri effettuati in base alla normativa anti-terrorismo. Nel dare atto dell’accresciuta attenzione per la lotta alla discriminazione, attestata in vari rapporti internazionali degli ultimi anni, il Commissario ha tuttavia riscontrato diversi profili di criticità, esprimendo preoccupazione per le annunciate modifiche alla normativa sull’immigrazione e l’asilo. Il Cdu ha, in particolare, sottolineato la necessità che dette misure non si traducano in una stigmatizzazione e marginalizzazione degli immigrati (inclusi i Rom) e in un inasprimento del clima nel Paese, con un incremento di fenomeni xenofobi e anti-immigrati. La rilevazione delle impronte digitali di tutti i cittadini di etnia Rom, compresi i minori, l’adozione di misure dettate da esigenze di ordine pubblico, raccolte nel c.d. “pacchetto sicurezza”, la proclamazione dello stato di emergenza su tutto il territorio nazionale, causato dal fenomeno immigratorio, sono ritenuti gli aspetti più preoccupanti e pregiudizievoli per la tutela dei diritti della persona, non solo in quanto “straniera”, ma anche in quanto di “etnia diversa” ovvero “minore”.

Il ruolo del Commissario per i diritti umani (Cdu)
Per comprendere il senso e il valore di tale rapporto occorre chiarire il ruolo che il Cdu riveste, all’interno del sistema del Consiglio d’Europa. L’istituzione di tale organismo fu deliberata nel 1999 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza e la sensibilità verso la tutela dei diritti umani. Il Cdu è eletto dall’Assemblea parlamentare da una rosa di tre personalità indicate dal Comitato dei Ministri, per un periodo non rinnovabile di sei anni.

Il Commissario può effettuare periodiche visite in tutti gli Stati membri, al fine di verificare l’effettivo stato di attuazione dei diritti umani. Durante queste visite ha colloqui sia con componenti del Governo, sia con Ong o esponenti della società civile. Sebbene il Commissario sia un organo indipendente, che deve svolgere la propria attività in modo imparziale, è comunque subordinato rispetto alle istituzioni del Consiglio d’Europa, di cui deve rispettare le competenze. Non può promuovere ricorsi in relazione a presunte violazioni, ma, se lo ritiene opportuno, trasmette un rapporto al Comitato dei Ministri o all’Assemblea parlamentare e al Comitato dei Ministri. Nell’ambito delle proprie competenze, è tenuto a rispondere, nei modi ritenuti adeguati, ad eventuali richieste formulate dai predetti organi e deve presentare un rapporto annuale agli stessi. A questi spetterà, se lo riterranno, adottare risoluzioni o raccomandazioni nei confronti dello Stato, ove siano state riscontrate violazioni o situazioni pregiudizievoli.

Il Commissario è estraneo al sistema dell’Unione europea, nel cui contesto un ruolo, sotto certi profili simile, è invece svolto dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali. Il coordinamento dell’attività di questa Agenzia dell’Ue con quella del Consiglio d’Europa è espressamente auspicato, e proprio un accordo di coordinamento fra Agenzia e Consiglio è stato concluso il 18 giugno 2008. Al di là dei rapporti interistituzionali, l’influenza politica reciproca appare in ogni caso indubbia. Tra le premesse di una recente risoluzione del Parlamento europeo, si rinviene infatti l’espresso richiamo alla preoccupazione manifestata dal Segretario generale del Consiglio d’Europa e dal Cdu, in merito al censimento dei Rom; viene menzionato specificamente il memorandum (la bozza del rapporto) inviato dal Commissario al Governo italiano; il Presidente del Parlamento viene espressamente incaricato di trasmettere copia della risoluzione al Segretario generale del Consiglio d’Europa e al Cdu. Si aggiunga che da ultimo l’Agenzia, in via autonoma e in epoca di poco successiva al rapporto (il 5 agosto 2008), ha predisposto un rapporto proprio sugli episodi di aggressione avvenuti in Italia nei confronti dei Rom (in particolare a Napoli).

Le reazioni italiane
Il governo italiano aveva formulato, come si è detto, delle osservazioni in occasione della bozza del rapporto del Commissario: queste sono pubblicate in un allegato del rapporto, ma forti reazioni politiche si sono registrate quando il rapporto è stato reso pubblico nella versione definitiva. La polemica è stata anche alimentata dalla “confusione” cui si è fatto cenno: segno di una disinformazione che suscita non poche perplessità, i c.d. addetti ai lavori non potendo ignorare la differenza tra la Commissione europea e un “Commissario” membro della stessa, da un lato, e un Commissario europeo per i diritti umani, organo del Consiglio d’Europa, dall’altro lato. L’episodio potrebbe, peraltro, rappresentare l’occasione per sottolineare, e far riflettere sulla mancanza, nel nostro ordinamento, di un’Agenzia o Commissione nazionale per i diritti umani. Le proposte in tal senso non sono mancate in passato (nella scorsa legislatura un testo unificato di quattro proposte era stato approvato dalla Camera e trasmesso al Senato, ma non fu approvato a causa della fine anticipata della legislatura). Un nuovo “slancio” in questa direzione assumerebbe un significato politico, internazionale, di rilievo, rispondendo anche alle reiterate critiche e censure del Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale.