IAI
Le immunità giurisdizionali degli Stati

Visioni opposte tra Frattini e i giudici italiani?

23 Lug 2008 - Natalino Ronzitti - Natalino Ronzitti

È passato quasi inosservato un passo dell’intervista data dal ministro degli Affari esteri Frattini alla Sueddeutsche Zeitung del 20 giugno, in cui il ministro qualificava come “pericolosa” una recente sentenza della Corte di Cassazione che ha negato l’immunità dalla giurisdizione alla Germania, citata in giudizio di fronte ai nostri tribunali. Ha poi aggiunto – ma su questo punto, probabilmente, deve essere stato mal consigliato dai propri esperti – che “se i tribunali decidessero caso per caso se ad uno Stato spetta l’immunità, il principio dell’immunità degli Stati diventerebbe imprevedibile”. Il fatto è che i tribunali debbono proprio decidere caso per caso, poiché il principio dell’immunità dalla giurisdizione non è assoluto.

Implicazioni politiche
Si tratta di un problema tecnico-giuridico, ma che implica conseguenze politiche. Qual è l’oggetto del contendere? Sono state avanzate delle richieste di risarcimento da parte di ex deportati in Germania durante la seconda guerra mondiale e gli aventi diritto hanno citato in giudizio la Germania. Senza entrare nel merito, cioè senza decidere se effettivamente un diritto al risarcimento esistesse nel caso concreto, si doveva preliminarmente accertare se la Germania potesse essere convenuta in giudizio dinanzi ai nostri tribunali. <br<
Secondo il diritto internazionale consuetudinario, che il nostro giudice è obbligato ad applicare a norma dell’art. 10 della Costituzione, esiste il principio dell’immunità degli Stati esteri dalla giurisdizione. Ma tale principio non è assoluto. Lo Stato è immune per atti che rientrano nelle sue funzioni sovrane, ad es. le attività belliche; non lo è più quando pone in essere atti che possono essere compiuti anche da privati, come ad es. l’acquisto di derrate alimentari.

Le attività (e le atrocità) di cui la Germania è responsabile, essendo state commesse nel corso degli eventi bellici della seconda guerra mondiale, rientrano nella prima categoria di atti, per cui lo Stato sarebbe esente da giurisdizione. Ma la nostra Corte di Cassazione, con la sentenza Ferrini (un ex deportato in Germania) del 2004 ha stabilito che la Germania non aveva diritto all’immunità dalla giurisdizione. La Corte, con una sentenza di alto valore morale e giuridico, di cui la dottrina italiana deve andare fiera, ha stabilito che quando uno Stato viola norme fondamentali dell’ordinamento internazionale, consentendo la commissione di crimini contro l’umanità, non possa più invocare l’immunità dalla giurisdizione. Ciò perché si tratta di divieti stabiliti da norme imperative del diritto internazionale che prevalgono sulle altre norme internazionali, incluso il principio dell’immunità dalla giurisdizione. La giurisprudenza Ferrini è stata seguita dal Tribunale militare di La Spezia e confermata dalla Corte militare di appello di Roma in relazione a stragi compiute dai militari tedeschi dopo l’8 settembre 1943: la Germania è stata condannata al risarcimento dei danni in solido con gli autori del crimine.

“Forum shopping”
Ma vi è di più. Di fronte alle aperture dei tribunali italiani si assiste ad un vero e proprio “forum shopping”. Una sentenza greca, che aveva condannato la Germania al risarcimento di danni per stragi compiute durante l’occupazione tedesca in Grecia, è stata resa esecutiva in Italia, dove è stato chiesto il sequestro di proprietà tedesche non adibite a funzioni pubbliche.

A fronte di queste aperture giurisprudenziali, la Germania minaccia di istituire un procedimento dinanzi alla Corte internazionale di giustizia, sempre che ne sussista la competenza. L’intervistatore della Sueddeutsche Zeitung ha chiesto al ministro Frattini se Italia e Germania non farebbero meglio a chiedere un parere alla Corte internazionale di giustizia. Domanda evidentemente irricevibile, poiché gli Stati non possono chiedere pareri alla Corte, ma solo essere parti di un procedimento contenzioso! Un delicato problema politico e di opportunità potrebbe insorgere se la Germania, ove volesse aprire un procedimento contenzioso dinanzi alla Corte, citasse anche le opinioni espresse dal ministro nella sua intervista, per corroborare l’esattezza delle sue pretese, secondo cui le pronunce dei nostri giudici costituiscono una violazione del diritto internazionale.

In conclusione, è comprensibile la preoccupazione di non esacerbare le relazioni con la Germania. È comprensibile anche, come lascia trasparire lo stesso ministro Frattini, che casi simili potrebbero ritorcersi contro l’Italia, per la condotta tenuta nei Balcani, durante la seconda guerra mondiale, o nelle nostre ex colonie. Ma questo non può mettere in dubbio un principio fondamentale quale quello affermato con una giurisprudenza innovativa, esempio di civiltà giuridica, secondo cui l’immunità dalla giurisdizione viene meno di fronte alle esigenze rappresentate da superiori norme internazionali. Il problema è attualmente allo studio dell’International Law Association, che ne discuterà nell’imminente sessione di Rio de Janeiro.

Piuttosto andrebbe aperto un dibattito, tra gli addetti ai lavori, primi fra tutti gli esperti del ministero degli Affari esteri e quelli del ministero della Giustizia, sull’opportunità di una disciplina legislativa delle immunità giurisdizionali, come esiste in altri Stati occidentali, e sull’opportunità di ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sulla immunità degli Stati aperta alla firma a New York il 17 gennaio 2005.