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Ue - Russia

Un accordo davvero strategico?

10 Lug 2008 - Michele Comelli - Michele Comelli

Venerdì 4 luglio l’Unione europea e la Russia del neo Presidente Medvedev hanno dato avvio ai negoziati per un nuovo “accordo di partenariato strategico”. Il trattato sostituirà l’Accordo di partenariato e cooperazione del 1997, giunto a scadenza nel dicembre scorso e rinnovato automaticamente dalle due parti. Quale è il significato strategico dell’intesa raggiunta? Consentirà di risolvere i principali nodi politici sul tappeto?

Un passo in avanti
La decisione di dare avvio ai negoziati è stata presa in occasione del vertice Ue-Russia del 26-27 giugno scorso, tenutosi a Khanti-Mansiysk, in una provincia della Siberia che detiene oltre la metà della produzione russa di petrolio. La scelta del luogo simboleggia efficacemente il ruolo dell’energia nella Russia odierna. Il vertice di Khanti-Mansiysk segna senz’altro un importante passo in avanti nelle relazioni euro-russe, che avevano conosciuto un periodo di stallo di ben diciotto mesi, nel corso dei quali i negoziati non erano potuti partire a causa dell’opposizione di Polonia e Lituania. Tuttavia, le due parti sembrano dare una lettura diversa delle finalità e della forma dell’accordo stesso. Inoltre, non tutti i nodi che hanno recentemente caratterizzato le relazioni tra Bruxelles e Mosca saranno risolti dal nuovo trattato, per quanto di alto profilo esso possa risultare.

Secondo il negoziatore russo Vladimir Chizov, a capo della delegazione russa a Bruxelles, il trattato dovrebbe prendere la forma di un accordo-quadro conciso, al quale potranno eventualmente seguire accordi settoriali più dettagliati. L’Ue privilegia invece l’opzione di un trattato dettagliato, che comprenda tutte le principali aree di cooperazione bilaterale, e che non necessiti quindi di successive intese settoriali che vadano ad integrare l’accordo quadro. Un’intesa è stata raggiunta venerdì scorso sulla struttura dei negoziati: saranno creati quattro gruppi di lavoro misti, ciascuno dei quali tratterà di uno dei macro-settori ricompresi nel futuro trattato: dialogo politico e sicurezza esterna; commercio e cooperazione economica; giustizia, libertà, sicurezza; ricerca, istruzione e cultura. Per ognuno di questi settori – che corrispondono esattamente ai quattro spazi comuni sui quali articolare e sviluppare le relazioni bilaterali, come deciso al Vertice di San Pietroburgo del 2003 – i russi propongono di creare meccanismi o strutture comuni permanenti in cui prendere le decisioni in maniera congiunta.

Un vicino “energico”
La Russia è per l’Unione europea ben più di un vicino: è il paese che condivide la più lunga frontiera con l’Unione europea, e non vi è dubbio della sua piena appartenenza alla cultura e alla civiltà europea. Tuttavia, la Russia di oggi, diversamente da quella di dieci anni fa, non è interessata a compiere un percorso di “Europeizzazione” o quantomeno di avvicinamento al modello di democrazia europea. È piuttosto interessata a giocare con determinazione il ruolo di ritrovata grande potenza con ambizioni globali. Una situazione, dunque, ben diversa da quella degli altri vicini come Ucraina e Moldova che aspirano ad entrare un giorno nell’Unione europea e che per questo sono disposti a compiere le riforme politiche ed economiche richieste da Bruxelles. La Russia, no: consapevole della ritrovata stabilità interna, rafforzata dall’aumento vertiginoso dei prezzi di petrolio e gas di cui è uno dei principali esportatori mondiali e dai suoi riflessi geopolitici e geoeconomici, Mosca vuole giocare un ruolo attivo nel proprio vicinato, dall’Ucraina al Caucaso meridionale. Si tratta dunque di un vicino “speciale”, più interessato a sviluppare una relazione paritaria con l’Unione europea che a concludere un trattato dettagliato, che implichi l’incorporazione di parte della legislazione comunitaria nel proprio ordinamento.

Il negoziato per l’accordo Ue-Russia non sarà privo di problemi. Per quanto riguarda il settore commerciale, l’accordo prevedrà la creazione di una zona di libero scambio, in cui i prodotti di una delle parti saranno commercializzati nell’altra senza essere sottoposti a dazi e limiti quantitativi all’esportazione. Ai fini della creazione della zona di libero scambio è comunque necessario l’ingresso della Russia nel Wto, che non dovrebbe avvenire prima della fine del prossimo anno. Dubbi permangono inoltre in relazione al capitolo energia. Nel corso del vertice di Khanti-Mansiysk, il nuovo presidente russo Medvedev ha fatto delle aperture rispetto all’accettazione da parte di Mosca della Carta dell’energia, un accordo multilaterale concluso nel 1994 tra una cinquantina di paesi tra cui i membri dell’Ue, la Russia e i paesi dell’Europa centro-orientale. L’accordo, che disciplina tra l’altro il commercio dei prodotti energetici, l’accesso al transito e la risoluzione delle dispute, non è stato ancora ratificato dalla Russia. Medvedev ha da una parte annunciato la disponibilità russa a inserire nel nuovo accordo strategico i principi enunciati nella Carta, ma dall’altra ha escluso di inserirvi anche gli strumenti di applicazione, come invece vorrebbe l’Unione europea. Le trattative non saranno facili, anche perché sono collegate alla divergenza tra le due parti rispetto alle ambizioni del colosso russo dell’energia Gazprom di diventare la principale società di distribuzione di gas agli utenti europei. Secondo l’Ue Gazprom è tenuta al rispetto delle regole comunitarie, che impongono la separazione delle funzioni di produzione e trasporto e quindi la demonopolizzazione di Gazprom e delle altre reti di trasporto degli idrocarburi russi. Inoltre, l’Ue richiede che le imprese europee abbiano accesso al mercato di distribuzione russo in condizioni paritarie.

Nodi irrisolti
Sullo sfondo dei rapporti tra le due parti vi sono inoltre delle questioni politiche molto sensibili, che non riguardano i contenuti dell’accordo, ma più in generale le relazioni politiche e di sicurezza. In primo luogo il riaccendersi delle tensioni nel Caucaso meridionale ed il progetto di costruzione di un sistema di difesa antimissile da parte americana in Polonia e Repubblica Ceca. Proprio in questi giorni sono giunte le dure (e prevedibili) reazioni russe al raggiungimento dell’accordo tra Stati Uniti e Repubblica Ceca – manca ancora la ratifica parlamentare – circa l’installazione di una base radar in funzione antimissile sul territorio ceco. Gli sviluppi della situazione nel Caucaso e i problemi relativi alla difesa antimissile avranno ovviamente delle ripercussioni sull’andamento dei negoziati per il nuovo accordo. Ma, ancor di più, su queste questioni si giocherà una parte importante della credibilità della politica estera europea. Da un lato, l’Ue non può smentire i valori che costituiscono parte integrante della sua identità interna e internazionale, come la democrazia e il rispetto dei diritti umani, e deve adoperarsi per promuoverli nell’area del vicinato, anche quando sono in conflitto con l’idea della democrazia sovrana di Mosca. Dall’altra deve essere consapevole della specialità del vicino russo, con il quale cercare una cooperazione per garantire stabilità e sicurezza nell’Europa orientale.