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Colloquio con il teologo George Weigel

Alle elezioni presidenziali il voto religioso sarà decisivo

7 Lug 2008 - Jaroslav Daniška, Raffaello Matarazzo - Jaroslav Daniška, Raffaello Matarazzo

Presidente dell’Ethics and Public Policy Center di Washington dall’89 al ’96 ed autore di una delle più importanti biografie su Papa Giovanni Paolo II (Witness to Hope: The Biography of Pope John Paul II, 1999) George Weigel è oggi uno dei principali esponenti del pensiero cattolico conservatore americano. Lo incontriamo a Washington, poche settimane dopo il primo viaggio ufficiale di Papa benedetto XVI negli Usa, per cercare di capire meglio come una parte dell’opinione pubblica si orienta in vista delle prossime presidenziali americane.

Professor Weigel, cosa è accaduto alla destra religiosa in America nel corso degli ultimi quattro anni? Nonostante l’ampia fetta di elettorato che rappresenta nel paese, una base sociale ben organizzata e la forte leadership sociale degli evangelici, come mai il Partito Repubblicano non candiderà alle presidenziali una personalità in cui la destra religiosa si riconosca pienamente?
La politica americana è più complessa di quanto molti giornalisti, inclusi quelli americani, non credano. La maggior parte delle persone della cosiddetta “destra religiosa” hanno una intensa vita familiare, religiosa e professionale. Sono contenti che della politica se ne occupino, in larga misura, i politici. E’ la sinistra, la cui religione è la politica, che vi investe molto. Fanno politica full time, quindi tendono ad essere organizzati meglio. Ma il prodotto che vendono è uno che, storicamente, il popolo americano non vuole.
Altra questione interessante, invece, è se la Reagan coalition (il blocco sociale i cui confini andavano anche oltre quelli tradizionalmente repubblicani, nato all’era dell’ex Presidente Ronald Reagan) sia ancora sostenibile nel lungo periodo. In ogni caso, John McCain è perfettamente in grado di unire il Partito Repubblicano e di diventare Presidente.

Come valuta l’eredità della Presidenza Bush e il suo impatto sulla destra religiosa?
Credo che sia stata una delle presidenze moralmente più serie della storia americana. E mi auguro che possa avere un effetto, in fin dei conti, in tutto lo spettro politico. Il Presidente Bush è un uomo di principi, e non si duole di essere criticato da coloro che non condividono i suoi valori. Abbiamo tutti da imparare da questo atteggiamento.

Chi sono i leader della destra religiosa americana del dopo Bush?
Ci sono certamente alcuni evangelici influenti: Charles Colon, forse, è il “primus inter pares”. Tra i cattolici, l’Arcivescovo Charles Caput, anche se non può essere considerato espressione della “destra religiosa”, è una voce emergente per una politica moralmente rigorosa. Padre Richard Neuhaus continua a svolgere un ruolo importante su una serie di questioni, dalla libertà religiosa alla difesa della vita.

Passando ai Democratici, che ruolo gioca la religione nel tentativo di Barak Obama di avere una strategia elettorale bipartisan e nella sua ambizione a ridurre le divisioni della società americana?
Sono solo parole! Obama è un “partisan” fervente con la più consistente – e rigida – percentuale di voti “liberal” al Senato. Per quanto riguarda la sua concezione religiosa, ammettiamo pure che lui creda che il Reverendo Jeremiah Wright non sia un gran teologo. Ma non è facile avere una posizione assolutisticamente pro-abortista come ha Obama e considerarsi teologicamente, o filosoficamente, o moralmente seri. Obama può anche dichiarare di voler andare oltre gli anni sessanta, ma lui è il candidato ideale degli anni sessanta. Il candidato dell’impero dell’autonomia individuale.

E’ vero che Obama va in Chiesa più di quanto non abbia mai fatto nessun Presidente americano, anche Repubblicano, inclusi Ronald Reagan e Gorge W. Bush?
Non ne ho idea, ma che differenza farebbe? Abramo Lincoln è stato il Presidente che nella storia americana aveva la più vasta conoscenza della Bibbia e andava molto poco in Chiesa; le sue opinioni su Cristo non avrebbero mai superato gli esami al Concilio di Calcedonia, ma ciò non toglie che sia stato un grande Presidente che ha insegnato agli Stati Uniti a pensare alle libertà e responsabilità che hanno in termini esplicitamente biblici.

In diversi casi, come ad esempio in occasione delle primarie in Pennsylvania, Obama non è stato accolto positivamente dagli elettori cattolici. Come inquadrerebbe il problema di Obama con il mondo cattolico?
Non credo che Obama abbia un problema con i cattolici così come lo ha rispetto ai temi di “classe sociale”. Lui ha difficoltà con gli elettori della “working class” perché è palesemente espressione delle elitès. Vedremo che ruolo giocherà questo a novembre, ma in ogni caso ciò crea una situazione politicamente interessante, in cui McCain potrà organizzare iniziative in “insediamenti” tradizionalmente democratici ed avere alte possibilità di essere ascoltato.

Che possibilità ha John McCain di conquistare i voti dei social conservatives? Crede sia credibile come Presidente conservatore rispetto alle percentuali di posizioni liberal che ha espresso al Congresso?
Le sue percentuali di voto contro l’aborto sia alla Camera che al Senato sono impeccabili. E’ sempre stato un fervente antiaborista. Ci sono alcune differenze sul tema della ricerca genetica e delle cellule staminali. Ma verranno discusse direttamente con lui quanto prima.

Quattro anni fa i temi etici ebbero un impatto decisivo sull’esito elettorale. Accadrà lo stesso anche a novembre?
Potrebbe ripetersi la stessa cosa, e l’elettorato “religioso” potrebbe svolgere un ruolo decisivo. Il Senatore Obama è un autentico radicale su aborto, matrimoni omosessuali, ricerca sulle cellule staminali e temi affini. Se questo non mobiliterà l’elettorato religioso non so proprio cos’altro potrebbe farlo.

Quale partito e candidato si stanno movendo meglio per conquistare l’elettorato ispanico?
McCain dovrebbe riuscire bene in questo campo, nonostante la stupidità di alcuni membri del Partito Repubblicano.

Rispetto alla campagna elettorale del 2004 oggi i temi “etici” non sembrano essere veramente al centro del dibattito. E’ forse finita l’era degli Stati Uniti come “Right Nation”?
No, questo paese rimane socialmente di centrodestra. In ogni caso, tutte le grandi questioni pubbliche che hanno al cuore una questione morale riguardano l’elettorato religioso. Non solo quelle che i media americani decidono che sono “questioni religiose”.

Pensa che la Corte Suprema potrà avere qualche influenza in futuro su temi come aborto, unioni civili o matrimoni omosessuali?
Il prossimo Presidente potrebbe (se il Giudice Stevens o il Giudice Ginsburg lasceranno la Corte Suprema) orientare la Corte in una direzione che permetta agli Stati di rivedere alcuni aspetti delle norme sull’aborto o, almeno, di applicare criteri più restrittivi.

Crede che i recenti avvenimenti in Tibet possano essere indicativi di nuove tendenze nel rapporto tra religione e politica a livello globale?
Difficile dirlo. Ciò che sembra chiaro è che il tentativo della Cina di sradicare i sentimenti religiosi è fallito e che, in situazioni come il terremoto di Sichuan, la gente è andata istintivamente in cerca di qualcosa di più del mero conforto dello Stato. Io continuo a credere che dalla metà alla fine del ventunesimo secolo la Cina sia candidata ad essere la meta della più grande missione cristiana da quando il Vangelo ha attraversato l’Atlantico nel sedicesimo secolo.