IAI
Esportazioni militari

Un sistema di controllo tutto da rivedere

14 Apr 2008 - Michele Nones - Michele Nones

I dati del Rapporto del Presidente del Consiglio sulle esportazioni militari italiane nel 2007 confermano ancora una volta quanta confusione, anche statistica, provochi il tenere i programmi di collaborazione intergovernativa nell’ambito della legge 185/90. A fronte di 2.369 milioni di euro di esportazioni definitive ce ne sono stati 1.846 per programmi intergovernativi, che, se inclusi nel totale, sarebbero pari a più del 40% del totale delle operazioni. Attualmente il ministero della Difesa partecipa a 18 programmi di collaborazione intergovernativa che assorbono la maggior parte dei suoi investimenti. Questi programmi presentano tre caratteristiche comuni che sono particolarmente importanti ai fini del relativo controllo:
1. l’impostazione e la gestione, anche finanziaria, del programma è definita da Memorandum of Understanding sottoscritti dai paesi partecipanti;
2. la direzione e il controllo del programma è esercitato da un’agenzia di programma che assegna i contratti, verifica le consegne ed effettua i pagamenti alle imprese coinvolte;
3. la movimentazione dei componenti comporta un elevata quantità di operazioni poiché la produzione viene distribuita fra le imprese dei paesi partecipanti.

Controllo diffuso
Il ministero della Difesa segue, attraverso i suoi diversi organismi, l’intero ciclo di vita del programma a partire dalla sua impostazione fino al supporto logistico. Il controllo viene esercitato sia a livello centrale sul piano gestionale e finanziario, sia a livello periferico sul piano tecnico e qualitativo. Si può, quindi, sostenere che all’interno di questi programmi il controllo pubblico è totale e continuo.

Anche sul piano concettuale queste movimentazioni non possono essere assimilate alle effettive esportazioni. Il numero delle operazioni è elevato poiché uno stesso componente può entrare ed uscire più volte dal territorio nazionale man mano che viene integrato in un insieme più complesso, ma tale numero non è omogeneo con quello delle esportazioni a paesi terzi di prodotti italiani. Peraltro, tutti i 18 programmi sono stati basati sul principio del “cost share/work share”, per cui il valore delle movimentazioni verso l’estero viene compensato dalle movimentazioni dall’estero; il saldo in termini di interscambio è quindi nullo. Infine, il controllo sulle operazioni valutarie rappresenta un inutile fardello per l’Amministrazione, le banche e le imprese, essendo tutta l’attività finanziaria inerente a un programma intergovernativo sottoposta ad uno stretto e continuo controllo da parte del ministero della Difesa, anche attraverso l’agenzia di programma.

La ragione per cui sono assoggettati alla normativa in materia di esportazioni è che al momento dell’approvazione della legge 185 del 1990 l’unico vero programma intergovernativo era il Tornado e che nessuno se ne è curato, tanto è vero che nel testo non viene nemmeno citato questo tipo di attività. Da allora il mercato della difesa è profondamente cambiato e sono progressivamente aumentati i programmi di collaborazione intergovernativa per lo sviluppo e la produzione di equipaggiamenti per la difesa. L’aumento dei costi di ricerca e sviluppo associati all’alto contenuto tecnologico, la stessa complessità tecnologica dei nuovi sistemi, la sempre più limitata dimensione dei mercati nazionali, la volontà di utilizzare equipaggiamenti non solo interoperabili, ma comuni con i partner e gli alleati, hanno spinto tutti i paesi europei a sviluppare un elevato numero di programmi di collaborazione.

Il ministero della Difesa italiano è stato uno dei primi e principali protagonisti di questo cambiamento, sia perché convinto della necessità di una maggiore integrazione delle capacità di difesa a livello Nato e Unione Europea, sia perché le nostre Forze Armate dovevano superare più di altre un forte ritardo nell’ammodernamento dei mezzi legato alla limitazione delle risorse finanziarie disponibili, sia perché l’industria italiana risultava allora più debole sul piano tecnologico e dimensionale.

Separazione di responsabilità
Per tutte queste ragioni risulterebbe, quindi, opportuno prevedere una separazione fra il sistema di controllo delle esportazioni definito dalla legge 185, che è stato costruito per controllare le attività dell’industria italiana sul mercato internazionale ed è affidato prevalentemente al ministero degli Affari esteri, e un nuovo sistema semplificato di controllo delle esportazioni e importazioni di materiali di armamento per la realizzazione di programmi di armamento ed equipaggiamento delle forze armate e di polizia, che potrebbe essere affidato alla gestione del ministero della Difesa.

Per farlo basterebbe un aggiornamento della Legge 185/90 che ne escluda l’applicazione per questi ultimi, lasciandone poi la regolamentazione ad un provvedimento emanato dal ministro della Difesa. Ne guadagnerebbero tutti: le Forze Armate che potrebbero gestire i propri programmi con maggiore efficienza, le industrie coinvolte che potrebbero risparmiare tempo e soldi (evitando, insieme alle Forze Armate, ritardi e cadute di immagine sul piano internazionale), le amministrazioni coinvolte che potrebbero concentrarsi sul controllo delle vere esportazioni (evitando di sprecare le limitate risorse umane disponibili).