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Elezioni a Cipro

Il bicchiere mezzo vuoto di Christofias

6 Mar 2008 - Nathalie Tocci - Nathalie Tocci

Un raggio di speranza illumina l’isola di Cipro dopo le elezioni presidenziali svoltesi il 17 e 24 febbraio 2008 nella parte greco-cipriota. A giusta ragione. Dalla malaugurata bocciatura del referendum sul Piano Annan dell’Onu dell’aprile 2004, che prevedeva una riunificazione federale, Cipro ha vissuto quattro anni sostanzialmente in bilico tra la stagnazione e l’aperto degrado. A parte la breve parentesi rappresentata dal fragile “processo Gambari”, lanciato nel 2006, dall’aprile del 2004 il processo di pace si è completamente arenato.

Non altrettanto, tuttavia, si può dire della situazione sul terreno. Con il graduale accantonamento del piano Annan, infatti, da un lato si sono sempre più affievolite le prospettive di una soluzione federale, dall’altro si sono rafforzate le due soluzioni radicalmente alternative tra loro: quella di uno stato unitario preteso dai greco-ciprioti, o quella di due stati separati voluta, invece, dai turco-ciprioti. I risultati del voto del 24 febbraio hanno in parte spezzato questo pericoloso processo di graduale radicalizzazione delle posizioni.

Contro la stagnazione
Relegando il presidente in carica Papadopoulos ad un umiliante terzo posto, i greco-ciprioti hanno manifestato la loro netta volontà di cambiamento. Nel primo turno, Papadopoulos, con 31.8% dei voti, si è posizionato dietro al candidato del partito comunista (Akel) Christofias (33.3%) e a quello del partito liberale (Disy) Cassoulides (33.5%). Così come nel 2003 avevano manifestato la loro insoddisfazione verso la flessibilità negoziale di Clerides, eleggendo il nazionalista Papadopoulos, i greco-ciprioti oggi hanno punito il presidente uscente ritenuto responsabile della stagnazione politica sull’isola. Mentre infatti i greco-ciprioti avevano apprezzato il relativo rafforzamento della loro posizione negoziale, ottenuto attraverso l’adesione della loro parte dell’isola all’Ue, essi hanno poi ritenuto che questo capitale politico fosse stato dissipato dal successivo immobilismo di Papadopoulos, che non ha poi presentato nessuna richiesta di riavvio della mediazione all’Onu. Nonostante i greco-ciprioti non prediligano una soluzione federale, ritengono che lo status quo produca un senso di insicurezza per loro sostanzialmente inaccettabile.

Le prime due scelte espresse nel voto del 17 febbraio hanno portato un barlume di speranza all’agonizzante processo di pace. Cassoulides, ministro degli esteri del governo Clerides, aveva apertamente appoggiato il Piano Annan criticando l’intransigenza di Papadopoulos. Christofias, nonostante il suo flebile “No” al Piano, aveva ripetutamente espresso la sua volontà di riavviare i negoziati. Infatti, nonostante siano separati dal divario destra-sinistra, per quanto riguarda la possibilità di accordo con i turco-ciprioti, Akel e Disy sono considerate più vicine l’una all’altra che al partito di centro-sinistra nazionalista del presidente uscente Diko.

Il processo negoziale riparte?
Nel secondo turno, tenutosi il 24 febbraio, Christofias ha confermato le aspettative, vincendo con un ampio 53.4% su Cassoulides. La vittoria è stata accolta con favore dal leader e Presidente turco-cipriota, Mehmet Ali Talat, dal Presidente della Commissione Barroso, dal Ministro degli esteri britannico Milliband, così come dalla stampa internazionale. Sono così aumentate le speranze per un riavvio della mediazione Onu, come suggerito dal Segretario generale Ban Ki Moon nel suo ultimo rapporto su Cipro, in cui anticipa che il 2008 sarà “un anno importante” per l’isola.

Christofias e Talat hanno già annunciato un incontro a breve, che probabilmente verrà seguito da una richiesta congiunta alle Nazioni Unite. La storia di fratellanza tra il partito di Talat, Ctp e quello di Christofias, Akel aumenta le probabilità di un processo di pace fruttuoso, soprattutto in una situazione in cui l’Onu non ripeterà gli errori del 2004 e si limiterà ad un ruolo di mediazione “soft”, lasciando ai due leader l’onere di avanzare proposte e raggiungere un compromesso. Nella parte sud dell’isola un ulteriore sviluppo di interesse è l’apertura del leader Disy, Anastassiades, nei confronti del neo Presidente, suggerendo un approccio congiunto ai negoziati per raggiungere un accordo in tempi brevi.

Infine, ci sono le possibilità di un miglioramento vantaggioso per entrambe le parti su un Piano Annan riformulato, che includa ad esempio un collegamento più esplicito tra l’eventuale adesione turca all’Ue e l’eliminazione di una presenza militare esterna sull’isola. Passi in avanti possono anche essere fatti nell’ambito delle “confidence-building-measures”, con accordi su questioni come l’apertura del passaggio sulla Ledra street ed il congelamento delle cause greco cipriote contro la Commissione per lo stanziamento degli aiuti ai turco-ciprioti e l’armonizzazione di 12 capitoli dell’acquis communautaire nella parte nord dell’isola.

Vittoria a metà
Ma il bicchiere è solo mezzo pieno, e la vittoria di Christofias non può essere considerata pienamente soddisfacente. In primo luogo Papadopoulos ha perso la gara presidenziale di soli 8-9.000 voti, a indicazione del fatto che oltre un terzo della popolazione continua ad appoggiare le sue politiche nazionaliste. In secondo luogo, Christofias ha vinto il secondo turno con l’appoggio dei partiti nazionalisti Diko, Edek e i verdi. In cambio del loro appoggio, Christofias ha assicurato Diko ed Edek un ricco premio di poltrone ministeriali, incluso il ministero degli esteri al figlio dell’ex presidente e fondatore del partito Diko, Markos Kyprianou.

Infine, il potere di Akel non è una garanzia per il successo del processo di pace. Akel, come partito e Christofias, come leader negli ultimi anni hanno perso molte delle loro credenziali come promotori di una soluzione possibile. Nonostante rappresenti storicamente il partner più vicino ai turco-ciprioti, Akel e Christofias hanno dimostrato di saper agire in modo estremamente pragmatico – se non opportunistico – formando coalizioni con partiti nazionalisti pur di ottenere il potere e rifiutando il Piano Annan più per evitare di trovarsi dal lato perdente del referendum che per effettiva convinzione politica. Per quanto riguarda un accordo di pace, Christofias può rivelarsi un osso altrettanto duro del suo predecessore su questioni quali la demilitarizzazione, il ruolo di garante della Turchia, il ritorno dei rifugiati e la libertà di movimento, proprietà e insediamento.

Oltre a questa punta di cautela sul neo presidente, ulteriori problemi potrebbero sorgere dall’altra parte dell’isola e oltremare. I turco-ciprioti oggi sono più disillusi, scettici e divisi di quanto lo fossero nei giorni gloriosi del Piano Annan in cui, rafforzati dal rovesciamento del loro leader Denktaş, erano disposti a fare un salto nel buio col Piano dell’Onu. Oggi, invece, non solo quel Piano non è sul tavolo negoziale, ma un eventuale accordo futuro sarà probabilmente più in linea con gli interessi greco-ciprioti.

Inoltre, l’entusiasmo turco-cipriota per il Piano Annan è difficilmente replicabile dopo quattro anni di disappunto con l’intransigenza greco-cipriota e le mancate promesse della comunità internazionale di sospendere il loro isolamento. Per non menzionare la Turchia, in cui le ripetute porte chiuse dall’Ue hanno seriamente ridotto la volontà di sostenere un accordo sull’isola mediterranea.

L’elezione del nuovo presidente greco-cipriota e la fine della stagnazione politica sull’isola vanno indubbiamente accolte con soddisfazione. Ma il momento del vero brindisi va rinviato a quando le prospettive di stabilizzazione di Cipro saranno divenute significativamente più stabili.