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Prospettive 2008

Per la Cina l’anno del topo

20 Feb 2008 - Nicola Casarini - Nicola Casarini

Xīnnián kuàilè (新年快乐)
Buon anno! Da un paio di settimane siamo entrati nel nuovo anno cinese, l’anno del topo. Questa ricorrenza è anche conosciuta come la Festa di Primavera (Chūnjié – 春节) o Capodanno Lunare (Nónglì xīnnián – 农历新年) le cui celebrazioni si concludono in questi giorni con la tradizionale festa delle lanterne. Il 2008 sarà un anno importante per la Cina: a fianco di nuovi record sul fronte economico e finanziario, sarà ricordato come l’anno delle Olimpiadi di Pechino. Un’occasione per puntare i riflettori sui tanti successi della potenza cinese. Ma anche sulle numerose zone d’ombra.

Un’economia trainante
Nonostante il rallentamento dell’economia americana, nel 2008 la crescita cinese rimarrà sostenuta. Secondo alcuni economisti tra cui Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia, sarà proprio la Cina a salvare l’economia mondiale dalla recessione. In base all’ultimo rapporto della Banca Mondiale sulle prospettive dell’economia globale, la crescita cinese nel 2008 si attesterà intorno al 9,6%, quasi due punti percentuali in meno rispetto alle precedenti previsioni di dicembre. È un rallentamento lieve di un’economia che ha chiuso il quarto trimestre del 2007 con il Pil in aumento del 11,2% e una crescita complessiva a livello annuale del 11,4%, il tasso di sviluppo più elevato degli ultimi tredici anni. Per cinque anni consecutivi, dal 2002 al 2007, Pechino ha fatto registrare una crescita a due cifre, a un tasso medio del 10,6% riducendo al minimo le fluttuazioni annuali. Un tale livello di espansione economica ha permesso alla Cina di emergere a grande protagonista della scena internazionale.

Sul podio più alto
Dopo aver scalzato in rapida sequenza Italia, Francia e Gran Bretagna, presto – forse quest’anno stesso – la Cina supererà anche la Germania diventando la terza potenza economica del mondo dopo Stati Uniti e Giappone. Nel frattempo Pechino ha già superato gli Stati Uniti per quanto riguarda le quote di export mondiali, posizionandosi al secondo posto dopo la Germania. Nel 2007, le esportazioni della Cina (esclusa Hong Kong) si sono attestate a 878 miliardi di dollari pari al 9,1% delle esportazioni mondiali, davanti all’America (851 miliardi pari al 8,9%) ma dietro alla Germania (1000 miliardi pari al 10,1%). Se si confermassero i trend dell’export attuale, sempre nel 2008 la Cina potrebbe superare Berlino diventando il primo paese esportatore. Dallo scorso anno, Pechino ha inoltre sostituito l’America come principale partner commerciale di paesi quali il Giappone e l’India. Nel 2008, è probabile aspettarsi che la Cina supererà gli Stati Uniti nell’intercambio commerciale con i 27 paesi dell’Unione Europea contribuendo, in tal modo, a spostare sempre più a Oriente il baricentro dell’economia mondiale. Una tendenza evidente anche nel settore finanziario. Secondo l’ultimo rapporto del McKinsey Global Institute dedicato alla finanza globale e ai suoi trend (su dati del 2006), il mercato azionario della Cina, con un balzo di ben il 44%, è quello che è cresciuto di più dopo Wall Street, anche se va ricordato che il valore delle azioni scambiato rimane modesto e che in ogni caso, gli ultimi mesi hanno fatto registrare un significativo ridimensionamento degli scambi. Occorre infine ricordare che la Cina ha accumulato le più ingenti riserve valutarie del mondo (oltre 1,5 trilioni di dollari) e che saranno proprio le istituzioni finanziarie cinesi, a cominciare dal suo fondo sovrano di investimenti a farla da protagonisti sui mercati nei prossimi mesi. Il 2008 si preannuncia, pertanto, come un anno promettente per la Cina e che potrebbe essere costellato da altri record economici. Ma l’anno del topo sarà soprattutto ricordato per le Olimpiadi di Pechino.

Olimpiadi di luci e ombre
I cinesi si stanno preparando con fervore alle Olimpiadi che si apriranno a Pechino alle otto della sera dell’8.8.2008. Una data scelta con attenzione visto che il numero otto è considerato un numero fortunato in Cina. Dal luglio 2001, quando il Comitato Olimpico Internazionale concesse a Pechino l’organizzazione dei Giochi estivi, tutto il paese si è messo all’opera per trasformare l’evento sportivo nella consacrazione della Cina a grande potenza. Su Pechino saranno infatti puntati i riflettori di tutto il mondo. Per illuminarne i successi. Ma anche le ancora numerose zone d’ombra, a cominciare dal degrado ambientale, frutto dell’impetuoso sviluppo economico, che potrebbe creare seri problemi a molti atleti. Per non parlare della persistente violazione dei diritti umani e della mancanza di democrazia e libertà politiche.

Nell’aprile 2001, Kiu Jingmin, vicepresidente del Comitato promotore di Pechino 2008, affermò che assegnando alla Cina i Giochi olimpici, si sarebbe aiutato lo sviluppo dei diritti umani. A pochi mesi dall’inizio delle Olimpiadi e nonostante alcune riforme in tema di pena di morte e di maggiore libertà di stampa per i media internazionali, questo impegno appare lontano dall’essere rispettato come sottolineato dal rapporto di Amnesty International “Pechino 2008. Olimpiadi e diritti umani in Cina”.

Giochi di potenza e di valori
La questione del futuro politico della Cina sarà uno dei grandi temi di questo e dei prossimi anni, come ricorda l’ultimo numero di Foreign Affairs dedicato appunto all’evoluzione in atto in Cina. Perché è proprio questo il punto cruciale per noi occidentali: come riuscire a conciliare una Cina sempre più potente sul piano economico e politico con l’ordine internazionale di ispirazione americana scaturito dalla fine della seconda guerra mondiale e ancor più con la fine dell’epoca bipolare. La Cina è sì altamente integrata nell’economia mondiale. Ma non è ancora diventata, politicamente, quel “responsible stakeholder” che l’Occidente si aspetta, come l’appoggio a regimi repressivi quali quello birmano e sudanese ci ricordano. Inoltre, la Cina è – e sarà sempre più – un formidabile competitore dell’Occidente per l’accesso alle risorse naturali ed energetiche, come sottolinea un recente studio dell’ Istituto Affari Internazionali. Senza dimenticare che la Cina continua a essere governata da un regime comunista autoritario e non sembra trasparire una reale evoluzione in senso liberal-democratico.

In un tale contesto, i giochi olimpici di quest’estate rappresenteranno un’arena dove, a margine delle manifestazioni sportive, la Cina e l’Occidente giocheranno la partita della potenza e dei valori. La posta in gioco? Il futuro ordine internazionale, in una fase storica che vede l’impetuosa ascesa della Cina e un relativo declino degli Stati Uniti.

I contorni di questo nuovo ordine mondiale sono ancora difficili da distinguere. Possiamo essere certi, però, che dopo i giochi olimpici di Pechino e il raggiungimento di qualche altro record in campo economico, il quadro che sarà dipinto alla fine dell’anno del topo avrà molto probabilmente un maggior numero di sfumature cinesi di quante ce ne siano oggi.