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Medio Oriente

Mughniyeh, gli Hezbollah libanesi e la Siria

27 Feb 2008 - Carlo Calia - Carlo Calia

Quando il 13 febbraio il terrorista Imad Mughniyeh è stato ucciso a Damasco, gli avversari hanno vistosamente manifestato la loro soddisfazione, i complici la loro esecrazione. Non è infatti scomparso un personaggio minore. Dovunque è passato, in Medio Oriente e non solo, Mughniyeh ha lasciato una ineguagliata eredità di violenza e di sangue.

La vita di Mughniyeh riflette la storia del terrorismo in Medio Oriente. Libanese di nascita, con l’aiuto degli iraniani è stato uno dei fondatori del movimento Hezbollah in Libano, introducendo nel mondo arabo i nuovi strumenti del terrorismo: gli attacchi suicidi e i sequestri di persona. Ma successivamente è divenuto un dirigente con cariche anche formali nelle organizzazioni iraniane degli Hezbollah e dei pasdaran. Naturalmente Nasrallah l’ha commemorato a Beirut in una grande cerimonia pubblica con accanto lo stesso ministro degli Esteri iraniano, Mottaki, eppure la sua morte suscita ancora numerosi interrogativi.

Il misterioso ruolo della Siria
Malgrado la caccia accanita che da decenni gli davano gli israeliani e la taglia di 5 milioni di dollari messa sulla sua testa dagli americani, Mughniyeh era sfuggito a numerosissimi tentativi di catturarlo od ucciderlo. Quando la sua auto è saltata in aria a Damasco, nessun altro è morto, e coloro che si sono recati subito dopo nel luogo dell’attentato hanno trovato solo i segni dell’esplosione nella strada. Efficienza della polizia di Damasco o precisione dei servizi segreti siriani nell’organizzare o favorire l’attentato? Alcuni ritengono che sia stato un lavoro di specialisti libanesi assistiti dalla Cia, i quali avrebbero naturalmente beneficiato dei 5 milioni della taglia. Ma l’ipotesi più accreditata in Medio Oriente è che l’azione sia stata compiuta dagli israeliani con l’assenso di Damasco.

Difficile sapere la verità, oggi e in futuro. Certo è che alle manifestazioni pubbliche di cordoglio in Libano non erano presenti autorità siriane, le quali si sono pronunciate sull’argomento solo dopo, quando Mottaki si è recato appunto a questo scopo a Damasco. I siriani hanno anche promesso di svolgere indagini congiunte per scoprire gli autori dell’attentato, ma contrariamente all’iraniano non hanno accusato Israele.

Altrettanto moderata è stata Damasco in settembre, nel reagire all’attacco aereo israeliano sul presunto centro nucleare in Siria. Sono atteggiamenti che sembrano derivare da una situazione di debolezza e isolamento internazionale della Siria. Ma come mai i siriani sono finiti in questa difficile posizione?

Fuori dal Libano
Nel febbraio 2005 Damasco, spaventata dalla potenza militare di cui gli americani avevano dato prova in Iraq, ritira i suoi soldati da un Libano in rivolta popolare contro di loro dopo l’uccisione di Hariri. Tuttavia i siriani, ritiro delle truppe o meno, continuano la politica di assassini mirati per controllare la politica libanese. L’occupazione in Iraq si è poi rivelata disastrosa per gli Stati Uniti e Israele, fallito il tentativo di sbarazzarsi con un violento assalto degli irriducibili Hezbollah, vede moltiplicarsi i suoi problemi interni e internazionali con i palestinesi. La Siria ha allora ritenuto di poter accentuare la sua azione di intromissione violenta nella politica libanese, sentendosi protetta nella regione dalla potenza crescente dell’alleato iraniano.

Ma nel corso del 2007 la situazione in Iraq si stabilizza, nei paesi arabi l’ostilità alle azioni di Damasco in Libano cresce e nello stesso Iran appaiono posizioni diverse sulla linea più conveniente di politica estera. In materia c’è perfino chi parla ora dell’esistenza di un tacito accordo tra americani e iraniani, con uno scambio tra la rinuncia a un attacco militare americano all’Iran e una tregua in Iraq.

In questo quadro Mughniyeh ubbidiva strettamente alle direttive degli iraniani più estremisti e pare abbia cercato di limitare il potere del leader degli Hezbollah libanesi, Nasrallah. Quest’ultimo però gode della fiducia di una Siria contraria a qualsiasi attività terroristica non controllata da Damasco, come si desume da una storia anche breve del movimento Hezbollah libanese (vedi anche su The International Spectator).

La Siria e gli Hezbollah libanesi
Con il termine Hezbollah si intendono confusamente cose diverse. Hezbollah venivano chiamati gli sbandati giunti in Algeria ed altrove dall’Afghanistan o da altri lontani lidi, spesso in rotta con le loro stesse organizzazione di origine per indisciplina o troppa ferocia. Hezbollah è poi la denominazione del movimento politico-religioso che inquadra militanti iraniani, un apparato statale, cioè, di uno dei più importanti governi della regione, Hezbollah è infine il nome del movimento che opera politicamente e militarmente in Libano. Certo, sono tutti musulmani sciiti collegati ideologicamente e finanziariamente con gli Ayatollah iraniani, ma non sono affatto la stessa cosa. Gli Hezbollah libanesi sono innanzitutto interessati agli sciiti libanesi e alla loro aspirazione ad uscire da una posizione di povertà e di inferiorità sociale. Così con il tempo hanno aggiunto alla loro funzione di movimento di guerriglia, la più efficiente del Medio Oriente, quella di secondo più importante partito politico libanese.

La trasformazione in movimento ben organizzato e disciplinato è avvenuto in 15 anni di controllo rigoroso da parte di una Damasco indifferente, anzi spesso contraria alle sue aspirazioni religiose o di potere, qualunque fossero in materia le preferenze iraniane. Nasrallah è al centro di questa evoluzione, avendo accettato il controllo dei siriani i quali gli hanno in cambio garantito il dominio assoluto del movimento, eliminando o trattenendo in Siria tutti i suoi rivali.

Il capo degli Hezbollah libanesi è nato nel 1960 in un quartiere poverissimo di Beirut e ha potuto studiare solo come religioso sciita in Iraq e in Iran, da cui il suo diretto collegamento al leader supremo iraniano, Ali Khamenei. Ma malgrado il suo turbante nero di Sayid, in teoria cioè di leader religioso discendente del Profeta, Nasrallah ha sempre mostrato soprattutto doti di capo militare e politico. Egli ha una visione chiara dei problemi regionali e una approfondita conoscenza della politica e dell’organizzazione militare di Israele.

Le sue capacità di spietato capo militare si rivelano negli anni ’80, in lotta con gli israeliani e con altri movimenti sciiti, tra i quali milita e muore anche suo fratello. Naturalmente la guerriglia all’occupante israeliano è al centro della sua azione e in essa perde il figlio nel 1997. Tuttavia sotto la spinta e in un certo senso l’insegnamento siriano, Nasrallah pone fine negli anni Novanta alle azioni terroristiche, concentrandosi sulla guerriglia contro l’esercito israeliano nella zona occupata al sud del Libano, al punto che il suo movimento non è più classificato come terrorista alle Nazioni Unite e a Bruxelles.

Nasrallah è tollerante in materia di costumi sociali, secondo le abitudini della società libanese, e ha sviluppato una struttura di assistenza sociale per gli strati più poveri della popolazione libanese, non solo sciita. In politica mantiene i contatti con il Patriarca maronita e aveva stabilito una relazione molto stretta con l’ex-premier libanese, il sunnita Hariri, in linea con la politica di cambiamento del movimento in partito politico libanese. Ma l’attacco israeliano nel 2006 ha riportato in primo piano il suo odio implacabile per Israele.

Il futuro immediato del Libano
Il contingente delle Nazioni Unite in Libano, l’Unifil, diretto da un comandante italiano, ha raggiunto l’obiettivo assegnatogli. I suoi 15.000 soldati dispiegati in un territorio ristrettissimo, professionalmente diretti e ben equipaggiati, hanno reso difficili le azioni di guerra da un lato o dall’altro. Non è però nel mandato dell’Unifil disarmare gli Hezbollah, i quali hanno ricostituito il loro stock di armamenti con missili più numerosi e moderni di quelli che avevano nel 2006. Ma è soprattutto nel campo politico che gli Hezbollah, in alleanza con il gruppo cristiano del generale Aoun, sono ormai al centro della politica libanese e mantengono in stallo tutte le istituzioni politiche del paese. A questo punto non sappiamo se e quando lo Stato libanese uscirà dalla sua crisi, ma sappiamo che Nasrallah non accetterà nulla che sia in contrasto con interessi fondamentali siriani.

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