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L’economia del Kosovo

Meno peggio di quel che appare

21 Feb 2008 - Valerio Briani - Valerio Briani

Il Kosovo viene spesso presentato come economicamente sottosviluppato e destinato a rimanere tale. Sarebbe uno “Stato delle mafie”, ingovernabile, che manca dei presupposti minimi per sviluppare un’economia reale; uno Stato che nasce già fallito e che non potrà pertanto che rappresentare un fardello economico per la comunità internazionale, costretta a spendere somme spropositate nei decenni a venire per evitarne il collasso. Uno sguardo più approfondito alla situazione del Kosovo suggerisce, però, una conclusione meno negativa.

Molti osservatori hanno espresso dubbi sulla scelta americana e di alcuni paesi europei di riconoscere l’indipendenza del Kosovo. Le obiezioni principali sono tre. La prima è che, in mancanza di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la secessione del Kosovo è illegale. La risoluzione Onu 1244, che pose fine alla guerra della Nato contro la federazione jugoslava e che non è ancora stata sostituita, riconosce la sovranità della Serbia sul Kosovo.

La seconda ragione, eminentemente politica, è che la secessione del Kosovo costituisce un precedente che potrebbe spingere alla secessione molte altre regioni con tendenze indipendentiste (dai paesi baschi alla repubblica Srpska, dall’Abkazia all’Ossezia del sud), con conseguenze imprevedibili sulla stabilità di molte regioni.

La terza ragione per opporsi all’indipendenza del Kosovo sarebbe, appunto, la necessità di evitare di caricarsi l’onere di uno stato destinato a rimanere preda del sottosviluppo.

L’economia del Kosovo fra luci ed ombre
L’economia del Kosovo è certamente in uno stato preoccupante. Una larga fascia della popolazione vive in stato di povertà, con sacche ampie di povertà estrema (meno di 90 centesimi di euro al giorno). La disoccupazione è a livelli molto alti, intorno al 40%. La capacità produttiva del paese è quasi zero: il Kosovo è costretto ad importare ogni genere di beni, e non esporta quasi nulla se non una certa quantità di minerali grezzi. Il processo di privatizzazione delle aziende pubbliche ha dato risultati per molti versi inferiori alle aspettative, e non ha richiamato investitori dall’estero. Per finire, il Kosovo è base di bande criminali coinvolte in diversi e lucrosi traffici illeciti, dalla tratta di esseri umani al contrabbando, al traffico di stupefacenti attraverso la via dei Balcani (la rotta degli stupefacenti che parte dall’Afghanistan per arrivare in Europa).

Questi dati non danno però un quadro completo della situazione. Il rapporto della Commissione europea sui progressi compiuti dal Kosovo, pubblicato a novembre del 2007, riconosce anche un moderato miglioramento della situazione. Il Kosovo sembra aver raggiunto la stabilità macroeconomica; il prodotto interno lordo è in modesta ma continua crescita dal 2005, mentre gli aiuti internazionali sono in costante calo. La spesa pubblica è sotto controllo, e le autorità kosovare hanno approvato un quadro di medio termine che quantifica le necessità della spesa pubblica fino al 2010. L’inflazione è vicina allo zero. Le esportazioni, per quanto ancora a livello molto basso, sono cresciute in modo notevole, segnalando quindi una certa ripresa della capacità produttiva ed industriale.

La performance economica del Kosovo, inoltre, va valutata tenendo conto della situazione particolare in cui il nuovo Stato è rimasto fino ad oggi. L’incertezza sulla questione del suo status internazionale, infatti, ha contribuito notevolmente a frenarne lo sviluppo economico. In particolare, l’incertezza sullo status ha giocato un ruolo primario nel tenere lontani gli investitori stranieri. Se l’indipendenza non sarà seguita da episodi di violenza e da instabilità, il Kosovo potrebbe cominciare a beneficiare dell’influsso di capitali e know-how dall’estero che finora sono mancati in modo quasi assoluto, e che rappresentano uno dei fattori principali dello sviluppo dei paesi in transizione.

Nel valutare lo stato attuale del Kosovo, infine, va tenuto a mente anche il contesto regionale. Se l’economia del Kosovo è in uno stato preoccupante, gli altri paesi della regione non si trovano in una situazione molto migliore. Il tasso di disoccupazione del Kosovo, ad esempio, è analogo a quello del Montenegro e solo di poco inferiore a quello della Serbia. Si stima che il livello dell’economia sommersa in Kosovo sia paragonabile a quello di Serbia e Montenegro. I problemi del Kosovo sono condivisi, in misura diversa, dagli altri paesi dei Balcani occidentali. È vero che Pristina ha potuto beneficiare dell’assistenza della comunità internazionale, ma tutti i paesi dei Balcani occidentali hanno ricevuto una certa quantità di aiuti. E non sono stati frenati dall’handicap rappresentato dall’indeterminatezza del loro status internazionale.

La ricostruzione delle istituzioni kosovare
Più significativi dei progressi economici, però, sono quelli compiuti nella ricostruzione delle istituzioni. Naturalmente, il Kosovo è ancora lontano dall’avere un apparato statale efficiente, trasparente e responsabile; tuttavia, il rapporto della Commissione ha segnalato progressi palpabili in quasi tutti i campi relativi alla gestione della cosa pubblica e all’amministrazione della giustizia. Sono stati approvati piani per aumentare l’efficienza della pubblica amministrazione; individuate le priorità per costruire un sistema giudiziario funzionale ed efficiente; approvate leggi e piani anti-corruzione che, per quanto insufficienti a diminuire rapidamente l’alto tasso di corruzione, rappresentano comunque un passo avanti. Nel medio periodo, inoltre, si potrebbe assistere ad un’accelerazione del processo di ricostruzione delle istituzioni. Il tempestivo invio della missione civile europea Eulex, composta da circa 1900 tra poliziotti, giudici, procuratori e doganieri, dovrebbe aumentare l’efficienza e l’efficacia del sistema giudiziario, con relative ricadute positive sullo stato di diritto, la lotta alla criminalità organizzata, e anche sull’economia. In più, è possibile che la risoluzione dello status abbia un effetto positivo sull’amministrazione dello stato kosovaro. Da ora in poi, infatti, la classe dirigente kosovara sarà direttamente responsabile davanti ai cittadini e non potrà più gettare la colpa di ogni malfunzionamento su Unmik e sui funzionari delle agenzie internazionali.

Non è possibile né auspicabile ignorare i numerosi e gravi problemi che la comunità internazionale, la classe dirigente kosovara e gli stessi cittadini del Kosovo dovranno affrontare nel futuro. Tuttavia, non è neanche utile sottovalutare i passi avanti fatti finora. La secessione del Kosovo dalla Serbia è ormai un dato di fatto, a prescindere dai riconoscimenti internazionali che otterrà. Se la comunità internazionale vuole contribuire a fare uscire il Kosovo dal suo attuale stato di sottosviluppo, non si può dare per scontato il fallimento dei programmi di ricostruzione economica e istituzionale. Serve invece una maggiore assunzione di responsabilità da parte dei principali attori internazionali. Ed è un buon segno che, pur divisi sul tema del riconoscimento, gli europei abbiano consensualmente deciso di accrescere ulteriormente il loro impegno nella regione.