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Prospettive 2008: economia mondiale

Si rafforzano i timori di recessione

18 Gen 2008 - Paolo Guerrieri - Paolo Guerrieri

Salgono a vista d’occhio le probabilità che il forte rallentamento in atto nell’economia americana si trasformi in una vera e propria recessione nel 2008 e metta a rischio la fase espansiva anche in altre aree del mondo. Un prolungato ristagno americano e mondiale è ancora evitabile, secondo molti. Ma tutto dipenderà da un lato dall’evoluzione della crisi finanziaria e del mercato petrolifero, e dalle ripercussioni sull’economia reale e sui consumi americani in particolare. Dall’altro lato risulteranno altrettanto decisive le prossime mosse delle Banche centrali delle maggiori aree e paesi costrette a fronteggiare nuovamente, dopo molti anni, i rischi della stagflazione (crescita in rallentamento e inflazione in salita).

Il filo del rasoio del rallentamento economico americano
Nella parte finale del 2007 la crescita degli Stati Uniti si è pressoché azzerata ed è molto probabile che possa diventare negativa nella prima parte di quest’anno. Il maggior contributo deriva dalla crisi del mercato immobiliare che si è rivelata la più grave degli ultimi cinquanta anni: ha sottratto circa un punto percentuale alla crescita nel corso dell’ultimo anno e ha cominciato a riversarsi in misura crescente sull’economia reale, come dimostrano i dati più recenti – tutti negativi – della produzione manifatturiera, occupazione, spesa per beni di consumo. Perché si possa parlare ufficialmente di recessione è necessario che si verifichi, com’è noto, una diminuzione per due trimestri consecutivi del Pil americano, possibilità ritenuta altamente probabile da un numero crescente di qualificati osservatori. La domanda chiave è così diventata la seguente: quanto durerà e quale intensità avrà questa fase recessiva?

Due scenari sulla recessione
Le risposte sono assai eterogenee e, in larga misura, contrastanti. Ma si può cercare di ricavarne due scenari di fondo per l’anno in corso.

Nel primo si ipotizza un rallentamento secco, ma di breve durata dell’economia americana, con un rimbalzo positivo verso una nuova fase di crescita già nella seconda parte del 2008 (+1,5 l’incremento medio stimato del Pil americano nell’intero anno). Il maggiore contributo (circa un punto percentuale) verrebbe innanzitutto dal forte aumento delle esportazioni nette americane sospinte dal deprezzamento del dollaro. Altrettanto determinante ai fini del positivo rimbalzo congiunturale risulterebbe un’aggressiva politica monetaria da parte della Federal Reserve in grado di determinare in una serie di fasi successive un taglio complessivo dei tassi di interesse di 100 punti base rispetto al livello di 4,25% dell’inizio anno.

Del tutto diverso si presenta il secondo scenario in cui si assume una prolungata recessione americana per intensità e durata molto più grave di quelle relativamente lievi sofferte nel 1990-91 e nel 2001. Gli elevati prezzi petroliferi e l’approfondimento della crisi finanziaria contribuirebbero a estendere la recessione all’intero 2008 aumentando le perdite sul mercato finanziario (che potrebbero superare a questo punto la cifra di un trilione di dollari) e aggravando la crisi di liquidità e di restrizioni creditizie (credit crunch).

In questo contesto anche una politica monetaria fortemente espansiva della Fed non riuscirebbe a scongiurare l’hard landing dell’economia americana. Soprattutto perché diverrebbero dominanti i casi di insolvenza rispetto a quelli di insufficiente liquidità, generando una serie di problemi che la politica monetaria non sarebbe in grado di risolvere.

Il resto dell’economia mondiale: decoupling o recoupling?
I due scenari sopra delineati vengono oggi dati al 50 per cento. Le loro ripercussioni sul resto dell’economia mondiale sarebbero comunque molto diverse. Nell’ipotesi di un soft landing dell’economia americana le principali aree geoeconomiche, pur accusando rallentamenti della crescita più o meno pronunciati a seconda dei casi, riuscirebbero a contenere gli effetti più negativi e tornare su dinamiche di crescita vicine al potenziale già a partire dalla fine del 2008. Si avvererebbe così quell’ipotesi di sganciamento (decoupling) del resto del mondo dalle sorti dell’economia americana che è stata a lungo dibattuta negli ultimi mesi, a conferma della struttura multipolare dell’economia mondiale conseguita all’affermazione di nuovi grandi paesi e aree emergenti (Cina, India tra tutti).

Nel secondo scenario la prolungata fase recessiva negli Stati Uniti e le perduranti turbolenze finanziarie, viceversa, penalizzerebbero fortemente anche la crescita del resto del mondo – inclusa larga parte dell’Asia del Pacifico – e finirebbero per trascinare un po’ tutte le maggiori aree in una fase di semistagnazione. Le Nazioni Unite nel loro ultimo Rapporto stimano che in quest’ultimo caso si potrebbe verificare una secca diminuzione del tasso di crescita dell’economia mondiale nel suo complesso, pari a circa due punti percentuali. Il 2008 potrebbe così ribaltare l’ipotesi sopra ricordata e divenire l’anno del recoupling (riaggancio) tra economia americana e resto del mondo.

L’Europa e i rischi di contagio
Le conseguenze più negative di una prolungata recessione Usa si riverserebbero sicuramente su quei paesi che hanno più intensi legami commerciali con gli Stati Uniti – quali il Messico e il Canada, la Cina e, di conseguenza, molte economie dell’Est asiatico.

Nel caso dell’Europa c’è da considerare che il peso dell’economia americana sull’interscambio europeo si è sensibilmente ridotto negli ultimi anni a favore delle economie asiatiche. Ma i rischi di contagio sarebbero comunque molto elevati, rimanendo nell’ambito del secondo scenario. Il canale di trasmissione sarebbe rappresentato in questo caso, più che dal commercio estero dall’approfondirsi della crisi finanziaria americana, considerati i forti legami di interdipendenza esistenti tra il sistema bancario americano e quello europeo.

In questo contesto l’Europa, pur riuscendo ad evitare una fase recessiva altrettanto intensa quale quella americana, non riuscirebbe a ripararsi dall’impatto di un secco arretramento Usa e conoscerebbe un rallentamento assai più severo (1% la stima di crescita del Pil europeo per il 2008 in questo caso) di quello che è oggi presentato nella maggior parte delle previsioni.

A rischiare di più sarebbero soprattutto, da un lato, quei paesi europei che hanno conosciuto in questi anni le più forti bolle speculative immobiliari – quali il Regno Unito, la Spagna e l’Irlanda – e, dall’altro, i paesi con la finanza pubblica in condizioni ancora relativamente fragili quali il Portogallo, la Grecia e l’Italia. Il nostro paese, in particolare, vede fortemente ridimensionate le proprie prospettive di crescita per il 2008, all’interno di una banda che va dall’1% nello scenario più favorevole allo 0,2% in quello più negativo.

Il deficit di governance multilaterale
Al di là degli scenari, più o meno negativi, fin qui delineati un dato certo è che l’economia mondiale conoscerà quest’anno dopo un lungo periodo di elevata crescita una fase di forte instabilità e incertezza. Per attenuare le conseguenze più negative servirebbero meccanismi di coordinamento e strumenti efficaci di governance del sistema economico internazionale nel suo complesso. Il dato preoccupante è che scarseggiano entrambi: l’ascesa dei nuovi paesi emergenti (Cina, India..) e la perdita di peso di molti paesi europei ha generato un vuoto di governance a livello globale.

Sempre meno influente, allo stesso tempo, è quella che è stata la struttura consolidata di governance del sistema globale per molti decenni: la combinazione tra una istituzione informale, il G7, che ha spesso “definito l’agenda” e un insieme di istituzioni formali , (il Fmi, la Banca Mondiale, il Wto …) dove, almeno in parte, l’agenda è stata tradotta in azione. Il sistema internazionale, che è sempre più multipolare, si è andato cosi frammentando in una serie di crisi e interessi che le esistenti istituzioni multilaterali (Fmi, Wto..) fanno molta fatica a governare. Anche quest’anno considerate le crescenti difficoltà da fronteggiare questa tendenza potrebbe continuare e, in alcuni casi, addirittura accelerare e rafforzarsi.