IAI
Prospettive 2008: i problemi dell’Europa

Nuove responsabilità, nuove nomine

21 Gen 2008 - Gianni Bonvicini - Gianni Bonvicini

Come cambia l’agenda europea dopo la conclusione dell’accordo istituzionale di Lisbona? La risposta, in attesa delle 27 ratifiche nazionali del nuovo Trattato, sta al di là dei confini dell’Unione Europea. Le grandi priorità si collocano infatti nel campo della politica internazionale dell’Ue e della sua capacità, anche istituzionale, di farvi fronte.

L’agenda dell’Ue per il 2008
Energia e ambiente sono al primissimo posta: la dipendenza dell’Ue dalle fonti energetiche esterne si colloca intorno al 56% della sua capacità produttiva e ben l’80% di queste importazioni riguardano petrolio e gas. Questo tema trascina con sé un’altra priorità che, come è noto, riguarda i rapporti con la Russia da cui dipendiamo per il 25% dei nostri rifornimenti. E mai come oggi i rapporti con Mosca sono stati difficili, anche a causa della mancanza di una valida strategia comune europea.

A seguire vengono le questioni della sicurezza interna, dall’immigrazione alla lotta al terrorismo, e di quella esterna, dai Balcani (con il Kosovo già alle porte) al Medio Oriente. In questo settore, al di là degli interventi nel campo civile, l’Ue è sempre più investita di compiti che riguardano la difesa e l’uso di strumenti militari in sostegno alle proprie missioni civili. Ed infine è necessario che l’Ue si muova con decisione sulla questione del Mediterraneo e dell’Africa, fonte di future instabilità, ma anche di enorme opportunità di sviluppo.

L’Italia, in particolare, dovrà premere per mantenere forte l’attenzione da dare a questo dossier, non tanto per contrastare i piani di Unione Mediterranea di Sarkozy, ma per agganciarli alla responsabilità e alle politiche comuni dell’Ue.

Che queste siano le grandi linee di azione prioritaria dell’Ue è opinione piuttosto condivisa negli ambienti comunitari. Per farvi fronte in modo efficace si dovrebbe però attendere il completamento, previsto per l’inizio del 2009, delle ratifiche del Trattato di Lisbona, che contiene alcune delle riforme necessarie per accrescere la capacità internazionale dell’Ue: dalle cooperazioni rafforzate in politica estera a quella strutturata nel campo della difesa, dal servizio diplomatico esterno alla nomina di un Alto Rappresentate più “potente” e di un Presidente eletto del Consiglio Europeo.

In attesa che ciò avvenga, però, e nella speranza che non ci siano ulteriori sorprese nei processi di ratifica, è necessario fare fronte agli avvenimenti esterni, che prescindono dall’orologio comunitario. Per ora, come nel caso ormai imminente del Kosovo, l’Ue si muoverà con le stesse complesse modalità del passato e con gli strumenti di sicurezza messi a punto in modo pragmatico in questi ultimi anni, a cominciare dalle missioni civili e militari sperimentate con qualche successo nei Balcani, in Africa e altre parti del mondo.

Precorrere il Trattato di Lisbona
Ma tutti comprendono bene, che di fronte a questa impegnativa agenda esterna l’Ue dovrà anticipare alcune delle decisioni, che poi scatteranno formalmente con l’entrata in vigore del nuovo Trattato. Così si procederà nei prossimi mesi ad integrare la figura dell’Alto Rappresentante dentro la Commissione, nella veste anche di vicepresidente per i rapporti esterni. Allo stesso tempo è già stato avviato il progetto di creazione del Servizio “diplomatico” esterno, con le prevedibili difficoltà di composizione (quanti funzionari della Commissione, del Consiglio e degli Stati membri) e di collocazione delle attuali delegazioni, sotto il Consiglio o la Commissione.

Soprattutto si cercherà di anticipare la nomina delle figure chiave del nuovo triangolo istituzionale, Consiglio Europeo, Alto Rappresentante e Presidente della Commissione. Dalla scelta delle persone e dal loro peso dipenderà il delicato equilibrio che si verrà ad instaurare nella gestione della politica internazionale dell’Ue, dal momento che tutti e tre possono vantare una competenza in materia.

Un Tony Blair alla Presidenza del Consiglio Europeo fa la differenza da uno Junker; o un Carl Bildt come Alto Rappresentante rispetto ad una riconferma di Solana, tanto per fare alcuni esempi, per il momento largamente teorici. Va anche ricordato che il pacchetto di nomine verrà probabilmente fatto nel secondo semestre del 2008, sotto presidenza francese. Con un Sarkozy superattivo ed orientato a rafforzare il Direttorio dei Tre Grandi la partita sarà estremamente dura.

L’Italia e le nuove nomine Ue
L’Italia rischia di essere tagliata fuori non tanto dalle nomine, quanto dai giochi per arrivarvi. Nella nostra attuale situazione di debolezza interna e con un’immagine in Europa davvero non esaltante, al nostro paese interessa una struttura del triangolo istituzionale molto equilibrata e il più “comunitaria” possibile: un Presidente della Commissione forte, un Alto Rappresentante molto legato al rispetto delle regole previste dal futuro Trattato, un Presidente del Consiglio europeo rappresentativo, ma non troppo marcatamente intergovernativo. Va in altre parole evitato che una struttura sbilanciata e conflittuale nel triangolo istituzionale dell’Ue, crei le premesse di una paralisi politica europea e di un suo dannoso rimedio attraverso la ripresa del ruolo dei Tre Grandi.

La battaglia per nomine compatibili con i nostri interessi va iniziata già da subito e per avere la speranza di vincerla essa deve essere condivisa con alcuni dei nostri partner più significativi, Spagna, Polonia, Austria e paesi nuovi dell’Est e del Sud. Ma anche con la Germania, che ancora condivide con noi l’idea di un’Europa forte e rispettosa delle regole del Trattato. Governo italiano, commissario europeo e i nostri parlamentari a Strasburgo dovrebbero per una volta muoversi come “sistema”, non tanto per fare passare un nostro nome, ma per assicurare un funzionamento efficace del Trattato di Lisbona, nel nostro interesse e in quello dell’Ue.