IAI
Russia e Occidente

Un futuro carico di tensioni

13 Nov 2007 - Alessandro Marrone - Alessandro Marrone

Negli ultimi tempi le relazioni tra i paesi occidentali e la Russia sono peggiorate e, con ogni probabilità, rimarranno problematiche anche in futuro. Su molti temi sarà possibile la cooperazione, ma fondamentali contrasti di interesse e rivalità geopolitiche potranno determinare serie dispute diplomatiche e momenti di tensione. Per essere all’altezza di questa nuova sfida europei e americani dovranno mostrare grande abilità e fermezza politico-diplomatica. È questa la tesi principale dello studio “Le relazioni della Russia con Europa e Stati Uniti” dell’Istituto Affari Internazionali. Vi si disegnano tre possibili scenari dei futuri rapporti con Mosca: appianamento delle divergenze e rilancio della cooperazione; contrasti persistenti, ma senza rotture traumatiche; aggravamento delle tensioni e svuotamento dei meccanismi di cooperazione. Come si è detto, l’analisi ritiene più probabile il secondo scenario, prefigurando quindi un rapporto sempre più problematico, ma senza veri rischi di una rottura traumatica.

Secondo lo studio, a monte dei singoli contrasti c’è la volontà del Cremlino di riaffermare gli interessi nazionali russi sia a livello regionale che globale. Mosca vuole rispondere così a quello che denuncia come l’unilateralismo occidentale, in particolare statunitense, ed arrestare l’espansione dell’influenza euro-americana nel suo “vicino estero”.

Fra europei e americani è cresciuta la preoccupazione per la politica estera sempre più assertiva di Mosca, ma sia gli uni che gli altri hanno avuto difficoltà a definire una posizione coerente e univoca nei confronti del Cremlino. Su molti questioni spinose delle relazioni con i russi manca una risposta comune transatlantica. L’Ue fatica a conciliare gli interessi divergenti di nuovi e vecchi stati membri: a Bruxelles i rapporti con i Mosca sono motivo di continui contrasti. L’America, dal canto suo, ha criticato a più riprese le politiche di Putin, ma lo ha fatto in modo incostante, incerta se e fino a che punto continuare a perseguire l’obiettivo di una partnership strategica con la Russia, che, soprattutto dopo l’11 settembre, era sembrato a portata di mano.

Timori diffusi
Lo studio IAI si occupa, fra l’altro, dello scudo antimissilistico che l’America intende installare in Polonia e Repubblica Ceca, con l’obiettivo dichiarato di annullare una futura minaccia missilistica iraniana. La Russia teme invece che gli americani sviluppino il progetto iniziale, per ora incapace di arrestare un’offensiva nucleare russa, per indebolire il deterrente nucleare di Mosca e assicurarsi così un vantaggio strategico. Putin ha risposto all’iniziativa americana annunciando una moratoria della partecipazione russa al Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa (Cfe). L’Ue appare divisa: i governi dell’Europa occidentale sono irritati per la tendenza americana a trattare bilateralmente questioni, come le difese antimissile, che riguardano la sicurezza comune, ma quelli dell’Europa orientale, che avvertono maggiormente la minaccia russa, sono molto più propensi ad accordi bilaterali di sicurezza con gli Stati Uniti.

Altra questione centrale dei rapporti con i russi analizzata nello studio è lo status finale del Kosovo. La regione rimane formalmente una provincia serba, ma è sotto l’amministrazione dell’Onu dal 1999. È probabile che i nuovi negoziati tra gli albanesi del Kosovo, che vogliono l’indipendenza, e i serbi che vi si oppongono fermamente finiranno in un nulla di fatto (è previsto che si concludano il 10 dicembre). A questa impasse fra gli attori locali fa riscontro quella fra gli attori internazionali: Mosca rimane ferma nella sua opposizione all’indipendenza, mentre Washington sembra pronta a riconoscere il Kosovo anche unilateralmente. I quattro paesi europei del Gruppo di contatto (Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia) hanno sostenuto con gli Stati Uniti il piano dell’inviato dell’Onu Athisaari per un’indipendenza supervisionata della regione con forti garanzie per la minoranza serba, ma, di fronte alla scelta tra la posizione americana e quella russa, gli europei potrebbero dividersi di nuovo.

Una terza importante questione trattata dallo studio è quella energetica. Dopo i casi di Ucraina e Bielorussia, si è diffuso in Europa il timore che il Cremlino possa utilizzare le industrie del settore sotto il suo controllo non solo per rafforzare la sua sfera di influenza nell’est europeo, ma anche per ottenere concessioni economiche o politiche dai paesi occidentali, specie da quelli che (come Francia, Germania e Italia) hanno stipulato accordi decennali che hanno consolidato la loro dipendenza energetica dalla Russia. Mosca sta inoltre cercando di entrare nel mercato europeo dell’energia, acquisendo il controllo di una parte della rete distributiva, e si è inevitabilmente scontrata con le reazioni protezionistiche dei governi dell’Unione, che chiedono, a loro volta, un’apertura del mercato russo. Gli europei sono però divisi sulla linea da tenere: da un lato i paesi dell’Europa orientale, a partire da Polonia e repubbliche baltiche, avvertono acutamente i rischi della dipendenza energetica da Mosca; dall’altro governi come quello tedesco hanno rafforzato negli ultimi anni il legame bilaterale con la Russia sperando di indurla a un atteggiamento più cooperativo e responsabile.

Interessi globali
Lo studio delinea dunque tre scenari. Il più ottimistico, ma ritenuto poco probabile, vedrebbe un allentamento delle tensioni e la ripresa della cooperazione. Perché questo si verifichi sarebbe necessario da un lato che il successore di Putin (la Russia eleggerà il nuovo presidente nel marzo del 2008) abbia una posizione meno dura, dall’altro che sulle questioni più spinose, come lo scudo antimissile e il futuro del Kosovo, si raggiunga un accordo soddisfacente per entrambe le parti. Ad esempio, se gli Stati Uniti rallentassero l’attuazione del progetto di difesa missilistica, potrebbe più facilmente essere raggiunto un accordo sul trattato Cfe e forse anche l’opposizione di Mosca all’indipendenza del Kosovo potrebbe ammorbidirsi.

Lo scenario più pessimistico vedrebbe invece un’intensificazione dei contrasti, che potrebbe essere innescata, ad esempio, da un’azione militare americana contro l’Iran. Ciò renderebbe impossibile il compromesso su temi quali il Kosovo e lo scudo antimissile, paralizzerebbe l’Onu e avvicinerebbe Mosca a Pechino, rendendo più instabile il sistema internazionale.

Nello scenario intermedio, che lo studio presenta come il più probabile, i rapporti dei paesi occidentali con la Russia sarebbero caratterizzati da un misto di competizione, che talora diverrebbe antagonismo, e di cooperazione. La Russia continuerebbe a contrastare l’espansione dell’influenza occidentale nel suo “vicino estero”, e sarebbe continuamente tentata di usare le forniture di energia come arma di pressione sui paesi europei. La prosecuzione del progetto antimissile americano, un ulteriore allargamento della Nato, un eventuale riconoscimento unilaterale del Kosovo da parte occidentale aggraverebbero le tensioni. Ma tutto ciò non sfocerebbe in una rottura: i meccanismi di cooperazione previsti dal partenariato Ue-Russia e dal Consiglio Nato-Russia continuerebbero a funzionare, pur con risultati modesti, mentre alcune crisi internazionali potrebbero essere affrontate consensualmente in ambito Onu. La convergenza di interessi preserverebbe il dialogo su questioni come il contrasto al terrorismo e la proliferazione nucleare. Sull’Iran i contrasti potrebbero però facilmente acuirsi: se Teheran dovesse andare avanti con il suo programma nucleare sarebbe difficile raggiungere un accordo su eventuali sanzioni o altre misure punitive. In Russia continuerebbero le tendenze autoritarie e repressive, ma senza arrivare alla cancellazione di alcuni fondamentali diritti democratici e dello stato di diritto.

Alla luce degli scenari delineati dallo studio, si possono svolgere alcune considerazioni. A Stati Uniti ed Europa converrebbe probabilmente prendere atto che il clima di intensa collaborazione degli anni ’90 è ormai alle spalle. La visione strategica di Putin è comune alla classe dirigente raccolta attorno al Cremlino, gran parte della quale proviene come il presidente dagli apparati di sicurezza, ed è molto popolare tra i russi che apprezzano il tentativo di ridare alla Russia una posizione di primo piano sulla scena internazionale. Di conseguenza il prossimo inquilino del Cremlino, chiunque esso sia, probabilmente non si discosterà molto dalla strada tracciata da Putin, il quale peraltro manterrà sicuramente importanti leve di potere come capo del partito Russia Unita, sicuro vincitore delle prossime elezioni legislative, o come premier. Ad europei e americani converrebbe dunque adottare la stessa Realpolitik seguita dal Cremlino: cercare la cooperazione dove è possibile, e andare avanti con determinazione sulle questioni fondamentali per i propri interessi strategici anche se la controparte non è d’accordo. Ad esempio l’Europa dovrebbe considerare la sicurezza energetica del continente e la stabilizzazione del Kosovo come problemi prioritari le cui soluzioni dovrebbero essere valutate alla luce esclusivamente degli interessi europei, e non dei veti di Mosca.