IAI
Iran

Opzioni militari e saggezza mafiosa

8 Nov 2007 - Cesare Merlini - Cesare Merlini

Racconta Andrea Camilleri di una sua lontana (1949) conversazione con un capo-mafia, Nicola Gentile, Nick in America e ‘u zù Cola in Sicilia. Questi gli disse: “Duttureddru (così, dottorino, chiamava il giovane Camilleri), se io entro qua e vossia ha in sacchetta una pistola che mi punta contro mentre io sono disarmato e mi dice: ‘Cola Gentile, inginocchiati!’, io che posso fare? M’inginocchio. Questo però non significa che vossia è un mafioso perché ha fatto inginocchiare a Cola Gentile. Vossia è un cretino con la pistola in mano. Ora vengo io, Nicola Gentile, disarmato, qua dentro. Io le dico: ‘Duttureddru, guardi che mi trovo in una certa situazione… Devo chiederle di inginocchiarsi’. Lei dice: Ma perché?’ E io glielo spiego. Glielo spiego e riesco a persuaderla che vossia si deve inginocchiare per la pace di tutti, nell’interesse comune. Vossia si persuade, si inginocchia e io sono un mafioso. Se vossia si rifiuta d’inginocchiarsi, io le devo sparare, ma non è che ho vinto. Ho perso, duttureddru.” (A. Camilleri, “Voi non sapete”, Mondadori, 2007, p 21).

Mutatis mutandis
Basta mettere Ahmadinejad al posto del duttureddru (il personaggio dell’apologo, naturalmente, non Camilleri), George W. Bush al posto di Nick Gentile e il concetto di potenza al posto di quello di mafia, per ritrovarsi con la rappresentazione dello stato delle cose fra Stati Uniti e Iran. C’è però una sfumatura a far la differenza. Per evidenziare la quale non ho bisogno qui di entrare nella questione se è ancora possibile evitare che il cretino con la pistola chieda che ci si metta in ginocchio. Né in quella se, in caso non sia possibile evitarlo, sia meglio mettersi in ginocchio (Iran with the bomb) o, visto che Ahmadinejad non si mette in ginocchio, meglio sparargli (bomb Iran).

Vorrei invece soffermarmi sulla filosofia del capo-mafia, su quel “ora vengo io, disarmato”. Che è poi la questione se gli Stati Uniti, nel tentativo di interrompere l’intensa e più che sospetta attività di arricchimento dell’uranio da parte di Teheran devono o meno continuare a dire che “l’opzione militare è sul tavolo”. Sembra una clausola di stile, mentre è di sostanza, perché può essere decisiva per l’esito delle due questioni precedenti, all’apparenza centrali.

Che gli Stati Uniti abbiano la pistola lo sanno tutti, a partire dal duttureddru. È il caso di brandirla? Sì, è la risposta, perché così gli iraniani sanno a cosa vanno incontro, se non si mettono in ginocchio. O, meglio, questa è la risposta dell’attuale Amministrazione, anche per dare il segno, sospettano diversi commentatori, che il presidente, e il vicepresidente (non dimentichiamolo) sono in carica fino al termine del loro mandato. Condividono molti nel campo dei candidati repubblicani, addirittura con entusiasmo alcuni consiglieri di politica estera di Rudy Giuliani, fra i quali si riciclano falchi e neo-con. Ma questa posizione trova sostenitori anche nel campo democratico, fra i quali la candidata di punta, Hillary Clinton, che pur si esprime in termini di cauto realismo, di last resort. Per cui la cosa va presa molto sul serio. Tanto più che non mancano in Europa i simpatizzanti per l’opzione, in particolare fra i soliti cui piace fare la voce grossa all’ombra di big brother, oppure fra coloro che temono di non essere mai abbastanza a fianco di Israele, magari contro il parere di molti israeliani. Il tutto sulla base dell’argomento, certo non infondato, che dopo lo Stato ebraico è il Vecchio Continente ad essere a portata di una eventuale futura pistola persiana.

Dalla parte del mafioso
Io credo che sbaglino. Per una volta sto con il mafioso. Perché insistere sull’esistenza, e magari imminenza dell’opzione militare rafforza Ahmadinejad nell’equilibrio politico interno, secondo il parere di gran parte degli esperti, e gli sciiti nell’equilibrio politico esterno. Inoltre, agitando la clava dell’intervento, non aiuta, anzi rischia di spiazzare il difficile gioco diplomatico del bastone (pressioni e sanzioni) e della carota (trattativa politica complessiva, sostenuta da Baker e Hamilton e mai sposata da Bush e Rice).

Infine, dimostrando la persistente inclinazione all’azzardo militare, l’America che ha speso già un capitale in Iraq, ha buone probabilità di tentare le terze potenze, Cina e Russia in particolare, a vedere le carte di un tale rilancio massiccio, che puzza di bluff. Qua dentro è meglio entrare disarmati allora, finché si può, “per la pace di tutti, nell’interesse comune”. Anche perché, come dice zù Cola, se poi si deve sparare, non si vince, si perde.

.