IAI
Rapporto IAI Global Outlook 2007

L’economia globale nell’era della fragilità

21 Nov 2007 - Paolo Guerrieri - Paolo Guerrieri

I profondi mutamenti in atto nelle grandi correnti di scambio a livello mondiale stanno consolidando un assetto multipolare dell’economia globale per il moltiplicarsi degli attori e dei centri di potere in essa presenti. Le sue sorti dipendono sempre di più da aree e paesi che non fanno parte del gruppo tradizionale delle economie più sviluppate. Il suo futuro, tuttavia, è tutt’altro che scontato in quanto venato da non poche incertezze economiche e rischi geopolitici, che minacciano già oggi gli equilibri del sistema internazionale. In questa prospettiva, il rilancio della collocazione internazionale dell’Italia come sistema paese è legato alla capacità di partecipare a queste grandi ristrutturazioni in corso nell’economia globale evitando così di finire relegata in ruoli marginali e periferici.

Sono queste in estrema sintesi le principali indicazioni che emergono dall’XI Rapporto del Laboratorio di Economia Politica Internazionale dello IAI (Global Outlook 2007) presentato a Roma e che prende in esame le grandi tendenze geo-economiche a livello internazionale e la politica economica estera dell’Italia, con un approccio disaggregato, ovvero partendo da aree-paesi e/o temi, per ricostruire, attraverso questi case study, le evoluzioni di imprese-mercati e le esigenze di strumenti-politiche d’intervento.

Le alterne vicende della ripresa mondiale
Il Rapporto mette in luce, innanzi tutto, come le sorti della lunga fase di ripresa, che ha caratterizzato l’economia mondiale in questi ultimi cinque anni, appaiano legate oggi in misura determinante agli andamenti dell’economia americana, che ha rappresentato l’epicentro delle turbolenze finanziarie di questi mesi. Lo scenario ad oggi ritenuto più probabile è quello di un ‘atterraggio morbido’ dell’economia americana, con un rallentamento della crescita al di sotto del potenziale per un certo periodo di tempo e il mantenimento di dinamiche positive di espansione a medio termine. Rimane elevato tuttavia il pericolo di ripercussioni molto più severe (un hard landing) della crisi finanziaria di questi mesi con un azzeramento di fatto del tasso di crescita americano, fino a una vera e propria recessione.

A tutt’oggi le probabilità assegnate al primo scenario sono intorno al 60% mentre quelle relative al secondo, molto più negativo e considerato altamente improbabile fino a qualche tempo fa, sono cresciute significativamente nel periodo più recente (40 %).

Le altre aree avanzate, Europa e Giappone, seguono con trepidazione le vicende dell’economia americana dal momento che la loro dipendenza dalla locomotiva americana, pur se diminuita in questi anni, è tuttora significativa. Un deciso rallentamento di queste aree è comunque nell’ordine delle cose.

Paesi emergenti sempre più rilevanti
Un contributo e un sostegno assai importanti alla crescita dell’economia mondiale verranno il prossimo anno dalle aree e paesi emergenti. Nel loro complesso il gruppo delle economie emergenti è cresciuto molto di più del gruppo dei paesi sviluppati nell’ultimo decennio e dovrebbe crescere intorno al 7,6 % il prossimo anno, un tasso d’incremento quattro volte superiore a quello che caratterizzerà, nello stesso periodo, l’area dei paesi più sviluppati (1,8%). Per il 2007 si stima che l’espansione dell’economia della Cina abbia offerto il contributo più rilevante alla crescita globale, mentre circa la metà della crescita mondiale nell’anno precedente era discesa da tre paesi emergenti: la Cina, l’India e la Russia.

Partendo da questi dati di fatto c’è chi ipotizza, come ad esempio il Fondo Monetario Internazionale, che le economie emergenti possano oggi fronteggiare una frenata anche brusca, fino all’azzeramento, della crescita dell’economia americana senza dover interrompere il loro percorso di crescita. Nel Rapporto Global Outlook si ipotizza in realtà la possibilità di uno ‘sganciamento’ solo parziale dell’area emergente dalle sorti dell’economia americana, limitato al caso di un rallentamento contenuto di quest’ultima e in presenza comunque di una tenuta della crescita nel resto dell’area sviluppata, innanzi tutto in Europa. Nell’ipotesi di un netto peggioramento della congiuntura degli Stati Uniti e di un prolungamento delle turbolenze finanziarie americane anche l’area emergente, inclusa larga parte dell’Asia del Pacifico, vedrebbe fortemente penalizzate le sue prospettive di espansione.

In effetti i legami di interdipendenza tra paesi sono oggi soprattutto di natura finanziaria ed è dalla volatilità dei mercati finanziari internazionali che vengono oggi i maggiori rischi di uno scenario economico negativo esteso all’area emergente.

L’economia italiana e la rete globale
La spinta dell’economia mondiale verso un assetto multipolare è destinata comunque a consolidarsi e con esso il nuovo ruolo di aree e paesi che non fanno parte del gruppo tradizionale delle economie più sviluppate. Alla base di tali mutamenti vi è una nuova divisione internazionale del lavoro che si sta affermando e che vede tutta una serie di paesi emergenti, soprattutto quelli asiatici, quali Cina e India, nel ruolo di rilevanti protagonisti delle grandi correnti di scambio a livello mondiale. La ristrutturazione/riconversione in atto è destinata ad accelerare la formazione di una rete globale di interdipendenze produttive e finanziarie che condizionerà sempre più lo sviluppo complessivo delle imprese e dei sistemi produttivi, definendo nel contempo il contesto competitivo tra le maggiori aree e paesi nella nuova geografia economica internazionale.

Il Rapporto del Global Outlook sottolinea come l’essere parte attiva dei processi che stanno contribuendo alla formazione di questa nuova rete mondiale sia diventato un imperativo categorico per tutte le economie avanzate e, quindi, anche per la nostra economia. Impresa non facile visti i ritardi accumulati dal sistema economico italiano soprattutto sul piano dell’internazionalizzazione.

La fase di ripresa, che ha caratterizzato il periodo più recente, ha senza dubbio migliorato la presenza delle imprese italiane sui mercati internazionali; di per sé, tuttavia, essa non sarà sufficiente. Nel complesso, un grande sforzo sarà necessario perché le nostre imprese siano messe in grado di partecipare ai processi di ristrutturazione in atto della catena del valore internazionale e i nostri territori riescano ad attrarre le scelte di rilocalizzazione dell’attività produttiva derivanti dalla nuova divisione internazionale del lavoro. Evitare la marginalizzazione e cercare una maggiore e più qualificata integrazione nella rete globale rappresenta per il nostro paese un problema chiave da avviare a soluzione. Serviranno risorse, strumenti e politiche adeguate.