IAI
Cooperazione transatlantica nella difesa

Un’opportunità per l’Italia

1 Ott 2007 - Alessandro Marrone - Alessandro Marrone

Insieme agli Stati Uniti e ad altri importanti paesi europei come Gran Bretagna e Germania, l’Italia ha svolto, nel corso degli ultimi anni, un ruolo sempre più attivo nella realizzazione di programmi di sviluppo di nuovi sistemi d’arma. Rispetto alle produzioni di prodotti già sperimentati, e in una certa misura superati dall’industria della difesa americana, negli ultimi dieci anni si è avviata una transizione verso un nuovo tipo di cooperazione internazionale basata sullo sviluppo congiunto di sistemi d’arma tecnologicamente all’avanguardia.

Costi e benefici
Ciò ha comportato due effetti importanti per la partecipazione italiana. In primo luogo si è registrato un maggiore trasferimento di tecnologie innovative verso l’industria della difesa italiana, con ricadute positive sulla competitività del tessuto industriale nazionale.

In secondo luogo, in un contesto più ampio, la cooperazione in un settore così delicato come i sistemi d’arma di ultima generazione ha rafforzato il rapporto in ambito Nato e più in generale a livello transatlantico.

Il nuovo scenario comporta tuttavia anche diversi rischi, legati soprattutto alle condizioni di accesso per le industrie italiane ai programmi di sviluppo diretti dai capo-commessa statunitensi, e al conseguente trasferimento di dati e tecnologie sensibili dalla sponda americana a quella europea dell’Atlantico.Importanti esempi dei benefici e delle difficoltà in questione sono riscontrabili nei due principali programmi di sviluppo di sistemi d’arma che l’Italia condivide da diversi anni con gli Stati Uniti.

Il primo, il Medium Extended Air Defence System ( Meads)che coinvolge anche la Germania ed è gestito da un’agenzia della Nato, mira alla realizzazione di un sistema missilistico per la protezione da diversi tipi di minacce aeree di obiettivi fissi e mobili. Il secondo programma prevede la costruzione di una nuova generazione di caccia, denominati Joint Strike Fighter ( Jsf), e vi partecipano a vari livelli anche Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Norvegia, Canada, Australia e Turchia. In entrambi i casi la cooperazione è regolata da accordi internazionali, di tipo bilaterale o multilaterale, che fissano anche l’entità del contributo finanziario a carico dei singoli governi e le linee guida nell’assegnazione degli appalti per la realizzazione dei sistemi d’arma. Chiaramente, maggiore è il contributo governativo ai costi del programma e più alta è l’aspettativa in termini di ritorni industriali per le proprie imprese nazionali, tuttavia i due programmi divergono significativamente quanto al metodo usato per gestire le commesse.

Una scelta bipartisan
La partecipazione dell’Italia ad entrambi i programmi è stata decisa dai governi di centrosinistra alla fine degli anni ’90, ed è stata confermata e sviluppata dal governo Berlusconi nella passata legislatura. Nel caso del Jsf si registra un ulteriore passo avanti deciso dal governo Prodi nel febbraio 2007, con la firma dell’accordo bilaterale con gli Stati Uniti per impostare la fase di pre-produzione del velivolo. Si può quindi notare come tale cooperazione transatlantica abbia avuto un sostegno bipartisan per più di un decennio, nella consapevolezza dell’importanza militare, industriale e politica che essa riveste per l’interesse nazionale dell’Italia. La continuità nella politica estera in questo campo è un requisito indispensabile per costruire quel clima di fiducia necessario per affrontare i problemi che inevitabilmente sorgono in seno a programmi del genere, principalmente in merito alla gestione delle commesse e al trasferimento di dati e tecnologie sensibili. Anche perché gli Stati Uniti, per motivi di sicurezza nazionale ma anche per l’interesse a proteggere economicamente la propria base industriale, sono molto cauti nel condividere con gli alleati i più avanzati risultati scientifico-tecnologici cui è giunta la loro ricerca. Anche una volta firmati gli accordi internazionali che regolano il trasferimento di informazioni e tecnologie sensibili, l’interpretazione che ne danno le autorità americane è molto più restrittiva di quella che ne dà la controparte, ad esempio quanto all’accesso a specifiche tecnologie o alla partecipazione del personale italiano ad importanti uffici progettuali, e tutto resta oggetto di negoziato politico.

Per quanto riguarda il Jsf, dal punto di vista del Governo italiano il Sottogretario alla Difesa Forcieri ha dichiarato nell’audizione parlamentare del 16 gennaio 2007 che “gli Stati Uniti, in cambio della partecipazione degli altri paesi, forniscono un’apertura tecnologica senza precedenti. È stata un’opportunità tecnologicamente e politicamente importante”. Toni meno ottimistici ma comunque positivi si ravvisano anche nelle opinioni degli esperti del settore, che esprimono un giudizio moderatamente soddisfatto anche alla luce della comparazione con altri paesi partner del Jsf: l’Italia è infatti seconda solamente al Regno Unito, e questo è già di per sé un riconoscimento importante. A fronte di un impegno costante delle industrie e delle autorità italiane nel programma, si può registrare una certa evoluzione positiva del rapporto con il governo ed i capo-commessa americani. Ad esempio l’Italia, anche grazie all’accordo con l’Olanda che ripartisce tra i due paesi gli aspetti della manutenzione dei velivoli Jsf, ha ottenuto dagli Stati Uniti l’istallazione nell’aeroporto militare di Cameri dell’unico centro europeo che sarà capace di compiere l’assemblaggio finale, la manutenzione, la riparazione e l’eventuale futuro upgrade dei caccia di stanza in Europa.

Ricadute positive
L’attività di un sito del genere comporta inevitabilmente un significativo trasferimento di tecnologie all’avanguardia, con importanti ricadute sul piano industriale ed occupazionale, e dimostra come è possibile e fruttuosa la scelta politica di una sinergia europea nell’ambito della cooperazione transatlantica. La valutazione complessiva della quantità e della qualità degli appalti ottenuti dalle imprese italiane sembra abbastanza positiva, ma non si tratta di un risultato completamente soddisfacente. Inoltre vi è la consapevolezza che il punto di svolta è rappresentato dalla fase appena iniziata e dalla futura produzione vera e propria: la cooperazione italo-americana nel programma Jsf è potenzialmente ad un livello elevato, ma bisogna mantenere la pressione sugli Stati Uniti e sugli stessi partner italiani per mantenere i livelli di qualità, di sicurezza e di scambio di informazioni previsti dagli accordi.

Per quanto riguarda il Meads, una nota positiva della cooperazione industriale sta nel fatto che l’Italia avrà la responsabilità di integrare un sistema completo della piattaforma alla fine della fase di sviluppo, che sarà il sistema di riferimento per i clienti europei e che si troverà a Roma. Su di esso sarà possibile effettuare l’addestramento del personale che utilizzerà il Meads nelle operazioni e, cosa più importante, sarà possibile sperimentarvi tutte le ulteriori modifiche necessarie da apportare poi sugli altri sistemi. Come per il centro di assemblaggio e manutenzione del JSF, la presenza di una tale struttura sarà prevedibilmente motore e perno di un ulteriore trasferimento di conoscenze tecnologiche, nonché di un rilevante flusso di investimenti.

Cautele eccessive
D’altro canto, fin dall’inizio del programma le imprese italiane e tedesche sono state messe in difficoltà dalla lentezza del processo americano di trasferimento di dati e tecnologie sensibili. In conclusione, anche per quanto riguarda il Meads, il giudizio sul trasferimento di dati e tecnologie sensibili può essere moderatamente ma non completamente positivo. Sono stati negoziati degli accordi per i quali si può nutrire una certa soddisfazione rispetto al contenuto tecnologico, al lavoro progettuale e alla manifattura. Inoltre si è ottenuta dalla controparte americana una certa flessibilità nell’impiego di personale specializzato italiano nei gruppi di lavoro che affrontano campi quali l’ingegneria del sistema, la logistica, il controllo del tiro, il lanciatore, e questo porta alla creazione di una base condivisa di discipline e di metodologie scientifiche e di processo. Infine, decisi passi in avanti sono stati compiuti dal personale italiano all’interno degli staff che ai vari livelli gestiscono il programma Meads, e certamente ha influito positivamente per i partner europei il fatto che delle loro industrie nazionali siano posizionate al livello di capo-commessa. Tuttavia anche in questo programma, come in tutte le cooperazioni del genere, i risultati non sono mai acquisiti definitivamente ed il sistema-paese deve continuare a dimostrare capacità ed affidabilità anche nelle importanti fasi che stanno per iniziare.