IAI
Cambiamento climatico

L’energia è anche una grande opportunità

30 Ott 2007 - Paolo Guerrieri - Paolo Guerrieri

La maggior parte delle analisi e degli studi condotti nel periodo più recente convergono nel sostenere con forza che le tendenze energetiche globali in atto sono pressoché insostenibili a medio termine e andrebbero modificate mediante interventi efficaci e tempestivi volti sia a migliorare la sicurezza energetica sia a ridurre le emissioni di gas-serra. Ma su cosa fare e come farlo ci sono ancora molte incertezze e permangono divisioni profonde sia tra un paese e l’altro, sia all’interno dei singoli paesi. Tutto ciò fa sì che i risultati finora raggiunti siano estremamente modesti e del tutto insoddisfacenti.

Negoziati complessi
L’ostacolo maggiore all’adozione di politiche efficaci per la riduzione delle emissioni risiede nella loro natura di ‘bene pubblico’ globale: tutti i paesi possono godere dei loro benefici indipendentemente dall’aver o meno contribuito a scongiurare comportamenti da ‘free rider’ (come il passeggero clandestino che non vuole pagare il biglietto) tra e all’interno dei paesi. Ed è per questo che servono negoziati e accordi internazionali tra paesi, assai complessi e di difficile realizzazione, perché devono coinvolgere un numero di attori il più rappresentativo possibile; prescrivere impegni precisi e chiaramente definiti; consentire un efficace monitoraggio nella fase di implementazione.

Per quanto riguarda i contenuti di tali negoziati sarebbe certamente d’aiuto adottare un approccio meno impregnato di catastrofismo e più consapevole del fatto che la transizione verso un nuovo sistema di produzione dell’energia non comporta solo un aggravio di costi – pur se questi ultimi rimangono rilevanti – ma è in grado di aprire una vasta gamma di nuove opportunità per le imprese e le industrie di molti paesi. Al riguardo basta guardare alle esperienze dei paesi che più hanno avuto successo in questi anni nell’adozione di politiche innovative in campo energetico.

Opportunità di sviluppo
I loro approcci, per quanto eterogenei e diversificati, mettono in risalto, tra le tante, soprattutto due aree di intervento in grado di giocare un ruolo assai rilevante: l’efficienza energetica mirata a determinare minori consumi di energia per unità di ricchezza prodotta; lo sviluppo di energie rinnovabili per la diversificazione delle fonti di offerta.

In primo luogo, una domanda di energia più efficiente ha voluto dire per alcuni paesi (ad esempio la Danimarca, che ha mantenuto i consumi costanti negli ultimi 25 anni ed è divenuta un esportatore netto di energia) modificare i consumi di energia e quindi imporre standard minimi – naturalmente che vanno rispettati – diretti a favorire la maggiore efficienza di edifici, elettrodomestici, impianti industriali e mezzi di trasporto. Ciò ha significato anche notevoli risparmi nei consumi finali di energia e nelle risorse investite nel settore elettrico. Un ritorno che è divenuto ancora più sostanzioso se si tiene conto delle nuove opportunità di produzione e occupazione che sono nate e si sono sviluppate in tutta una serie di attività industriali e di servizi connesse al soddisfacimento dei nuovi standard di efficienza energetica.

Per quanto riguarda la seconda area di intervento, in una strategia ampia e flessibile di diversificazione delle fonti di offerta, l’utilizzo massiccio di fonti rinnovabili (eolico, solare, biomasse eccetera) appare una scelta obbligata oltre che conveniente, come dimostrano anche in questo caso le esperienze di alcuni paesi. E in Europa spiccano i casi della Germania e della Spagna.

Germania da imitare
La Germania è passata in 15 anni da un mercato quasi inesistente a una posizione di leadership mondiale nella tecnologia e produzione di rinnovabili, con un’industria da oltre 20 miliardi di euro in rapida crescita e oltre 214.000 nuovi posti di lavoro (più che nel settore energetico tradizionale) che potrebbero diventare mezzo milione entro il 2020. Sempre in Germania gli incentivi creati attraverso il Renewable Energy Sources Act hanno assicurato a partire dal 2000 un raddoppio dei volumi di energia prodotta da rinnovabili (da 13,6 a 34,9 TWh nel 2004). L’energia da sistemi fotovoltaici, a sua volta, è cresciuta di nove volte.

Dopo un approccio graduale di prove e errori, lo strumento decisivo utilizzato dal governo tedesco è stato uno schema di accesso garantito per ogni produttore di rinnovabili alla rete elettrica e un sistema di feed-in tariff esteso su un periodo di 20 anni. Queste misure sono state accompagnate da un programma di ricerca federale per tutte le tecnologie rinnovabili (1 miliardo di euro) e da programmi di prestiti agevolati per le installazioni, che hanno permesso negli anni Novanta più di 3 miliardi di prestiti a interessi ridotti. Nello spazio di cinque anni i costi di installazione degli impianti fotovoltaici ed eolici sono diminuiti rispettivamente del 25% e 30%, grazie agli effetti cumulati dell’attività produttiva.

Anche l’Italia …
I casi sin qui citati oltre che per un negoziato multilaterale hanno molto valore anche per il nostro paese che è di fronte a scadenze importanti nei prossimi anni sul fronte dell’energia e dell’ambiente. Nella prima fase di attività va riconosciuto al governo Prodi di aver promosso tutta una serie di iniziative sui temi dell’energia. Ma sullo specifico tema dell’emergenza climatica la sensazione è che ancora molto resta da fare. Andrebbe dato un segnale forte, anche in vista degli appuntamenti importanti che ci attendono.

Dal 1° gennaio 2008 scatta il quinquennio durante il quale il nostro paese dovrà ridurre le proprie emissioni di gas-serra secondo l’impegno assunto in base al Protocollo di Kyoto ratificato dal nostro Parlamento nel giugno 2002. Poi ci sono gli impegni assunti nel Consiglio europeo del marzo scorso, con il famoso “20-20-20” rispettivamente in tema di minori consumi energetici, riduzione di emissioni, sviluppo di energie rinnovabili che già oggi molti ritengono assai difficili, se non addirittura impossibili, da mantenere.

Alla luce di queste impegnative scadenze non si può non rimanere delusi, ad esempio, dalla legge Finanziaria in discussione in queste settimane in Parlamento. Nella veste attuale essa contiene misure decisamente inadeguate soprattutto in tema di efficienza energetica e incentivi per la riduzione di gas-serra oltre che per l’uso di fonti rinnovabili. Altri paesi europei hanno fatto e stanno facendo assai di più. È evidente che il governo italiano dovrebbe mostrare – e al più presto perché i tempi stringono – una ben più forte determinazione nell’affrontare questi problemi, per evitare che alle fine si trasformino soltanto in onerosi fardelli a carico del bilancio pubblico e delle borse dei cittadini italiani.