IAI
Transatlantic Trends e European Elites Survey 2007

Tra Europa e Usa una relazione contrastata

6 Set 2007 - Enrico Sassoon - Enrico Sassoon

Marte e Venere, per usare l’analogia resa famosa dal politologo Robert Kagan, continuano a regnare su pianeti diversi. Gli americani, consultati dal periodico sondaggio di Transatlantic Trends, rimangono consistentemente più orientati degli europei all’idea dell’esercizio della leadership su scala internazionale, con gli impegni politici e militari che ne possono conseguire, mentre gli europei (per i quali è stato effettuato anche l’ European Elites Survey) propendono chiaramente più per ruoli umanitari e di peacekeeping, con scarso entusiasmo per un maggiore impegno di truppe combattenti nei teatri di confronto internazionale, siano essi l’Iraq e l’Afghanistan, ma anche, in prospettiva, un Iran troppo vicino ad acquisire l’arma nucleare.

Il sondaggio annuale di Transatlantic Trends – realizzato congiuntamente da The German Marshall Fund of the United States, Compagnia di San Paolo, Fundaçao Luso-Americana, Fundaçion BBVA e The Tipping Point Foundation – e l’European Elites Survey – effettuato presso le istituzioni europee ad opera della Compagnia di San Paolo e del Centre for the Study od Political Change (CIRCaP) – confermano l’esistenza di forti differenze di percezione tra l’opinione pubblica americana e quella europea su molteplici fronti. Innanzitutto sui fattori globali che minacciano di impattare maggiormente sulla vita quotidiana delle persone.

Priorità diverse
Le minacce più avvertite dagli americani sono, infatti, la dipendenza energetica, la crisi economica e il terrorismo internazionale; le priorità europee sono invece il riscaldamento globale, la dipendenza energetica e il terrorismo internazionale. Non si tratta di differenze di poco conto, perché queste diverse scale di priorità nelle opinioni pubbliche nazionali influiscono direttamente sulle grandi scelte dei Governi, quello americano da un lato e i diversi governi europei dall’altro.

Ciò che emerge in modo evidente dal sondaggio è l’ostilità della maggioranza degli europei (sia l’opinione pubblica, sia i rappresentanti delle istituzioni europee) per la politica del presidente Bush, specie in relazione all’Iraq, ma anche nell’approccio considerato troppo oltranzista in relazione alla questione nucleare iraniana. Gli europei non condividono la guerra in Iraq, respingono l’idea di un maggior coinvolgimento di truppe combattenti, imputano a Bush di avere radicalizzato la situazione. È ben vero che con i nuovi leader europei – Angela Merkel in Germania, Nicolas Sarkozy in Francia e Gordon Brown in Gran Bretagna – in sostituzione rispettivamente di Schroeder, Chirac e Blair, si può intravvedere una prospettiva di riavvicinamento euro-americano. Ma sono comunque chiari i limiti dell’azione posti dall’orientamento generale dell’opinione pubblica europea e la ristrettezza del margine di manovra sulle principali questioni sul tappeto.

La questione iraniana si presenta particolarmente spinosa. Se, infatti, la palude irachena costituisce un incubo allo stesso modo per europei e americani (e negli Usa è crescente il divario tra democratici contrari alla permanenza, e repubblicani più orientati alla prosecuzione), per ciò che concerne l’Iran sono fortemente divaricate sia le percezioni di minaccia diretta (oltre l’80% degli americani, ma solo poco più del 50% degli europei), ma soprattutto le opinioni relative alle azioni da adottare. L’eventuale uso della forza nel caso del fallimento di ogni opzione diplomatica vede convinto oltre il 50% degli americani, ma solo uno scarso 20% degli europei.

Questioni di leadership
Anche sul tema della leadership internazionale sono forti le differenze sui due lati dell’Atlantico. La grande maggioranza degli europei ritiene che l’Europa debba assumersi maggiori responsabilità su scala mondiale, attraverso maggiori aiuti allo sviluppo, commercio orientato a influire sui partner e missioni di peacekeeping mentre, come si è rilevato, solo una piccola minoranza ritiene che si debba prevedere un maggiore uso di truppe combattenti. Inoltre, solo un terzo degli europei vede con favore una leadership Usa (ma, al contrario, circa i tre quarti della burocrazia europea), soprattutto finché ne rimane protagonista l’attuale presidente (ma c’è scarsa fiducia anche nel ricambio in occasione delle presidenziali del novembre 2008). Ben diversa, come ci si poteva aspettare, la prospettiva degli americani: la leadership internazionale degli Usa è auspicata dal 78% dei democratici e da ben il 93% dei repubblicani.

Un risultato abbastanza inatteso del survey 2007 riguarda il tema, finora fortemente sostenuto dai neocon americani, della “esportazione” della democrazia. Se il 71% degli europei continua a ritenere che sia un impegno da proseguire, solo il 37% degli americani (contro il 52% nel 2005) continua ad appoggiare questa istanza.

La dipendenza energetica è considerata una priorità sia dagli americani, sia dagli europei, anche se i primi la pongono al primo posto e i secondi in posizione subordinata. In generale, se la strada preferita è per ambedue la riduzione della dipendenza dai paesi produttori, consistenti minoranze auspicano una maggiore cooperazione con tali paesi anche se non democratici o, al contrario, una maggiore pressione diplomatica in grado di provocare importanti modifiche.

Legata alla questione energetica, ma non solo, è l’inquietudine che europei e americani condividono per la nuova politica “assertiva” della Russia. C’è preoccupazione per la politica energetica, per le vendite di armi ai paesi del Medio Oriente, per i segnali di ritorno all’autoritarismo all’interno e per quella che viene considerata una nuova aggressività verso i paesi confinanti. E, per quanto riguarda la Cina, se non stanno ancora emergendo preoccupazioni politiche, c’è molto timore per la minaccia economico-commerciale che essa potenzialmente e attualmente rappresenta.

Va, infine, sottolineata l’evoluzione delle opinioni che riguardano la Turchia, appena emersa dalle elezioni presidenziali con il nuovo presidente islamico Gul. Indipendentemente da questo evento troppo recente per essere stato incluso nel survey, occorre rilevare che l’opinione pubblica turca si è notevolmente raffreddata sia nei riguardi degli Stati Uniti, sia dell’Unione europea, su cui pesano le indecisioni relative alla futura adesione turca. Per contro, oltre la metà degli europei continua a pensare che questa adesione alla fine ci sarà, in deciso contrasto con un diffuso scetticismo che coinvolge ormai circa i tre quarti dei turchi.