IAI
Turchia e Armenia

È l’ora dell’apertura

25 Set 2007 - Nathalie Tocci - Nathalie Tocci

Nell’aprile 1993 la Turchia aveva sigillato i suoi confini con l’Armenia chiudendo il passaggio Dogu Kapi/Akhourian e interrompendo le comunicazioni dirette via terra tra i due paesi. La chiusura e il successivo rifiuto a stabilire relazioni diplomatiche con l’Armenia hanno avuto luogo in considerazione dell’escalation del conflitto nel Nagorno-Karabakh tra l’Armenia e l’Azerbaijan, e dell’ambivalenza armena nel riconoscere il suo confine comune con la Turchia. La gravità di questa ambivalenza è amplificata dalla disputa riguardante il riconoscimento del genocidio armeno, che la Turchia teme potrebbe alimentare le rivendicazioni territoriali armene sulla Turchia orientale.

Apertura auspicabile
La chiusura ha generato seri costi per l’Armenia. Senza sbocco sul mare, con i suoi confini occidentali (turchi) e orientali (azeri) chiusi e collegati a mercati lontani per mezzo di costose rotte che attraversano la Georgia e l’Iran, lo sviluppo dell’Armenia è gravemente ostacolato. Una riapertura del confine porterebbe grandi benefici all’economia e alla società armena, anche se alcuni settori economici potrebbero soffrire della competizione esterna. L’apertura avrebbe un impatto positivo anche sullo sviluppo politico armeno e aprirebbe la strada alla piena integrazione del paese nella regione.

La chiusura ha un effetto negativo anche sulla Turchia che, invece, avrebbe molto da guadagnare da un cambiamento politico. In termini economici, l’Armenia potrebbe diventare un partner e un mercato fondamentali per l’Anatolia orientale, di gran lunga la regione meno sviluppata dell’intera Turchia. In particolare, l’apertura produrrebbe importanti benefici per la provincia di Kars, molto arretrata, e aumenterebbe la competitività del porto di Trabzon. In termini più ampi, l’apertura rafforzerebbe il ruolo di hub della Turchia nel trasporto, trasformando l’Anatolia in un crocevia del commercio nord-sud e est-ovest.

A livello geopolitico, la politica di chiusura turca non ha prodotto risultati concreti nel favorire gli azeri nel conflitto del Karabakh. Al contrario, l’isolamento dell’Armenia da parte della Turchia ha allontanato ulteriormente Erevan, compromesso il ruolo di Ankara negli sforzi di mediazione sul Karabakh e ha ulteriormente complicato e messo in pericolo i legami della Turchia con la Russia e con l’Ue.

Una riapertura del confine avrebbe degli effetti positivi sull’intera regione, incluso il sud del Caucaso, la Russia, il Mar Nero, l’Iran e l’Asia centrale. I maggiori benefici si concretizzerebbero in termini di efficienza economica, raggiunta attraverso l’integrazione, con una riduzione delle tasse di transito e un’apertura di nuovi mercati. Sarebbe inoltre possibile ottenere una maggiore sicurezza energetica e una diversificazione delle rotte di trasporto o di approvvigionamento energetico, con vantaggi reciproci. Infine l’apertura aiuterebbe enormemente ad alimentare un ambiente con minori pressioni etniche, e ad una graduale smilitarizzazione della regione, contribuendo così alla pace e alla stabilità di lungo periodo dell’intera area.

La Turchia faccia il primo passo
Da qualunque parte li si consideri, i vantaggi derivanti dall’apertura del confine sono notevoli. Come potrebbe determinarsi questa situazione win-win in presenza di problematiche politiche interdipendenti e profondamente delicate?

Un primo passo richiederebbe l’apertura unilaterale del confine da parte della Turchia. Proprio per l’importanza attribuita da Ankara alla stabilità e alla sicurezza delle sue frontiere orientali, l’apertura del confine contribuirebbe da sola a questo esito. Come la storia dell’Europa insegna, i confini più stabili e sicuri sono proprio quelli che sono scomparsi come risultato di intense interazioni confinarie.

L’apertura creerebbe le premesse per lo stabilimento di normali relazioni diplomatiche tra i due paesi, una urgente necessità appunto a causa della legittimità delle rivendicazioni turche sul riconoscimento ufficiale armeno del loro confine comune.

Tutto questo dovrebbe venire accompagnato dalla promozione ufficiale di programmi di cooperazione che coinvolgano università, autorità pubbliche, associazioni professionali o commerciali, così come scambi di studenti, cooperazione accademica, iniziative culturali, contatti d’affari e gemellaggi.

Infine, e in modo ancor più cruciale, questo processo creerebbe le premesse per trattare la dimensione più spinosa della disputa tra Armenia e Turchia: quella storica. I due governi dovrebbero incoraggiare un cammino di dialogo in cui storici – così come opinionisti, giornalisti, leader politici e altri attori della società civile – possano condividere i loro punti di vista riguardo a ciò che è accaduto nel 1915. Allo stesso tempo è di cruciale importanza che ricerche storiche congiunte non si limitino a concentrare l’attenzione soltanto sulla questione del genocidio. Turchi e armeni condividono cinque secoli di storia comune. Essa deve essere riscoperta identificando e fornendo nuove fonti di informazione. L’apertura di un centro culturale turco in Armenia che rappresenti l’Impero ottomano e la Turchia in una maniera più realistica rispetto all’attuale Museo del Genocidio, sarebbe un efficace strumento di diplomazia culturale.

Il ruolo europeo
Il contributo dell’Ue sarebbe molto importante per incentivare e supportare questo processo attraverso un utilizzo più efficace del suo processo di adesione con la Turchia e della Politica europea di vicinato (Pev) con l’Armenia. Un contributo dell’Ue alla apertura del confine turco-armeno dipende da un suo impegno credibile all’adesione della Turchia. Se questo si realizza, come auspicato dall’Italia, e dato che buoni rapporti di vicinato fanno parte dei criteri di Copenaghen, l’Ue potrebbe specificare esplicitamente nella sua Accession Partnership con la Turchia la sua forte speranza che il confine venga riaperto e che sia lanciato un processo di normalizzazione tra i due paesi. Inoltre l’Ue dovrebbe inserire specifiche condizioni tra le priorità della Pev con l’Armenia, tra cui la richiesta che l’Armenia riconosca ufficialmente la sua frontiera comune con la Turchia.

Oltre alla condizionalità, l’Ue potrebbe anche offrire uno specifico sostegno finanziario per incoraggiare misure di riconciliazione e progetti di ricerca congiunti, coinvolgendo le istituzioni turche e armene così come anche progetti che focalizzino l’attenzione sulla comune eredità culturale turco-armena.

L’assistenza europea alla Turchia in vista di una sua adesione e della Pev all’Armenia potrebbe anche focalizzarsi sulla ricostruzione delle infrastrutture turistiche e dei trasporti nell’area di confine turco-armena.

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Traduzione a cura di Flavia Orecchini

Articolo tratto da “The Case for Opening the Turkish-Armenian Border”, studio realizzato per la Commissione affari esteri del Parlamento europeo nell’ambito del progetto Tepsa.