IAI
I risultati del vertice del G8

Verifiche da fare, aspettando il G13

11 Giu 2007 - Paolo Guerrieri - Paolo Guerrieri

Si è sfiorato un fallimento clamoroso, ma si è poi riusciti a raggiungere un onorevole compromesso; che è tutto da verificare, comunque, alla luce delle scadenze dei prossimi mesi. Potrebbe essere questa in estrema sintesi una valutazione del vertice del G8 a Heiligendamm in Germania svoltosi alla fine della scorsa settimana e preceduto, alla vigilia, da forti tensioni russo-americane sull’installazione delle difese anti-missile, che avevano fatto temere il peggio.

L’accordo sul clima: un primo passo positivo
L’accordo più importante ha riguardato i temi del cambiamento climatico e dell’inquinamento dell’atmosfera con un impegno da parte di tutti i grandi paesi a prendere in ‘seria considerazione’ l’obiettivo di dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2050. Non è stato stabilito alcun vincolo preciso, ma il fatto positivo è che tutti si siano dichiarati d’accordo sulla necessità di un negoziato globale guidato dalle Nazioni Unite che disegni il dopo Kyoto a partire dalla data di scadenza del protocollo fissata nel 2012.

Il dato più rilevante è stata l’accettazione degli Stati Uniti di entrambi questi punti viste le posizioni americane degli ultimi anni – ribadite anche di recente – e imperniate sul secco rifiuto di ogni impegno e negoziato multilaterale in campo ambientale.

Alla conversione dell’Amministrazione Bush più che il timore di un isolamento internazionale hanno contribuito le forti pressioni esercitate a livello domestico da un’opinione pubblica americana che attraverso il Congresso, i singoli Stati e alcune grandi imprese si è espressa a più riprese in quest’ultimo periodo a favore di efficaci iniziative e politiche in grado di contrastare il cambiamento climatico.

Ambientalisti scettici
I gruppi ambientalisti più influenti hanno valutato come estremamente modesti, se non addirittura nulli, i risultati raggiunti in campo ambientale dal vertice G8, proprio a causa dell’assenza di obiettivi vincolanti per i singoli paesi. Per quanto non si possa escludere di essere di fronte a ennesime vaghe promesse del gruppo dei paesi più avanzati, va tuttavia ribadito che una strada da percorrere è stata comunque tracciata per il negoziato globale: la conferenza dell’Onu da tenere a Bali a fine anno preceduta da un incontro a alto livello, sempre in sede multilaterale, a fine settembre a New York, per meglio definire l’agenda dei lavori.

Si potrà così iniziare a verificare molto presto, già nei prossimi mesi, la serietà degli impegni assunti dagli otto grandi a Heilingendamm e sottoscritti – è un fatto importante e va sottolineato – anche dai cinque paesi invitati come ‘spettatori’ ovvero da Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica.

Sbloccate le risorse per il Fondo globale
Considerazioni analoghe valgono per gli impegni presi nei confronti dei paesi più poveri e in particolare dell’Africa, sanciti anche qui da un onorevole compromesso finale. Certo, lo stanziamento di 60 miliardi di dollari per il fondo globale contro l’Aids, malaria e tubercolosi, da destinare in gran parte a favore dei paesi africani più poveri, rappresenta un ammontare di risorse solo in parte aggiuntive rispetto ai fondi che erano stati annunciati già al summit di Gleneagles due anni fa. Ma nel comunicato finale è stato ribadito l’impegno di tutti di aumentare consistentemente di qui al 2010 gli aiuti ufficiali, anche se con tempi e modalità da definire.

Ma gli squilibri globali possono attendere
Pressoché nulli, viceversa, i risultati del Vertice sul tema dei rischi e squilibri che continuano a minacciare l’espansione e la stabilità dell’economia globale a dispetto della fase di vigorosa ripresa in corso. Pressoché subito è stata accantonata, ad esempio, la proposta della Germania di introdurre un codice di condotta per la gestione degli ‘hedge fund’, che rappresentano oggi una vera e propria mina vagante per la stabilità dei mercati finanziari internazionali; in tema di commercio internazionale sono stati dedicati solo pochi cenni nel comunicato finale al negoziato del Doha Round per la liberalizzazione degli scambi, sospeso lo scorso anno e che senza un forte coinvolgimento politico dei maggiori paesi rischia un definitivo congelamento.

Tutto ciò non sorprende, purtroppo, visto che i vertici G8 hanno perso ormai da tempo la loro efficacia nel fronteggiare le grandi sfide mondiali, economiche e non.

Un nuovo G13?
Tra le cause più importanti vi è l’ormai scarsa rappresentatività degli otto paesi che lo compongono di fronte ai nuovi equilibri e rapporti di potere che si sono affermati nel sistema internazionale in seguito alla rapida ascesa dei paesi emergenti, in particolare Cina e India. A questo riguardo è un fatto positivo la decisione di varare una sorta di G13 in vista del prossimo Vertice, allargando il G8 ai cinque paesi invitati come spettatori quest’anno (Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica). Per ora è solo un esperimento (il cosiddetto Heiligendamm process) ed è limitato ad alcuni temi (cambiamenti climatici, difesa della proprietà intellettuale, libertà degli investimenti, sviluppo dell’Africa); ma tra due anni, se avrà funzionato, potrebbe favorire la nascita di un nuovo, più rappresentativo direttorio dell’economia mondiale.

.