IAI
Industria della difesa

Una vittoria dell’industria italiana negli Usa

26 Giu 2007 - Michele Nones - Michele Nones

La scelta del C 27 J come velivolo da trasporto tattico per le Forze Armate americane nell’ambito del programma JCA (Joint Cargo Aircraft) rappresenta per Alenia Aeronautica una vittoria strategica nei confronti del concorrente Casa. Le due industrie hanno, infatti, sviluppato velivoli completamente diversi. Quella italiana un velivolo militare caratterizzato da protezione dell’equipaggio e del velivolo, potenza della propulsione, avionica avanzata, capacità di operare su terreni semipreparati, di rifornimento in volo e di effettuare avio-lanci, interoperabilità con i sistemi di trasporto aereo e terrestre Nato. Il tutto pagato in termini di dimensione, peso, consumi e, inevitabilmente, prezzo. Quella spagnola, un velivolo di derivazione civile che non può offrire le stesse prestazioni, ma che ingombra, pesa, consuma, ma soprattutto costa di meno.

Standard per il futuro
La scelta americana ha privilegiato l’approccio italiano e, di fatto, è destinata a prefigurare lo standard dei paesi alleati e di quelli che vi fanno riferimento. La stessa dimensione della commessa (78 unità ora, con una probabile espansione a 145) è destinata a far diventare il programma C 27 J praticamente imbattibile. Aggiungendo quelli già ordinati o già in servizio in Italia, Grecia, Bulgaria, Lettonia e Romania si potrebbe arrivare a un numero di velivoli analogo a quello attualmente previsto per il velivolo da trasporto strategico europeo A 400 M. Siamo, quindi, in presenza di una commessa destinata a segnare la storia della nostra industria aerospaziale.

Numerosi commenti si sono già concentrati sugli aspetti industriali ed economici. Vi sono, però, altri due punti su cui può essere utile un approfondimento. Il primo riguarda la validazione del prodotto. Il fatto che sia stato scelto dall’Aeronautica Militare ha contribuito in modo significativo a questo successo. L’AMI gode di una ben meritata reputazione e il fatto che abbia seguito il progetto e la sua messa a punto fino alla certificazione militare rappresenta un importante valore aggiunto (esattamente come è avvenuto per la Marina con l’elicottero EH 101, la cui versione US 101 ha vinto la gara americana per la flotta presidenziale).

Pur non essendo stata formalmente il cliente di lancio (il primo acquirente è stata, infatti, poco prima la Grecia), la nostra Aeronautica ha garantito la validità del prodotto ed ha contribuito a far affermare la “filosofia” dell’intra-theatre airlift che solo a metà dello scorso anno è stata accettata in sede Nato. Vi è stato, quindi, un duplice contributo, operativo e concettuale. E la stretta collaborazione fra Difesa e industria è riuscita a valorizzarlo nelle soluzioni tecniche e industriali.

Non va, per altro, dimenticato che lo sviluppo del C 27 J è stato permesso dalla scelta coraggiosa di puntare su di esso come contropartita per l’acquisto italiano dei velivoli C 130 J nella seconda metà dello scorso decennio. Anziché acquisire semplici ore di lavoro sulla cellula di quel velivolo (senza nessuna ricaduta tecnologica), si è ottenuto l’impegno della Lockheed nello sviluppare il C 27 J. Il fatto che, in seguito, l’accordo industriale sia caduto e Alenia Aeronautica abbia trovato nuovi alleati in L3 e Boeing non inficia la validità della strategia messa allora in campo col supporto dei Ministeri della Difesa e dell’Industria (oggi Attività Produttive).

Il supporto governativo
Il secondo punto riguarda il supporto governativo. Quanti due anni fa attribuivano al governo Berlusconi una parte rilevante della vittoria dell’US 101, dimenticandosi tutti i fattori di superiorità sul concorrente americano S 72 e, in particolare, quello della maturità e conseguente sicurezza della macchina italo-inglese, dovrebbero oggi riflettere sul fatto che l’attuale scelta americana è avvenuta in uno dei momenti peggiori dei nostri rapporti con gli Stati Uniti. Nessuno oggi si azzarderebbe ad attribuire un peso determinante al supporto del governo Prodi, anche se in realtà c’è stato fin dalla sua costituzione.

La verità è che il contesto politico agisce in via molto subordinata e può fare la differenza solo quando non vi sono altre, più importanti e serie, ragioni. Serve molto nel caso di paesi non produttori e che non hanno le più spinte esigenze operative, come invece è per gli Stati Uniti. Nel loro caso bisogna avere un prodotto valido e competitivo, provato e garantito dalle proprie Forze Armate, e un efficiente capo-commessa americano con una rete altrettanto efficiente di subfornitori. Solo se questi presupposti tecnici, industriali, economici, militari sono soddisfatti il sostegno istituzionale del proprio governo può essere utile. Il resto sono chiacchiere.

Il successo americano è il frutto dell’impegno degli uomini che da dieci anni sono impegnati nel programma e che vi hanno creduto, dagli ingegneri ai tecnici e agli operai, dagli uomini del marketing ai dirigenti. È questa la vera grande forza di un’industria efficiente.