IAI
Il Summit del G8

Per una nuova governance mondiale condivisa

1 Giu 2007 - Emilio Rossi - Emilio Rossi

Dal 6 all’8 giugno si terrà la prossima riunione del G8 a Heiligendamm, il più antico resort balneare tedesco, situato sul Mar Baltico. La Germania assume per la quinta volta la presidenza di turno e la Presidente Merkel ha indicato in “crescita” e “responsabilita’” i due temi centrali del summit. In particolare, la presidenza tedesca ha focalizzato l’agenda della riunione su come indirizzare la globalizzazione e su come promuovere il processo di sviluppo in Africa.

I rappresentanti di Usa, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia e Italia si incontrarono per la prima volta a Rambouillet in Fancia nel 1975 e con l’aggregazione del Canada nell’anno successivo crearono un forum (definito G7) per discutere dell’economia mondiale e di come affrontare i suoi maggiori problemi. La Comunità Europea ha poi partecipato a tutti i lavori a partire dal 1981.

La situazione dell’economia mondiale nella metà degli anni Settanta era dominata da alcuni aspetti sistemici fondamentali: il confronto tra le economie occidentali di mercato e quelle del blocco sovietico, la recente crisi petrolifera e, soprattutto, la fine del sistema di cambi fissi di Bretton Woods. È del tutto evidente come quel periodo storico fosse un momento cruciale dell’economia mondiale e del suo sistema di relazioni economiche e politiche. Il coordinamento delle politiche economiche dei maggiori paesi era forse l’unica risposta possibile all’instabilità delle monete, all’inflazione e ai nuovi squilibri del commercio internazionale. I governanti di allora mostrarono di comprendere il momento storico in cui si trovavano.

Nuove percezioni
Nel corso dei decenni, eventi come la fine della guerra fredda, il rientro delle problematiche inflattive e la capacità mostrata dal sistema dei cambi di gestire flessibilmente i rapporti di forza tra le economie, hanno portato all’affievolimento della percezione della necessità di coordinamento tra i paesi leader delle loro politiche economiche e monetarie. Non a caso, nel corso dei decenni il bilancio tra tematiche economiche e squisitamente politiche si è spostato verso queste ultime. Temi come la guerra in Afghanistan, o quella Iran-Iraq, il traffico di droga, il terrorismo, le armi di distruzione di massa sono stati portati al centro delle discussioni del G7, al punto da rendere opportuna la partecipazione della Russia, inizialmente come ospite ai margini (1991, Londra) fino alla partecipazione a pieno titolo dal 1998. Nuovi importanti temi sono stati affrontati nel corso degli anni, come la questione energetica e il cambiamento climatico, che presentano risvolti al confine tra economia e politica.

La situazione attuale dell’economia mondiale è caratterizzata sia dall’evoluzione di elementi che richiedono monitoraggio e impulso, sia da alcuni importanti fenomeni relativamente nuovi, capaci di cambiare gli equilibri economico-politici mondiali. Tra gli elementi noti si possono ricordare lo sviluppo tecnologico e la sua diffusione nei prodotti di consumo, il raggiungimento di una sostanziale stabilità dell’inflazione, nonostante l’aumento dei prezzi del petrolio e delle materie prime, una crescita mondiale costante e di tutto rispetto.

L’economia mondiale è infatti attesa crescere intorno al 3,5% nel biennio 2007-08, un tasso leggermente più basso dell’anno precedente, ma comunque prossimo al suo potenziale e caratterizzato da alto utilizzo della capacità produttiva – con conseguenti attese di rialzi dei tassi di interesse. Gli squilibri di bilancia commerciale sono destinati a ridursi nei prossimi anni in risposta agli aggiustamenti tra i tassi di cambio delle monete principali.

L’economia americana, dopo aver attraversato un periodo di rallentamento della crescita dovuto soprattutto alla forte discesa del settore immobiliare, sta per iniziare un nuovo ciclo di crescita questa volta trainato dal settore estero e dagli investimenti, con variazioni annue del Pil di oltre il 2,5%. Nell’Eurozona, dopo anni di bassa crescita, le prospettive economiche continuano a migliorare grazie all’aumento dell’occupazione e conseguentemente dei consumi privati, mentre la ormai riconosciuta credibilità della Banca Centrale Europea continuerà a tenere sotto controllo l’inflazione.

Il Giappone è avviato a un periodo di crescita economica lenta ma equilibrata, con un probabile anche se lieve recupero dei consumi privati. In sostanza, i Governi che si siederanno al tavolo del G8 in Germania si trovano nella invidiabile situazione di gestire delle economie in buona salute – al di là delle ordinarie problematiche del ciclo economico – anche se con necessità di importanti riforme legate all’invecchiamento della popolazione.Altre tematiche economiche appaiono invece di portata storica. Ovviamente, ci si riferisce qui alla performance dei paesi emergenti e in particolare alla vera e propria esplosione dell’economia cinese e di quella prossima dell’economia indiana, due paesi che sommano oltre un terzo della popolazione mondiale. Non a caso, Cina, India, Brasile, Sud-Africa e Messico sono stati invitati a partecipare ad alcune delle sessioni del G8 (i cosiddetti Outreach Meetings).

Nuove tematiche
Tuttavia, sempre in prospettiva storica, proprio qui si può individuare una contraddizione ormai inevitabile e peraltro ben presente ai leader mondiali (come indicato più o meno implicitamente dal cancelliere Merkel nel suo discorso di Davos): fino a quando sarà possibile tenere la Cina (e poi progressivamente gli altri paesi) fuori dal consesso ove si prendono gli impegni ad agire? La risposta a questa domanda è resa più ardua dalla considerazione del tutto ovvia della difficoltà di giungere a dichiarazioni di impegni stringenti in un gruppo sempre più allargato (a meno di sostituire i 4 rappresentanti dei paesi europei con un solo rappresentante dell’Europa…) e dagli interessi divergenti su tanti punti.

Ad esempio, la presidenza tedesca ha dato alta priorità in agenda sia alla questione ambientale sia al problema della protezione del copyright: entrambi fattori che vedrebbero i paesi “avanzati” su posizioni difficilmente conciliabili con quelle dei paesi nuovi entranti nel gruppo. Peraltro, senza il contributo convinto dei Governi di questi ultimi qualsiasi decisione fosse presa su questi temi sarebbe mero “wishful thinking”. Queste considerazioni, inoltre si inseriscono in una situazione di fatto che già oggi vede una bassa “compliance” dei governi del G8 alle decisioni prese nel corso dei summit, come chiaramente indicato e quantificato dal G8 Information Centre.

La sfida per la Merkel è dunque ben più ampia di quella contingente della gestione degli effetti della globalizzazione (effetti che come abbiamo visto sono al momento non gravi) o della responsabilità nei confronti dell’Africa (aspetto che peraltro sembra teso a prevenire flussi migratori di difficile gestione, sia economica che politica). In un ambiente internazionale in cui aumentano i segnali di nazionalismo e di protezionismo, come sarà possibile mettere insieme le esigenze così diverse delle economie mature e delle grandi economie emergenti? La risposta dipenderà dalla capacità dei governanti del G8 di essere abbastanza lungimiranti da avviare la discussione su una governance mondiale diversa.