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America Latina

Le nuove sfide dell’integrazione regionale

12 Giu 2007 - Marina Izzo - Marina Izzo

Pur essendo un obiettivo perseguito dalle nazioni latino-americane fin dalla loro indipendenza, l’integrazione regionale in America Latina ha spesso conosciuto esiti negativi, che hanno comportato la ripetuta revisione dei modelli integrazionisti adottati nei diversi periodi storici. Ciononostante nel corso del ventesimo secolo tale aspirazione rappresenta un aspetto importante delle relazioni internazionali di questi paesi, che si è esplicitato di volta in volta in schemi di riferimento molto diversi: da quello cepalista, denominazione che fa riferimento alla scuola di pensiero riconducibile alla Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (Cepal) che concepiva il supporto all’integrazione latinoamericana come funzionale al miglioramento della situazione periferica del subcontinente rispetto all’economia mondiale tramite l’adozione di misure protezionistiche nei confronti di paesi esterni all’area; a quello neoliberista che invece incoraggiava l’ internazionalizzazione degli scambi allo scopo di attrarre capitali e risorse esterne all’area.

Al primo paradigma fanno riferimento il Trattato di Montevideo del 1960, che istituisce l’Asociación Latinaoméricana del Libre Commercio (Alalc) e quello di Cartagena del 1969, che dà vita al Patto Andino; al secondo è riconducibile il Trattado di Montevideo, che promuove l’istituzione dell’Asociación Latinoaméricana de Integración (Aladi) e rappresenta il prodromo del Trattato di Asunción del 1991, che è alla base di quello che a tutt’oggi si configura uno dei più significativi poli di libero scambio a livello mondiale, il Mercado Común del Sur (Mercosur).

Il regionalismo abierto latino-americano
Attualmente, l’integrazione regionale latino-americana si inquadra nella strategia del cosiddetto regionalismo abierto, un processo che si contraddistingue per il superamento della mera dimensione commerciale dell’integrazione e per l’apertura ad ambiti nuovi di cooperazione tra questi paesi, quali la sicurezza regionale, la gestione dei flussi migratori, la lotta alla criminalità organizzata e la tutela dell’ambiente. Questo modello di integrazione consente di coniugare le politiche di integrazione regionale con le misure volte all’aumento della competitività internazionale dei paesi membri, favorendo la complementarità delle loro strategie.

Il cambiamento di paradigma dipende in gran parte dalla teoria, molto diffusa in America Latina, secondo cui in un mondo multipolare la competitività economica di un’area è strettamente legata al rilancio dei processi di integrazione regionale.

In relazione al subcontinente latino-americano, l’urgenza di un aumento della competitività economica dell’area vuole essere una risposta anche alla rapida penetrazione del mercato internazionale da parte della Cina e di altre economie asiatiche. In particolare, l’espansione commerciale cinese sta avendo un forte impatto su aree in passato solitamente considerate remote e periferiche, come, appunto, l’America Latina.

Tale influsso si evidenzia prevalentemente nel boom delle esportazioni di buona parte dei paesi latino-americani verso i mercati asiatici: se ci si sofferma sul caso brasiliano, ad esempio, si nota come negli scorsi anni la Cina sia diventata per questo paese un mercato di esportazione in rapidissima crescita (secondo dati Ocse, già nel 2003 la Cina ha acquistato l’80% in più di prodotti brasiliani rispetto al 2002), con riferimento innanzitutto alla produzione della soia.

Gli attuali processi di integrazione
Per supportare le crescenti esportazioni latinoamericane in particolare verso l’Asia, diviene necessario abbassare i costi di trasporto che permangono molto alti (per quanto riguarda l’accesso ai mercati statunitensi, ad esempio, rappresentano barriere più alte rispetto alle tariffe all’importazione) anche in considerazione del fatto che, nel nuovo contesto internazionale, l’asse del Pacifico si sta affermando come alternativa significativa all’Atlantico, tradizionale e consolidato bacino di traffici commerciali internazionali con l’Europa e con gli Stati Uniti. Pertanto, uno degli ambiti di intervento prioritari dell’attuale processo di integrazione regionale in America Latina riguarda l’implementazione di una densa agenda infrastrutturale in tutta la regione, (fortemente proiettata verso l’area sudamericana), mirante allo sviluppo di reti di comunicazione intermodali.

Tale strategia costituisce un nucleo dinamico dello schema di regionalismo abierto, costituendo una delle basi della Comunidad Sudamericana de Naciones (Csn), istituita nel 2004, che tra i propri pilastri prevede, oltre alla progressiva convergenza tra la Comunidad Andina de Naciones (Can) e il Mercosur, un ambizioso progetto di integrazione fisica denominato Iniciativa de Integración de la Infraestructura Regional Sudaméricana (Iirsa). Esso è sostenuto dalla Banca Interamericana di Sviluppo, dalla Corporación Andina de Fomento (Caf) e dal Fondo Financero para la Cuenca del Plata (Fonplata).

Attraverso questa iniziativa, che prevede la costruzione dei cosiddetti corridoi bioceanici (le reti intermodali di trasporto subcontinentale), regioni povere e marginali riacquistano centralità in virtù della loro posizione geostrategica rispetto al disegno e all’attuazione di tali progetti infrastrutturali. Appare quindi di fondamentale importanza il coinvolgimento e l’integrazione delle realtà locali latino-americane a livello transnazionale per garantire la continuità dei flussi di merci, informazioni e persone. In tal senso, divengono indispensabili sia la concertazione istituzionale sia l’adozione di politiche sostenibili e condivise anche a livello locale.

Le azioni descritte arricchiscono il panorama delle politiche di integrazione messe in atto nel subcontinente e si affiancano quindi ai tradizionali progetti di integrazione promossi nell’area quali il Mercosur, la Can e, per quanto riguarda l’area centroamericana il Sistema di Integración Centroamericana (Sica), fornendo un nuovo quadro di riferimento anche per il loro rilancio.

Il supporto europeo e italiano
In relazione ai processi di integrazione latinoamericana, in generale la posizione europea è finora apparsa poco convincente e abbastanza ambigua. In realtà, l’Unione sembra aver considerato questo fenomeno soprattutto da un punto di vista commerciale, dimostrando di non coglierne interamente il valore politico e le molteplici opportunità.

In particolare, la prassi europea di stipulare accordi bilaterali di associazione con alcuni paesi dell’area (Cile, Messico) trasmette agli altri paesi dell’area un messaggio ambivalente nei confronti del processo di integrazione, dal momento che, spesso, gli impegni assunti dai singoli paesi latino-americani in questo tipo di accordi risultano maggiormente vincolanti rispetto a quelli che caratterizzano i loro impegni nel processo di integrazione subregionale.

Questo atteggiamento può incoraggiare gli altri paesi latino-americani a diffidare delle politiche di integrazione, trovando conferma nella comunicazione della Commissione Europea al Parlamento di Strasburgo dell’8 dicembre 2005 nella quale si sostiene che alcuni Stati di maggior peso nella regione latino-americana meritano un trattamento speciale da parte dell’Unione. Malgrado ciò proprio negli ultimi mesi sono state avviate importanti trattative per lo sviluppo dei rapporti tra Unione Europea e alcune istituzioni subregionali latinoamericane (Sica, Can, ecc.).

Il ruolo avuto dall’Italia in questa iniziativa non è stato marginale. In particolare, essa ha avuto una notevole influenza nei recenti negoziati intercorsi tra l’Unione e il Sica in vista di un accordo di associazione con quest’ultimo: infatti, all’interno dei mandati negoziali, deliberati dall’Unione, sono state recepite alcune indicazioni italiane che invitano a tener conto delle asimmetrie esistenti tra i paesi del Sica, così come si è cercato di fare nelle politiche europee di coesione territoriale.

Questa indicazione potrebbe costituire un utile punto di riferimento anche per le trattative in corso riguardanti progetti infrastrutturali previsti dall’IIrsa.

È quindi auspicabile che anche i negoziati in programma tra la Ue e la Can possano condividere questo orientamento nello sviluppo di un nuovo approccio tra l’Ue e l’America Latina.

Per saperne di più:
Freres C., Sanahuja J.A., (coords), (2006), “América Latina y la Unión Europea. Estrategias para una asociación necesaria », Barcelona, Icaria editorial.

Conato D., (a cura di), “Integrazione tranfrontaliera in America Latina. Nota conclusiva sullo studio CeSPI-IILA Rete Interregionale per lo Sviluppo territoriale e l’integrazione sudamericana”, documento CeSPI.

Links:
MERCOSUR
IIRSA