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America Latina

L’agenda esterna del Mercosur

29 Mag 2007 - Gian Luca Gardini - Gian Luca Gardini

L’agenda esterna del Mercato Comune del Sud o Mercosur, lo schema di integrazione regionale che raggruppa Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela, è quanto mai ampia e complessa. Il blocco è infatti impegnato in negoziati commerciali a livello multilaterale, regionale e bilaterale con partner virtualmente in ogni area del mondo. Tuttavia i risultati appaiono modesti e i pochi accordi effettivamente conclusi ed entrati in vigore sono di importanza economica piuttosto limitata per i paesi membri. Questo attivismo quasi spasmodico nell’agenda esterna sembra riflettere più una carenza di strategia e priorità che non una proiezione assertiva e globale sullo scacchiere internazionale. Le implicazioni dell’agenda esterna per quella interna sono comunque notevoli e richiederanno un ripensamento accurato dell’essenza stessa e delle finalità del Mercosur.

L’influenza del Doha Round
Negli ultimi due anni, l’ambito di negoziazione internazionale di maggior rilevanza per i membri del Mercosur è stato probabilmente il round di Doha, in cui si è cercato un accordo multilaterale di liberalizzazione commerciale comprendente i prodotti industriali, agricoli ed i servizi sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc). Questo negoziato, sospeso nel luglio 2006 per mancanza di consenso tra le parti sui contenuti e sulle modalità degli accordi, ha influenzato anche altri negoziati, come quelli che il Mercosur ha in piedi con gli Stati Uniti e con l’Unione Europea. Un accordo favorevole al Mercosur a livello multilaterale avrebbe infatti potuto accrescere il suo peso negoziale nei confronti dei partner commerciali nordamericani ed europei o rendere ulteriori accordi regionali addirittura superflui. Con il fallimento del round di Doha non solo sono tornati d’attualità i negoziati con Stati Uniti e Unione Europea ma si sono resi manifesti i contrasti in termini di interessi e di politica commerciale tra alcuni membri del Mercosur.

I negoziati per la creazione di un’area di libero commercio tra Mercosur e Stati Uniti sono legati alla creazione di un’area di libero scambio delle Americhe (Alca), progetto sostenuto dagli Stati Uniti, ma che ha incontrato resistenze di carattere sia politico che economico tra i paesi del Mercosur. La recente adesione del Venezuela al Mercosur, la retorica anti-americana del Presidente Chavez e lo scarso entusiasmo di Brasile e Stati Uniti per la ripresa del dialogo non sembrano fornire prospettive positive per l’Alca. Tuttavia esistono anche elementi a favore di una possibile ripresa dei negoziati. Il Brasile sembra sperimentare un riavvicinamento diplomatico a Washington in materia energetica; gli Stati Uniti aumentano, sia pure leggermente, la propria quota come destinazione delle esportazioni argentine e brasiliane e, soprattutto, uruguayane. Nonostante la retorica chavista, gli Stati Uniti restano il primo partner commerciale del Venezuela.

I negoziati con l’Unione Europea rimangono nell’incertezza legata agli sviluppi sul piano multilaterale e alla scarsa propensione a ulteriori concessioni delle parti in causa. Nonostante vi sia un certo favore sia nei governi che nelle società civili europee e latinoamericane a raggiungere un accordo, l’Ue non sembra disposta a rivedere la propria offerta nel settore agricolo e il Mercosur non intende esporsi ulteriormente nei settori automobilistico, tessile e dei servizi. Anche il vertice Ue-America Latina di Vienna nel 2006 non ha portato risultati concreti.

Progressi continentali
A livello continentale, il Mercosur ha ottenuto risultati decisamente migliori sotto l’aspetto diplomatico, ma la portata economica di questi ultimi resta limitata. L’accordo raggiunto tra Mercosur e Cuba nel luglio 2006 non fa altro che consolidare a livello multilaterale le concessioni già esistenti a livello bilaterale. Gli accordi di libero commercio firmati da Perù, Colombia ed Ecuador con il Mercosur in effetti creano un accesso al mercato nettamente favorevole ai paesi andini, mentre Perù e Colombia avevano offerto concessioni maggiori nei loro accordi bilaterali con gli Stati Uniti di quanto non abbiano fatto col Mercosur. Anche la creazione della Comunità Sudamericana di Nazioni, che raggruppa tutti i paesi del Sudamerica a eccezione della Guyana francese, sembra per ora poter fornire un valore aggiunto alla regione più sul versante politico che su quello economico.

I negoziati con il resto del mondo non sembrano dare indicazioni chiare in termini di strategia economico-commerciale. La Cina, partner emergente specie di Brasile, Argentina e Paraguay sembra più interessata a intese bilaterali che non con blocchi regionali. Un accordo di commercio preferenziale tra India e Mercosur è stato concluso nel 2004, ma non è ancora entrato in vigore e ha un peso commerciale decisamente modesto. Lo stesso dicasi per l’intesa raggiunta tra il Mercosur e l’Unione Doganale dell’Africa del Sud, formata da Sudafrica, Namibia, Botswana, Lesotho e Swaziland.

Altri negoziati commerciali sono in piedi con il Consiglio di Cooperazione dei Paesi del Golfo, col Pakistan, con Israele, Marocco, ed Egitto. Al di là dello scarso valore commerciale, questi negoziati sembrano potersi inquadrare più nella corsa allo status di potenza mondiale del Brasile che non in un chiaro progetto di alleanze politiche o economiche del Mercosur in quanto blocco regionale compatto.

Scarsa chiarezza strategica
L’agenda esterna del Mercosur non sembra seguire una chiara strategia o priorità definite. Tuttavia, offre indicazioni rilevanti per l’agenda interna. L’ingresso del Venezuela nel Mercosur, il primo allargamento dalla sua creazione nel 1991, è stato accolto come un successo. Questo comporterà un riposizionamento del blocco nei confronti degli Stati Uniti, sia per bilanciare gli eccessi retorici di Chavez che per la struttura commerciale del nuovo membro. Per gestire un’agenda esterna così folta e talvolta delicata, sul versante interno potrebbero essere necessari nuovi meccanismi di coordinamento e concertazione.La spinta verso intese commerciali più favorevoli ai singoli membri del Mercosur potrebbe aprire la strada a intese bilaterali dei membri individuali con i loro partner commerciali più importanti, così come già suggerito dall’Uruguay. Ciò metterebbe in questione l’esistenza stessa del Mercosur come mercato comune e unione doganale.

Il dibattito circa la convenienza di fare un passo indietro e trasformare il Mercosur in una semplice area di libero scambio nell’interesse dei suoi stessi membri è già cominciato. Se il possibile ritorno economico di una tale operazione possa bilanciare gli scompensi politici connessi rimane oggetto di verifica. Più che tra allargamento e approfondimento, come nel caso europeo, il dilemma del Mercosur sembra essere tra approfondire e diluire i vincoli esistenti tra gli adenti al blocco.