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Francia

Ai candidati alle presidenziali l’Europa piace piccola

3 Mag 2007 - Edmondo Montali - Edmondo Montali

Il Presidente della Repubblica francese è il comandante in capo di un esercito che dispone di un notevole potenziale atomico ed è titolare della competenza per gli affari di politica estera in un Paese che dispone della seconda più grande rete diplomatica del mondo: 156 ambasciate e 86 consolati generali, che in questo momento mantiene 15.000 soldati su teatri di guerra stranieri e dispone di un posto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Eppure, nelle elezioni presidenziali che si sono aperte il 22 aprile del 2007, i temi di politica internazionale non sono stati in primo piano, e i temi di politica europea, benché presenti nei programmi dei tre candidati più accreditati – Sarkozy (Ump), Royal (PS) e Bayrou (Udf) – sembrano più utilizzati per valutare come l’Europa possa contribuire a risolvere i problemi interni francesi che per spiegare quali politiche la Francia svilupperà per risolvere la crisi europea.

Se c’è un minimo comune denominatore nella campagna elettorale, questa è la critica a Bruxelles. L’Europa, in questa campagna elettorale, rappresenta, secondo le parole del Commissario Ue Jacques Barrot, “il grande tema dimenticato”.

Le differenze tra le posizioni dei tre candidati appaiono in verità più evidenti nelle dichiarazioni fatte nei comizi o sui media, rispetto a quanto si può evincere leggendo attentamente i rispettivi programmi. Nelle rare volte, infatti, che i temi di politica europea sono diventati oggetto della campagna elettorale, hanno sempre prevalso i toni populistici. E ciò non soltanto nelle parole dei candidati euroscettici dell’estrema destra e dell’estrema sinistra, ma anche in quelle di Nicolas Sarkozy e Sègoléne Royal che hanno corteggiato un’opinione pubblica nella quale l’euroscetticismo è diventato un fattore dirimente. Nel Contrat de legislature 2007 dell’Ump si legge che “l’Europa, troppo spesso e contro i suoi principi fondamentali, è stata soltanto il cavallo di Troia di una globalizzazione che è ridotta a scambio di merci e capitali”: proprio la critica a un’Europa di mercato orientata a scelte neoliberiste, che non riesce a fornire nessun aiuto o protezione contro le conseguenze negative della globalizzazione e che manca di una seria volontà e progettualità politica pervade la campagna elettorale tanto di Sarkozy quanto della Royal.

Il rilancio del processo di integrazione
Uno degli argomenti di maggior interesse riguarda il rilancio del processo di integrazione europeo. In questo caso le differenze tra i candidati, nessuno dei quali può vantare una specifica competenza in politica estera, non sono poi così rilevanti. Tutti vogliono un nuovo trattato (ma non si è mai parlato di una vera e propria Costituzione) che abbia un’attenzione particolare ai temi energetici, ambientali e del salario minimo europeo, ma Sarkozy ha esplicitamente parlato di un “mini trattato”, lasciando trapelare la sua intenzione di non volere perseguire un rilancio dell’integrazione secondo il modello del Trattato costituzionale bocciato nel 2005.

Sègoléne Royal ha indicato come data per l’approvazione del nuovo trattato le elezioni europee del 2009 e ha proposto l’aggiunta al testo di un particolare Protocollo contenente nuove materie politiche come il progresso sociale, i servizi pubblici e i temi ambientali. Le differenze sono più marcate con riferimento al procedimento scelto per tornare a sottoporre il trattato ai francesi: la Royal, come d’altronde Bayrou, vorrebbe far votare nuovamente i francesi, mentre Sarkozy preferirebbe la sola ratifica parlamentare.

I tre candidati, per quanto concerne i temi europei, si sono voluti circondare di collaboratori esperti e capaci: nel team di Sarkozy sono soprattutto Michel Barnier, già commissario europeo, Lamassoure, ex parlamentare europeo, e Pierre Lequiller, presidente del Comitato Europa del Parlamento francese, ad aver formulato le proposte più concrete e importanti. Sègoléne Royal ha con sé Jean Louis Bianco, considerato tra gli attori principali della stesura e della realizzazione della politica tedesca e europea dell’ex presidente della Repubblica Francois Mitterrand. Inoltre è vicina ad alcune idee di Dominique Strass-Kahn, ex ministro delle Finanze e dell’Economia, anche se con l’alleanza con Jean Pierre Chevenement e con la scelta di Arnaud Montebourg come portavoce ha coinvolto nel suo team degli avversari dichiarati del Trattato costituzionale.

Tutti i candidati si sono mostrati concordi nel difendere la prima parte del testo del precedente Trattato costituzionale, e soprattutto i punti concernenti il sistema della doppia maggioranza nel Consiglio dei Ministri, l’aumento delle decisioni prese a maggioranza qualificata e la creazione di un ministro degli Esteri europeo. Inoltre, tutti si sono espressi per una lotta contro il dumping fiscale in Europa, per un rafforzamento dell’integrazione per quanto concerne le politiche ambientali, energetiche e di ricerca e per una maggiore collaborazione tra le cancellerie europee in favore di una politica di difesa comune.

Economia e Stato sociale
Tra i temi europei che si sono ritagliati un po’ di spazio nella campagna elettorale, una particolare attenzione la meritano quello dell’europeizzazione della politica sociale, soprattutto il tema del salario minimo europeo, e quello di una maggiore capacità decisionale dell’Europa da giocarsi attraverso una riforma dei sistemi di voto. Su quest’ultimo aspetto non sono mancati, sia da parte di Sarkozy che della Royal, dei riferimenti alle cooperazioni rafforzate, volte a portare avanti il processo di integrazione con maggiore determinazione e efficacia.

Per quanto riguarda temi più specificatamente economici, negli interventi di Sarkozy e della Royal l’Europa è stata indicata, a volte, come promotrice di concorrenza impari non solo tra le aziende, ma anche tra i modelli sociali e i sistemi fiscali degli Stati membri. Un’Europa che attraverso la Banca centrale promuove una politica monetaria orientata alla stabilizzazione che è diventata un peso per la crescita, per l’occupazione e che, causa il valore record dell’euro, è un peso per le esportazioni; che costringe le politiche finanziarie nazionali nella camicia di forza del Patto di stabilità e, come ha affermato Sarkozy, sacrifica le migliori aziende europee e francesi sull’altare di una politica della concorrenza dogmatica. Un’Europa, infine, che con i continui allargamenti ha perso non solo la sua capacità di azione, ma anche il minimo comune denominatore necessario intorno al quale costruire una identità condivisa.

I due temi sui quali il confronto è stato più netto e dove le differenze sono emerse con maggiore evidenza sono il problema della Banca centrale europea e quello dell’adesione della Turchia alla Ue. Per quanto riguarda la Banca centrale, sia Sarkozy che la Royal la vorrebbero maggiormente orientata ai problemi della crescita. Nel profilo dell’Europa “alla francese” che hanno disegnato, entrambi prevedono un gouvernement economique come un contrappeso politico alla Banca centrale, una vecchia richiesta francese che risale alla formazione dell’Unione monetaria con il trattato di Maastricht. Sarkozy insiste sull’utilizzo delle norme esistenti, specificatamente dell’articolo 111 del Trattato Comunità Europea, per influenzare, tramite il diritto garantito ai governi di codecisione nella politica di cambio, il valore dell’euro. Sègoléne Royal vorrebbe modificare gli Statuti della Banca centrale europea per ancorare la sua azione agli obiettivi della crescita e dell’occupazione che dovrebbero divenire fondamentali accanto alla stabilità monetaria.

Per ciò che concerne il rapporto della Turchia con la Ue, l’adesione è appoggiata dalla Royal, mentre i candidati della destra e del centro preferirebbero una partnership privilegiata.

In conclusione, possiamo sottolineare come la politica interna sia l’assoluta protagonista di questa campagna elettorale, ma in fondo, come dice Delors, tutti i politici francesi che hanno assunto un ruolo decisivo per il progresso del processo di integrazione europeo hanno sempre legato l’idea di Europa al patriottismo nazionale.